I Griffin (Family Guy) sono una delle serie più celebri a livello mondiale e più amate dai fan; le loro citazioni cinematografiche sono frequentissime, ed è anche per questo che non hanno faticato ad entrare nella cultura pop. Ma come è nata questa serie e come si è evoluta?

Le origini: Larry & Steve

Nella prima versione di Peter e Brian (all’epoca Larry & Steve) la coppia cane/padrone si presentava in questi termini decisamente diversi, e solo su spinta della Fox i due personaggi sarebbero diventati quelli che i fan conoscono.


Fair use, Link

L’episodio pilota di Larry & Steve fu ideato da Seth MacFarlane e venne prodotto da Hanna & Barbera, caratterizzato da tipiche situazioni slapstick e privo, almeno in prima istanza, delle istanze satirico-demenziali che poi diventarono un marchio di fabbrica dei Griffin. L’episodio fu finanziato inizialmente con 50.000 dollari, molto poco se si pensa che di solito gli investimenti per una serie sono di almeno tre ordini di grandezza superiori.

Griffin vs Monty Python

Istanze demenziali che sembran derivare almeno in parte dal feeling dei Monty Python, con le medesime sceneggiature basate sul paradosso, sul flashback scollegato dalla trama, su elementi parodistici e sull’esagerazione. Quello che cambia, tuttavia, sembra essere lo spirito che anima le due creazioni: da un lato un’evoluzione dello humour inglese nella direzione suggerita dal teatro dell’assurdo di Ionesco, dall’altro la demenzialità di film come Hot shots! o Una pallottola spuntata che in seguito sarebbe diventata di natura politica e sociale.

Griffin vs Fritz the cat

Non si tratta ovviamente del primo cartone per adulti a sfondo esplicitamente violento o sessuale: basterebbe ricordare anche solo Le nove vite di Fritz il gatto, per convincersene, il quale pero’ deriva dalla cultura beat e hippy anni 70, mentre i Griffin sembrano prendere spunto da ciò che fa ridere gli americani oggi (l’esempio più eclatante mi sembra ad esempio Borat: un comico criticato, amato o odiato senza mezzi termini).

Griffin vs Simpson

Si sono sprecati negli anni i parallelismi tra Griffin e Simpson, ad esempio, per quanto ognuna delle due serie presenti peculiarità che li rendono difficilmente paragonabili: ed un celebre mashup che mescola i personaggi di entrambi le serie di qualche tempo fa (l’episodio E alla fine si incontrano della tredicesima serie) rende omaggio proprio a questo aspetto. Che i Griffin siano una serie longeva, del resto, è confermato dal grande successo e popolarità che si sono ritagliati in questi anni, arrivando (a partire dalla prima serie del 1999) a ben 17 stagioni e la bellezza di 329 episodi ad oggi.

Lo slapstick dei Griffin

Nei Griffin lo slapstick è comico quanto portato alla realtà, come è possibile notare da molte gag tipiche dei cartoni classici della Disney in cui la fisicità dei personaggi diventa organica – non più pupazzi animati bensì esseri umani che si sfracellano tuffandosi in un deposito di monete.

In questo la presenza dello splatter a sorpresa, inserito cinicamente anche in contesti in cui non te lo aspetteresti, è una caratteristica tipica di molte gag dei Monty Python: ad esempio nella gag del Signor Creosoto, oppure quando il personaggio volante di Terry Gilliam viene abbattuto con un colpo di fucile.

Peculiarità di Family Guy

Credo che i Griffin siano una serie assolutamente innovativa e ricca di pregi ed originalità, per quanto sia dotata di una discontinuità di fondo: i primi episodi hanno ceduto il passo alla demenzialità fine a se stessa, soprattutto nelle ultime stagioni, in cui la trama è diventata poco più di un fatto incidentale. Ed in cui la parodia dell’action movie e della violenza insistita di certe pellicole evidenzia, già da sola, un paradosso.

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Non è raro che mi sia capitato di vedere episodi dei Griffin molto divertenti, alternati con puntate francamente difficili da seguire e, alla lunga, meno umoristiche di quanto si vorrebbe pensare.

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Umorismo sopra le righe

Stesso problema che presentano gli ultimi episodi del Flying Circus dei Monty Python, ad esempio, che non riescono più a sorprendere come prima (per quanto l’umorismo colto del quintetto inglese rimanga comunque una spanna superiore, a mio umile avviso, a qualsiasi trovata folle presente in Family Guy).

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Creare momenti memorabili, del resto, nel bene o nel male non è una dote di chiunque, ma spesso non basta per scatenare la forza effettivamente comica di un episodio.

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L’effetto collaterale è che molte delle gag dei Griffin – ed è l’unica sostanziale critica che mi sento di fare, ad oggi – fanno ridere esclusivamente di riflesso, ma in molti casi risultano poco comprensibili e quasi contorte nel loro incedere.

Un umorismo dissacrante

Nei Griffin viene dissacrata qualsiasi cosa: l’uso di marijuana e di droga in genere, il cinismo e la crudeltà (spesso del tutto gratuita, c’è da dire), le controversie politiche, c’è anche la sospensione del tempo in momenti interminabili (il ginocchio di Peter), la parodia di film e serie celebri (spesso celebri solo negli USA) con il sottofondo rassicurante dei musical anni 60 e del lounge di Frank Sinatra e compagnia.

Quella che segue è una tipica gag riuscita dei Griffin, ad esempio: una gag in cui viene evidenziata l’incapacità latente del protagonista a sapersi districare nelle situazioni difficili, e viene inoltre parodizzato il feeling tipico (esagerato quanto impropabile) dei film d’azione alla Steven Seagal.

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Un umorismo controverso

Non mancano momenti più criticabili, ovviamente: la gag (considerata sacrilega dal comico Daniele Luttazzi, non a torto) evidenzia quanto possa essere insidiosa certa comicità demenziale: che in questo caso, per inciso, banalizza un orrore reale (i rastrellamenti nazisti) contrapponendolo all’innocente fame di patatine di Peter.

La questione si potrebbe risolvere in questi termini: su cosa si può fare umorismo o satira che sia? Su qualsiasi cosa, verrebbe da dire: pero’ la tua scelta, soprattutto nella nostra tradizione culturale, dice molto di te, quasi tutto. Perchè se fai umorismo sulle vittime del nazismo è un conto, decisamente un altro è se lo fai sui nazisti (prendo l’esempio politico perchè, tra quelli controversi, mi sembra il più chiaro da esporre).

Mettere tutto sullo stesso piano come fa l’autore, alla fine, porta su una strada scivolosa, in cui la direzione del qualunquismo è quasi obbligata, soprattutto in tempi in cui certa politica pericolosa si è appropriata di termini come “buonismo”. E non è che, in definitiva, basti essere cinici e senza pietà verso chiunque per far ridere: perchè quello, al massimo, è un criterio che potrebbe garantirci popolarità sui social networ.

Bisogna capire, in definitiva, cosa faccia ridere noi, perchè in genere quello che ci fa ridere (una gag su Anna Frank, su un omosessuale o su un politico americano) finisce per dire parecchio di noi stessi.

Quello che è sicuro è che, ad oggi, i Griffin si sono insidiati nella cultura pop, uscendo dalla nicchia che li caratterizzava nelle prime serie (disegnate in modo più approssimativo rispetto ad oggi, ovviamente), e cedendo il passo ad episodi di qualità altalenante: a volte riusciti, riuscitissimi e quasi perfetti, altri semplice giustapposizione di frammenti scollegati tra di loro, dall’effetto spiazzante quanto fine a se stesso.

 

25/05/2019