Perchè la coerenza è sopravvalutata (una provocazione)


La parola coerenza deriva dal latino cohaerentia e, di fatto, assume una valenza mentale e psicologica da non sottovalutare: del resto è un po’ il contrario di disomogeneità, disorganicità, frammentarietà, rappresenta lo stare uniti assieme, usando un termine desueto agglutinato, che fa presa assieme. Insomma, nulla di male nella coerenza e non sarà certo un articolo sul web come il nostro a far cambiare le cose. Coerenza intesa come generica costanza logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni, come da manuale, non farebbe mai di per sè urlare allo scandalo in alcun modo. Eppure sussiste una certa “coerenza” che, vogliamo dirlo a chiare lettere, non ci piace nemmeno un po’. Non la troviamo un valore desiderabile o, quantomeno, offre meno vantaggi e cose di cui andare orgogliosi di quanto potrebbe sembrare.

C’è infatti un pero’ abbastanza lampante in questo discorso che non vuole essere un’apologia della coerenza, tutt’altro; la coerenza va contestualizzata e compresa a fondo, anzitutto, prima di considerarla in assoluto come un valore positivo. Del resto già Sigmund Freud aveva notato, nella sua psicologia delle masse, che un manipolatore che volesse agire maliziosamente su un gruppo di persone

non ha bisogno di coerenza logica fra i propri argomenti; deve dipingere nei colori più violenti, esagerare e ripetere sempre la stessa cosa.

Gli strumenti di comunicazione ambigui, pericolosi e potenzialmente minacciosa della democrazia – intesa nel senso più ampio del termine, non solo politico ma anche sociale, emotivo ed economico – sono quelli della manipolazione, dello sfruttamento di bias cognitivi radicati nell’uomo fin dalle sue origini e via dicendo, non certo del semplice fatto di sentirsi tranquilli perchè (mantra falsamente rassicurante) “ci siamo comportati come sempre abbiamo fatto“. La coerenza aiuta a costruire senso e personalità alla vita, ovviamente, ma può diventare un’arma altrettanto infida che potrebbe rivoltarsi contro di noi.

La coerenza ostentata aiuta a renderci unici o inimitabili (e neanche sempre) ma può portare, in altri termini, a ripetere sempre gli stessi errori, cosa che molte band heavy metal (per chi segue il genere è un esempio chiaro) dopo aver prodotto capolavori negli anni 80 e 90 hanno finito per diventare una parodia del genere stesso. Non diventiamo parodie di noi stessi solo con la scusante della coerenza, questo è il senso.

Serve a poco, probabilmente, arroccarsi nella propria presunta coerenza per non cedere al ricatto o alla manipolazione di un altro aggressivo o minaccioso: o sicuramente non basta essere coerenti per risolvere qualsiasi dilemma della vita. Come a dire, insomma, che il problema sta altrove, in altra veste, e non tanto in una coerenza è spesso diventato un modo per arroccarsi nelle proprie posizioni senza dare spazio all’altro, anzi investendolo di insulti e umiliazioni (peggio che peggio sui social, sfruttando l’illusione dell’anonimato).

Lo scrittore americano Ralph Waldo Emerson parlava, a riguardo, di uomini perennemente con la testa dietro le spalle, timorosi di essere ciò che vorrebbero essere, spaventati dall’idea di fare alcune cose o di pensarle (tra cui il diritto di cambiare idea, che mai come in tempi post pandemici dovremmo tutti ricordare ogni tanto), alla ricerca di una fantomatica coerenza con il proprio passato o, per dirla con le sue parole:

Perché trascinarti dietro il cadavere della memoria, per paura di contraddire quel che hai detto e fatto in questo o quel luogo pubblico?

Perchè, in altri termini, usare la coerenza come paravento per negare, negandosi a se stessi e agli altri, impedendosi di migliorare le cose solo per una malintesa forma di coerenza col proprio passato, adoranto morbosamente il non fare, per non dire, per esacerbare la pseudo cultura nazional-popolare negazionista oggi imperante? Il punto dovrebbe essere esattamente questo, alla fine, ed è proprio questa frase ad aver ispirato questa piccola accusa, senza rancore s’intende, contro il mito della coerenza ad ogni costo.

Perchè in fondo la coerenza può cedere il passo all’intelligenza, e quando diventa morbosa può essere qualcosa di cui preoccuparsi e da correggere, limare e lavorarci su. Fermo restando che la sua variante sana, ovviamente, ha pieno diritto di esistere, e che potrebbe essere almeno un faro in grado di guidare le nostre vite e la sanità delle nostre azioni, con l’elasticità di liberarcene quando non ci serve e riprendercela se ne abbiamo davvero bisogno. E se non diventa una mera scusa, per l’appunto, per non essere.

Photo by Raamin ka on Unsplash

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