L’ombra del vampiro (E. Elias Merhige, 1991)

In bilico tra meta-cinema e  racconto documentaristico, racconta le vicende legate alla realizzazione, nel 1922, del film Nosferatu di Murnau.Murnau, ostacolato da una produzione poco convinta delle sue scelte oltre che dalla famiglia di Bram Stoker da cui sta facendo un film su Dracula senza autorizzazione, si reca a girare il film in Cecoslovacchia, e qui troverà un misterioso ed inquietante attore, Max Schrek. Negli anni le leggende su chi fosse questo personaggio sono state davvero numerose, e la più diffusa riguarderebbe il fatto che sia stato interpretato da Murnau stesso. Secondo Merhige, invece, Schrek non è semplicemente un attore eccentrico che sfrutta il metodo Stanislavskij per immedesimarsi nel personaggio: è un vero e proprio vampiro, a cui il regista ha promesso la coprotagonista subito dopo aver girato l’ultima scena.

E’ chiaro che Merhige ha voluto omaggiare un’opera leggendaria, che dimostra anche di conoscere molto bene: ma questo, nonostante tutto, non basta perchè ne possa risultare un film veramente incisivo come dovrebbe. Del resto il materiale non mancava per poter romanzare le storie degli attori e della realizzazione del film stesso, ma al tempo stesso si entrava in un campo minato nel quale quasi tutti, inevitabilmente, hanno notato soltanto gli aspetti negativi della pellicola.

E. Elias Merhige, noto per aver diretto svariati film tra cui il folle (e bellissimo) Begotten, in questo caso si cimenta in un’opera abbastanza curiosa, con svariati spunti ironici ed autorefenziali, ma abbastanza prigioniera dal canone di un’ opera televisiva – un film da prima serata, per intenderci. In effetti la sensazione che ci accompagna costantemente, tranne rari momenti davvero incisivi, è quella di assistere ad una sceneggiatura non troppo convincente, con alcune parti scollegate e poco avvincenti: tuttavia il cast è veramente d’eccezione, con un irriconoscibile William Dafoe nei panni dell’attore-vampiro Max Schrek, ed un superbo John Malkovic nei panni del regista Murnau.

Ad ogni modo la ricostruzione del film sull’opera originale è solo parzialmente sovrapponibile in molti passaggi (all’inizio, durante la firma del contratto e nella scena finale), e di questo bisogna certamente darne atto. Personaggi credibili, dunque, poco bilanciati da un’intreccio non sempre incisivo e qualche momento di noia. Impressionante, comunque, come l’utilizzo della camera da parte di Merhige abbia saputo evocare alla perfezione le scene originali di Nosferatu.