Robert e Betty scoprono di avere una strana perversione necrofila, e l’uomo si affretta a procurarsi pezzi di cadavere per soddisfarla. Un giorno perde il lavoro, e parte una crisi di coppia che si risolverà in maniera decisamente macabra.

In breve. Sporco, crudele, realistico: Nekromantik è un po’ la summa dell’horror underground, quello che punta sul realismo e sullo shock dello spettatore. Un discreto ritmo accompagna lo svolgimento della trama e non c’è tempo di distrarsi o annoiarsi: da vedere, ma solo per hardcore fan.

Siamo di fronte ad uno dei film più citati e celebri nell’ambiente, quelli che nessuno vorrebbe mai vedere eppure lo fa lo stesso. Il taglio è più realistico che non si può, per quanto lo stesso formato 4:3 faccia sospettare, fin da subito, che sia un film amatoriale: in fondo è l’opera prima di Buttgereit, che già mostra buone doti registiche nonostante i mezzi davvero limitatissimi. Secondo lo stesso regista, del resto, con questo film aveva intenzione di sfidare apertamente la censura tedesca, con l’intento di shockare il maggior numero di persone possibili. Lo spirito, insomma, è di quelli più primordiali possibile, e l’intento è perfettamente riuscito – nonostante qualche momento di noia che finisce per profilarsi tra una scena e l’altra.

Nekromantik parte con un avviso formale al pubblico (“questo film potrebbe essere giudicato come grossolanamente offensivo, e non andrebbe mai mostrato ai minorenni“) ed una citazione decisamente criptica (una citazione attribuita al misconosciuto V. L. Compton: Quali vite non vivono dalla morte di qualcun altro?); segue uno degli horror underground forse più noti e deliranti mai girati nella storia. Siamo al cospetto del primo Buttgereit – quello che solo in seguito raffinerà la propria arte con Der Todesking e Schramm, sempre geniale quanto low-budget regista di horror. Le idee ci sono, e si vede: certo mancano i mezzi, e si vede che il film è (volutamente) poco raffinato.

LEGGI ANCHE:  Allucinazione perversa (A. Lyne, 1990)

Se il sospetto è fin da subito che la crudeltà e la grevità finiscano per appesantire la visione nel suo complesso (che certo non potrà mai definirsi con aggettivi tipo “gradevole”), rimane sempre aperto un discreto spiraglio di ironia cupa, ed il fatto che si tratti di uno dei pochissimi horror a tema esplicitamente necrofilo. Del resto la tagline stessa di Nekromantik è pervasa da un minimo di humour nero – piuttosto sottile, con chiaro riferimento al risvolto tragico della storia (“A film about love for man and what remains of him.“).

Uscito nel 1987 in Germania, Nekromantik delinea con pochi tratti la storia di Rob e Betty, coppia di necrofili che trafuga pezzi di cadavere e, dopo qualche tempo, un intero corpo. Rispetto ai toni accennati che avrebbe un horror del genere in altre circostanze, Nekromantik è esplicito e crudo: mostra anche le scene di sesso col morto, ed il perverso manage-a-trois ideato dalla coppia. Ma non si tratta soltanto di rappresentare violenza e perversione per il gusto di farlo: Rob viene licenziato dal lavoro, e a quel punto scatta la crisi di coppia e Betty lo lascia – preferendogli letteralmente un cadavere. La genialità della trovata emerge con grande chiarezza e suggerisce un doppio piano di lettura: il resto del film è dedicato alla depressione ed al suicidio liberatorio di Rob, del quale non viene risparmiato alcun dettaglio.

La pornografia diventa morte, a quel punto, e non c’è scampo per lo spettatore.

Titolo
Date
Name
Nekromantik (J. Buttgereit, 1987)
Rating
31star1star1stargraygray

# # #

23/01/2019