Crimes of the future (David Cronenberg, 1969)

Adrian Tripod, affetto da turbe psichiche, si trova a visitare una serie di cliniche.Un personaggio tanto ambiguo che il suo ruolo effettivo nell’intreccio viene perennemente messo in discussione da quanto dice egli stesso. La sua voce narrante, fuori campo, atona e morbosa, si contraddice più volte, è spesso poco chiara e cita spesso le scoperte del dermatologo pazzo Antoine Rouge.In breve: il primo Cronenberg versione ultra-low budget, produce un film niente affatto male e da riscoprire.

Non solo: i dialoghi degli altri personaggi, che sarebbero preziosi per seguire meglio la storia, sono invece sostituiti dal silenzio,
mentre rumori industriali assordanti (che costituiscono la colonna sonora del film) si alternano al monologo di cui sopra. Un film difficile da seguire, vero pane per i denti degli amanti del regista e del cinema fuori dalle righe. Ma posso dire, dopo averlo visto, che ne vale la pena, e che non si tratta di una delle tante opere stucchevoli e fini a se stesse del genere “weird“.

“Crimes of the future” é un mediometraggio del 1969 che anticipa, a detta di molti, le tematiche che saranno ampiamente sviluppate dal regista nel seguito della sua carriera. Preso per quello che è isolatamente, si tratta di un prodotto “di nicchia” schizofrenico, eversivo, fuori dai canoni del cinema (allora come adesso) ma denso di significati. Ammesso che siate
disposti a farvi letteralmente trascinare dal ritmo del film e sappiate prendere le cose per quelle che sono.

La storia di Tripod ci introduce in uno scenario apocalittico, un minaccioso futuro dai contorni indefiniti, nel quale
sembra mancare qualcosa di vitale per l’uomo. Tutto sta conducendo le persone a ricercare qualcosa per la sopravvivenza del genere umano stesso. Molte stranezze che si vedono nel film (e sono tante), non rimarranno risolte nel finale: questo è essenziale dirlo per chi si aspetta che il cerchio si chiuda in modo non ambiguo.

La metafora dell’uomo solitario, che si aggira in mondi che non sono suoi, si affianca ad una specie di mònito per il nostro futuro: i crimini del futuro verranno commessi ed accettati dalla società in nome di un’idea di progresso che, nel frattempo, non sarà più tale. Le sequenze di immagini non paiono che una giungla di mutazioni genetiche, riferimenti all’evoluzionismo ed alla biologia, malattie contagiose, allusioni sessuali morbose, schizofrenia, solitudine e alienazione.
Uno scenario insopportabile e continuamente mutevole, ambientato in cinque cliniche differenti (“House of Skin“, “Metaphysical Import-Export” ed altre) nelle quali il protagonista, suo malgrado, è costretto ogni volta ad ambientarsi ed a trarre nuove conseguenze. Conseguenze che saranno portate all’estremo in un finale memorabile.