Nella Sicilia della fine degli anni Quaranta i fratelli Lamarca, artigiani, decidono di coronare il sogno di una vita: aprire una casa cinematografica. Grazie all’appoggio di un vescovo compiacente — figura ambigua a metà tra potere spirituale e imprenditoria parassitaria — i due ci riescono a farlo, grazie all’appoggio di un politico locale ma producendo un insuccesso dietro l’altro.
Il set era incredibile, le persone erano incredibili. Non riuscivo a capire come gente così incompetente potesse fare un film. Il regista si chiamava Grisanti. Era un pazzo, completamente folle. Poi c’erano i produttori… cosiddetti produttori. Erano due fratelli, La Marca. Non avevano idea di come si facesse un film. Non avevo visto nulla di simile in America. (Moglie di Erroll Douglas)
Giocando sui toni rielaborati da Cinico TV – l’indimenticabile serie TV surrealista degli stessi registi, popolare negli anni Novanta su Rai Tre – Il ritorno di Cagliostro è un omaggio alla storia del cinema, anzitutto. È anche un’incredibile affastellarsi di situazioni trash e di quello che potremmo definire neorealismo grottesco: se i personaggi sono semplici e il linguaggio è spesso vernacolare, ciò va ben oltre la forma espressiva in quanto tale. La narrazione segue lo stile del mockumentary, ovvero un falso documentario, e racconta metaforicamente le difficoltà del cinema in fase di produzione, ricerca di finanziamenti e – neanche troppo velatamente – di attori validi.
Ogni film prodotto dalla Trinacria Cinematografica è un fallimento annunciato, quale che sia il genere prodotto (dall’horror al drammatico): il fallimento tuttavia non arresta il processo narrativo, ma lo velocizza. Il debito cresce, la qualità crolla, l’illusione diventa estrema con la decisione di girare un film sull’esoterista Giuseppe Balsamo, meglio noto come Cagliostro, su suggerimento di un nobile locale ossessionato dall’occultismo. In questa sede è imperdibile l’omaggio a L’esorcista di Friedkin, che si innesta nel generale clima di parodia involontaria (inventato, per l’appunto, da Cinico TV).
L’ingaggio di un attore americano famoso, interpretato da Robert Englund, rappresenta l’ingresso del Reale hollywoodiano da parte del sottosistema siciliano. Lo stesso Cagliostro, del resto, vorrebbe essere un remake di Black magic di Gregory Ratoff, interpretato e reso celebre da Orson Welles. Vedere Englund nei panni dell’unico attore anglofono Erroll Douglas (che viene sottotitolato senza essere doppiate) recitare a fianco dell’iconico Pietro Giordano (che parla esclusivamente in siciliano) produce uno straniamento abissale nello spettatore, con vette di comicità in grado di ricordarci come, in effetti, i suoi meccanismi siano semplici quanto sottovalutati dai più. Siamo sulla falsariga del grottesco che caratterizza buona parte del cinema italiano classico (Ugo Tognazzi su tutti): l’umorismo di Ciprì e Maresco non è per tutti, forse, ma soprattutto non è fine a se stesso: come chiarito nella parte finale del film, la produzione è invischiata con la mafia italo-americana, mentre il protagonista impazzisce dopo essersi lanciato per disperazione da una finestra.
Il ritorno of Cagliostro è l’opera impossibile, un film morto prima di esistere, monumento al sogno siciliano di uscire dalla periferia con l’unico esito di accelerare verso il fallimento. Dove il film su Cagliostro, di fatto, mai uscirà, e i finanziamenti saranno ovviamente svaniti nel nulla.
Sinossi
Ambientato nella Sicilia del secondo dopoguerra, il film racconta la parabola fallimentare dei fratelli Carmelo e Salvatore La Marca, fondatori della finta casa di produzione Trinacria Cinematografica, nata con l’ambizione di creare una Cinecittà siciliana. Dopo una serie di film dilettanteschi e disastrosi, i due decidono di puntare tutto su un kolossal dedicato alla figura di Cagliostro, coinvolgendo un attore americano ormai in declino. Il progetto si trasforma in un clamoroso fallimento, tra improvvisazione, miseria produttiva e disillusione totale.
Dati tecnici
- Titolo originale: Il ritorno di Cagliostro
- Anno: 2003
- Paese di produzione: Italia
- Durata: 100 minuti
- Genere: grottesco, mockumentary
- Regia: Daniele Ciprì, Franco Maresco
- Sceneggiatura: Daniele Ciprì, Franco Maresco, Lillo Iacolino
- Fotografia: Daniele Ciprì
- Musiche: Salvatore Bonafede
- Produzione: Cinico Cinema, Istituto Luce, Rai Cinema
Cast principale
- Luigi Maria Burruano – Carmelo La Marca
- Franco Scaldati – Salvatore La Marca
- Robert Englund – Erroll Douglas
- Pietro Giordano – Cardinal Sucato / Pino Grisanti
- Margareth Woodhouse – Elizabeth Burnett
Stile e temi
Il film è costruito come un falso documentario, mescolando materiali d’archivio fittizi, ricostruzioni e interviste, in un continuo gioco tra realtà e finzione. Attraverso il grottesco e la satira, Ciprì e Maresco riflettono sul mito del cinema, sul fallimento culturale e sull’illusione del riscatto artistico, mantenendo uno sguardo cinico e spietato sulla società siciliana e italiana.
