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I creepypasta sono storie horror che girano su internet in forma di meme, con storie vere di mezzo o comunque raccontate come se fossero reali. La suggestione di queste storie, parte di urban legend vere e proprie in certi casi, è alla base del loro successo in tutto il mondo. Anche in Italia da qualche tempo sono state pubblicate e tradotte su vari forum e social network: noi oggi ve ne proponiamo un po’ tra quelle che ci sono piaciute di più.

Il telefono

Estate, tempo di vacanze: ero a casa dei miei genitori, di notte. Forse le 3 del mattina, ancora al PC a sbirciare siti e video improbabili sul web. Squilla il cellulare, era mia sorella. Cosa strana doppiamente perchè, al di là della stanza, mia sorella era in casa con me in quel momento.

Ho pensato che volesse parlare con me, quindi mi sono alzato e sono andato in camera sua. Non appena ho raggiunto la sua porta, ha iniziato a urlare che qualcuno era nella stanza con lei. Sono entrato e non c’era nessuno. Dopo aver smesso di piangere mi ha detto che si è svegliata e ha visto un’ombra scura a pochi centimetri dal suo viso, ed è allora che ha gridato.

Quando le ho detto che mi ha chiamato, mi ha detto che era impossibile: il suo telefono non era nella sua stanza, l’aveva dimenticato al piano di sotto, nella borsa, in soggiorno. Sul telefono risulta la chiamata ricevuta da lei a quell’ora, ma sul suo non risulta nulla.

La casa che trema

Eravamo ragazzini: circa dodici anni di età media, tutti i miei cugini e fratelli erano assieme a noi, mentre i genitori e i nonni erano fuori a cena. Mentre guardavamo un film dell’orrore la casa iniziò a tremare, e abbiamo visto un grande lampo dal cortile sul retro. La sensazione era come se fosse caduta una bomba poco distante, abbiamo avvertito questo: eravamo forse soltanto dei bambini molto impressionabili. Andammo a vedere in giro, fuori e dentro la casa, ma non c’era niente nè nessuno, tantomeno danni alla casa.

I cugini più grandi del gruppo hanno discusso sulla possibilità di chiamare la polizia, ma poi hanno deciso di chiamare i nostri genitori. Dopo pochi minuti ci siamo fatti coraggio e ci siamo avventurati di nuovo in soggiorno, questa volta con le armi (per ogni evenienza). Dopo mezz’ora senza altri problemi, i genitori sono tornati a casa e hanno pensato che fossimo impazziti. Non c’era niente di sbagliato nel cortile, nessun vicino aveva segnalato nulla.

Sono passati dieci anni e ne parliamo ancora adesso, ogni tanto, cercando di capire cosa fosse successo. È stata di gran lunga la cosa più spaventosa che mi sia capitata.

La casa abbandonata

Ai tempi del liceo, i miei amici e io ci eravamo impegnati a trovare case abbandonate in cui organizzare feste. Finchè non fui io ad individuarne una che vedevo sempre di sfuggita tornando da scuola, ogni giorno. Sembrava una casa abbandonata tipo quelle dei b-movie, diroccata e posta lì, antica, spettrale, quasi avulsa dal contesto. Così convinsi uno dei miei amici ad andare a vederla, in orario notturno, per capire se potessi organizzare il nostro party proprio lì.

Ci andammo di notte, e mentre la illuminavamo coi fari senza scendere dalla macchina, un camion si stava avvicinando proprio nella nostra direzione. L’istinto ci suggerì di scappare: ma il camion iniziò a seguirci. Continuò a farlo per chilometri, noi sempre più spaventati. Alla fine riuscì a tagliarci la strada costringendoci a fermarci nei pressi di una stazione di servizio. Il mio amico pronto a chiamare la polizia col cellulare in mano, il camionista scese dalla macchina: bussò al finestrino chiedendo di aprire. Ero in preda al panico, non sapevo cosa fare. L’uomo ci chiese cosa ci facessimo lì, e noi blaterammo confusamente che eravamo lì soltanto perchè avevamo sbagliato strada. L’uomo restò in silenzio, poi sorrise, ci salutò e se ne andò.

Tutte le volte che ripasso da quella strada, per tornare da scuola, non riusciamo più a vedere alcuna casa: era come sparita, scomparsa nel nulla. Tempo dopo scoprimmo che era avvenuto uno spaventoso incidente in quella zona, molti anni prima, che aveva causato la morte di un camionista. Ed è da allora che i party li organizziamo sempre a casa di qualcuno, mai più in case altrui abbandonate.

Mai dormire in soggiorno

In quel periodo avevo il permesso dei miei genitori di dormire in soggiorno: c’era questa grande finestra che dava sul giardino, che era scarsamente illuminato la sera perchè c’era un guasto. Guardavo un film e poi dormivo lì, anche perchè era estate e volevo sentirmi in vacanza, entuasista dell’idea di spulciare tra le vecchie videocassette di casa.

Una notte mi sveglio con la sensazione di essere osservato: dal finestrone mi sembra di scorgere una sagoma, si tratta forse di un uomo, molto piccolo ma un uomo. Alla luce della luna lo vidi, e lui accortosi che l’avevo notato si dileguò. Avvisai subito i miei genitori, e mentre mia mamma mi tranquillizzava mio padre andò a controllare, accompagnato dal nostro cane: ma non aveva trovato nessuno, almeno così disse. Mi rimisi a dormire: la sagoma ricomparve, e mette un dito davanti alla bozza che scorgo nella penombra, sfoggiando anche un colore della pelle che non sembrava per nulla umano. Poi se ne andò, e non lo rividi mai più.

