L’uccello dalle piume di cristallo (D. Argento,1970)

Ho avuto modo di rivedere qualche giorno fa questo primo film della bella trilogia cosiddetta “degli animali” di Dario Argento. Un’opera che non finisce di sorprendermi per le trovate particolarmente azzeccate e l’atmosfera che sarà poi un vero e proprio marchio di fabbrica.

Sam Dalmas, scrittore italo-americano, lavora a Romain un istituto di scienze naturali grazie all’aiuto dell’amico ornitologo Carlo. Egli ha deciso di passare un po’ di tempo in Italia, il suo paese di origine, per ritrovare calma e ispirazione. Ma un avvenimento imprevedibile scuote la sua vita (ed in parte il suo rapporto con la fidanzata): assiste dall’esterno della vetrata di una galleria d’arte ad un tentato omicidio. La donna viene soccorsa in tempo grazie al suo aiuto, e prevedibilmente l’assassino comincia a tormentare lo scrittore con telefonate e tentativi di aggressione. Dopo vari avvenimenti (ed un sacco di azione, per certi versi lo stile ricorda quello di un poliziesco italo-americano!), la verità viene scoperta mediante la registrazione di una telefonata dell’assassino e l’identificazione di uno strano rumore che ha a che fare con il titolo del film.

Tra i vari indizi cosparsi nel  film (i più attenti potrebbero notare il “dettaglio rivelatore” fin dai primissimi istanti…), un quadro inquietante che ha a che fare con il passato dell’assassino ed alcune simpatiche ed efficaci macchiette (un pappone balbuziente, che usa “addio” come intercalare, ed un pittore pazzoide tal Berto Consalvi) che rendono la visione del film gradevolissima. Un giallo all’italiana che ha fatto scuola e vanta numerosissimi tentativi di imitazione.

Probabilmente il vero dilemma sollevato dal regista è: piuttosto che interrogarci sulla verità, siamo certi di porci le domande corrette?

www.darioargento.it

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