Un ingegnere di Parigi, sciupafemmine senza scrupoli, scopre un complicatissimo complotto ai suoi danni, ordito per ucciderlo perchè la moglie incassi la sua cospicua eredità. Almeno, così sembra, dato che c’è di mezzo un amante mal celata e la figura di un rude individuo che si rivelerà l’autentica chiave di volta della vicenda.

In breve: poteva essere intrigante per l’epoca, ma visto oggi risente dell’età e rischia di annoiare. Ad ogni modo interessante, forse, per i fan del regista e gli amanti cinema vintage.

“La cosa più eccitante è scoprire che diventa sempre più difficile eccitarsi.”

Un protagonista crudele, pragmatico e privo ormai di sentimenti, a suo modo il “buono” della storia, archetipo di Giulio di “MIlano odia” in versione “borghesizzata”, non fa alcuno scrupolo ad abbandonarla spesso e volentieri per la consorte di un amico, oppure per la nuova misteriosa vicina di casa. La verità verrà a galla scena dopo scena, in un avvinghiarsi di corpi (da un lato) e di interessi (dall’altro), fino ad un inaspettato finale.

Come la tradizione giallistica insegna, le apparenze prima convincono, subito dopo ingannano e confondono lo spettatore fino all’ultima scena: il nudo femminile, altamente preconfezionato (e credo molto audace per l’epoca, 1969) ma tutto sommato abbastanza funzionale alla trama, mostra le nudità di Carroll Baker spesso e volentieri, e per rendere più “di cassetta” il tutto ne vennero addirittura aggiunte delle altre. Qui Lenzi da’ una grande prova della propria maestria con la macchina da presa, ad esempio nella scena iniziale dell’ascensore e nei giochi di specchi tra gli amanti. Lo stile ricorda molto da vicino quello del grande maestro del genere (Mario Bava), che ha saputo confezionare nel tempo storie simili incentrate pressappoco sugli stessi ingredienti (sesso, morte, denaro).

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Notevole film, dunque, dell’immenso Umberto Lenzi (Milano odia, Cannibal Ferox), opera di genere thriller con tradimenti all’ordine del giorno, ambiguità psicologiche varie, dettagli inspiegati fino alla fine, donne borghesi che sembrano uscite da un casting porno, affaristi privi di scrupoli e soprattutto abbondanza di colpi di scena, uniti dal pregio di essere tutti piuttosto verosimili.

Un film in parte riscoprire, comunque superiore alla media del periodo.

Originally posted 2013-06-06 23:08:48.

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Così dolce, così perversa (U. Lenzi, 1969)
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25/07/2018