Dietro la porta chiusa (F. Lang, 1947)

Cecilia è una giovane donna riluttante al matrimonio, che incontra – durante un viaggio in Messico – un affascinante architetto, che a breve deciderà di sposare. L’uomo sta sviluppando una singolare teoria legata all’architettura delle camere, che a suo dire sono legate a ciò che succede, o è successo in passato, all’interno di esse. Cecilia scoprirà quindi, nella casa di lui, una vera e propria collezione di stanze, di cui l’ultima è rimasta chiusa per motivi incomprensibili…

In breve. Thriller d’epoca decisamente “profetico” per forma e sostanza, dai toni che richiamano Hitchcock e a cui molti altri registi sembrano essersi ispirati. Da un lato le porte della casa diventano un elemento portante della storia (con tutto ciò che implicano e sottintendono nella psicologia dei personaggi), dall’altro alcune ingenuità della storia, ed il tono rassicurante del finale, finiscono per rendere gobile il film quasi per ogni spettatore. Rilevante perchè si può considare quasi un saggio di psicanalisi, perchè il rapporto ambiguo tra due coniugi è alla base di innumerevoli altri film celebri, ma anche perchè – forse in modo parzialmente involontario – molti elementi del film si ritroveranno anche in numerosi gialli all’italiana.

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Dietro la porta chiusa (F. Lang, 1947)
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