La bici scomparsa

Qualche estate fa sono andato a fare un giro in bicicletta intorno a mezzanotte con un amico: ci siamo separati alla fine della serata. Avevo ancora due isolati da percorrere per tornare a casa. Ho camminato per un po’, poi l’imprevisto: c’era quest’uomo che camminava da solo, forse sulla quarantina, un po’ trasandato, forse un vagabondo. Il marciapiede era stretto e non volevo spaventarlo, così quando fui a pochi metri da lui mi disse “stai attento”, guardandomi in malo modo. Corsi via ma lui iniziò a seguirmi, chiedendomi “dove vai, dimmi dove fai”. Mi resi conto che si trattava di una persona instabile, che avrebbe voluto forse abusare di me. Correva fortissimo ed io avevo paura di cadere dalla bici.

Ero vicino casa, per cui feci un giro più lungo dell’isolato, accertandomi che non mi seguisse più. Poi tornai a casa seguendo un percorso molto contorto, e non lo vidi in giro. Arrivato sotto casa, posai la bicicletta e lui sbucò fuori dall’oscurità, mentre io correvo di nuovo via: non avendo la forza di raggiungermi, iniziò ad infierire sulla mia bici colpendola a martellate. I miei genitori sentirono tutto e come uscirono, l’uomo scappò via. Scoprimmo che era una persona instabile che poi venne curata per molti anni da uno psichiatra.

Meglio non dormire sul ciglio della strada

Circa due anni fa, stavo tornando a casa da una riunione di famiglia piuttosto tardi la sera: il viaggio era di circa due ore. La maggior parte del viaggio era su strade con fitti cespugli e alberi su entrambi i lati, quelli veramente raccapriccianti: sapete, di quelli che si vedono frequentemente nei film. Comunque, stavo guidando da circa 45 minuti e stavo cominciando a stancarmi davvero. Sai come a volte diventi improvvisamente davvero stanco, dal nulla? Ebbene sì, è successo a me. Sapevo che non avrei mai resisito, ma non ho incontrato nessun posto in cui sentivo di poter parcheggiare e dormire in sicurezza.

Ad ogni modo, dopo che mi è diventato chiaro che non avrei trovato un posto dove fermarmi, e la mia stanchezza non stava andando via, ho deciso di fare qualcosa di parecchio discutibile. Mi sono fermato sul ciglio della strada sull’erba, dietro alcuni cespugli, per cercare di nascondere la mia macchina a chiunque altro sarebbe passato (le strade non erano vuote, mi sono imbattuto in un’altra macchina ogni pochi minuti circa ). Ho visto che erano le 11:22, e poi mi sono addormentato. Venni svegliato da un suono molto intenso.

Guardai subito l’orologio, che segnava appena le 11:50. Il suono si interruppe dopo pochi secondi e, poiché ero ancora estremamente stanco, non mi preoccupai di guardarmi intorno e tornai semplicemente a dormire. Più tardi fui svegliato dallo stesso suono, ed erano le 12:40. Questa volta mi ero davvero spaventato: mi quasi convinsi che fosse solo un animale, ma perché quella regolarità? Ho guardato nello specchietto retrovisore, e sono riuscito a intravedere qualcosa che si nascondeva nella foresta. Un uomo, un assassino, una creatura dei boschi, non saprei dirlo.

Fanculo, ho pensato tra me e me, quindi me ne sono andato. C’era una curva a non più di un centinaio di metri più avanti, e mentre la aggiravo, c’era una macchina del cazzo, parcheggiata sul lato della strada con la portiera del guidatore aperta. Ho rallentato solo per vedere se c’era qualcuno lì dentro (non c’era). Poi ho guardato nello specchietto retrovisore. Non ho visto niente e all’improvviso questo ragazzo arriva correndo dietro l’angolo. Inizia a urlarmi contro, gridando qualcosa tipo “Ehi! Ehi tu! Esci dalla macchina! Adesso!

Sono uscito di lì e sono andato via. E non ho mai più visto nessuno. Morale della favola? Non dormire mai e poi mai sul ciglio di una strada deserta.

Il cadavere ritrovato

Qualche anno fa stavo camminando un po ‘per i boschi, fuori dai sentieri battuti. D’un tratto mi è capitato di sentire un odore dolciastro davvero molto forte, quasi insopportabile. Mi sono spinto in quella direzione e, alla fine, ho trovato il cadavere di un uomo. Un uomo apparentemente giovane che era chiaramente lì da un po’ di tempo, e non aveva certamente un bell’aspetto :tutto gonfio e nero-verdognolo, con vari pezzi di carne in fase di decomposizione.

Ho chiamato la polizia, la quale mi ha detto di aspettare in zona fino al loro arrivo. Essendo nel mezzo del nulla, ci è voluto un po ‘prima che arrivassero: minuti interminabili, nel frattempo si è fatto buio e sono rimasto seduto vicino a lui per molto tempo. Poi si è scoperto che si era suicidato. Mi resterà impressa per tutta la vita la sensazione di dolciastro, inaspettatamente dolce legata ad un cadavere in decomposizione. È la risposta a chi si è chiesto (quale mente perversa avrebbe mai potuto!) che odore abbia realmente un cadavere che si decompone.

La cosa sarebbe finita qui se non fosse che, nei miei sogni, quell’uomo torna a disturbarmi. Mi inquieta anche solo pensarci: lo avevo disturbato nel suo riposo eterno, e voleva vendicarsi di me. Spingendomi al suicidio ancora una volta. Di tanto in tanto compare ancora nei miei sogni, e senza dubbio lo farà anche stanotte, dopo che avrò finito di scrivere queste righe…

0 Noctis 0, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


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