“Pet sematary” è un classico kinghiano da riscoprire ancora oggi

“Pet sematary” è un classico kinghiano da riscoprire ancora oggi

Cimitero vivente di Mary Lambert è da sempre considerato una delle migliori trasposizioni kinghiane mai realizzate nella storia, per quanto esempi validi non siano mancati anche negli anni recenti (e penso soprattutto a 1922). In questa circostanza la regista, nota soprattutto per questo film, per un episodio de I racconti della cripta e per vari documentari musicali su Madonna, Motley Crue ed Eurithmics, realizza una confezione pregevolissima per una storia che, a conti fatti, deve moltissimo a Zeder, per quanto il tributo sia da sempre poco chiaro e mai chiarito dagli artisti coinvolti.

Il dottor Louis Creed si trasferisce con la famiglia per motivi di lavoro, dalla città ad una realtà più spartana verso cui la moglie, soprattutto, mostra una leggera insofferenza. Ci vuole un po’ perchè finalmente si arrivi al quid del terrore: neanche a dirlo, il protagonista si imbatte in un giovane appena investito da un’auto, che gli lascia un inquietante presagio di morte. Al tempo stesso, i suoi figli entrano in contatto con un cimitero per animali, e ne rimangono impressionati chiedendosi cosa ne sarebbe stato del proprio gatto dopo la sua morte. Il cimitero, per la verità, non è solo in grado di riportare in vita gli animali ma anche le persone che più si amano, portando la narrazione ad una epilogo toccante quanto dal twist finale notevolissimo.

Secondo King stesso (che compare in veste di prete nel consueto cameo), si tratta dell’unica storia che abbia scritto in grado di spaventarlo seriamente: e se parliamo dei film più spaventosi di sempre, del resto, raramente viene citato un classico che non sia Shining, La cosa o al limite L’esorcista: Pet Sematary (mispelling ovviamente intenzionale) viene menzionato solo in alcuni casi, e probabilmente non abbastanza. Uscito nel 1989, si basa su un romanzo omonimo scritto da Stephen King, e nella sua trasposizione contiene scene autenticamente spaventose, ovviamente rapportate ai mezzi ed al mood dell’epoca (oggi, probabilmente, farebbe meno paura ma credo continuerebbe comunque a procurarne).

C’è anche da dire che il film della Lambert non è obiettivamente il top, e anzi presenta vari difetti a livello narrativo e recitativo: nonostante ciò, rimane un cult e probabilmente continuerà ad essere definito come tale per molti anni a venire.  C’è inoltre qualche differenza rispetto al romanzo, visibile soprattutto in un aspetto chiave: la presenza del wendigo (un demone nativo americano) che viene citato nel film ma non comparare esplicitamente, conferendo al tutto un’aura più sinistra (per quanto, ovviamente, il terrore sia probabilmente riservato a chi ha già letto il libro). Colonna sonora, ovviamente, by Ramones: Pet semetery e Sheena Is A Punk Rocker.

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