Saw – L’enigmista (J. Wan, 2004)

Lawrence e Adam, rispettivamente chirurgo e fotografo, si ritrovano imprigionati dentro un bagno senza conoscerne il motivo. “L’enigmista“, un sadico serial killer, ha preparato una micidiale trappola dalla quale i due dovranno provare ad uscire…

In breve. Gran film: tensione, gore, ottima regia e recitazione ne compongono l’andamento. Dentro c’è davvero tutto: suggestioni iniziali alla “The Cube”, thriller psicologico, cenni alla Dario Argento, horror e splatter. Un filmaccio che innalza la media del genere, inchiodando a più riprese alla poltrona lo spettatore, ed esaltando gli orrori del nuovo millennio.

Bel tipo questo James Wan: idee valide, padronanza della macchina da presa, ricostruzione gelida di ambienti, buona conoscenza del cinema di genere e soprattutto giovane età. Sembra essere un dato di fatto che in molti casi i migliori horror escano fuori in gioventù, ma nel caso di “Saw – L’enigmista” questo aspetto, pur essendo importante, è forse uno dei meno interessanti. Il primo di quella che diventerà una celebre saga è un thriller incalzante e violento, che si distacca dalla tradizione perbenista del “vedo-non vedo” e che schiaffa sulla faccia dello spettatore la cruda realtà: due persone sono tenute imprigionate da un maniaco che si manifesta loro esclusivamente mediante una voce (o, al più, un video). Si tratta di un crudele serial-killer, “L’enigmista”, dalla storia piuttosto complicata (che i seguiti della saga chiariranno progressivamente), che ha deciso di imprigionare gli sventurati per un motivo ben preciso: nel frattempo, ha preparato delle micidiali prove di sopravvivenza, per superare le quali le vittime dovranno ricorrere al proprio istinto di sopravvivenza. Sì, perchè il killer ama la vita, e non sopporta chi, come loro, mostra di disprezzarla o di viverla passivamente.

“Tecnicamente non è un assassino: lui fa in modo che le sue vittime si uccidano da sole…”

Simile al predatore di esseri umani de “Il centipede umano”, strizzando l’occhio a Dario Argento in più di un’occasione, disseminando le strade della morte di indizi snervanti ed incomprensibili, “L’enigmista” sembra quasi suggerire un “carpe diem” in salsa splatter che farà la gioia di centinaia di appassionati, con effettacci insostenibili e situazioni spaventosi saggiamente distribuite nella pellicola. In effetti questo primo episodio è un carosello del gore mica da ridere: Adam viene costretto a cercare in un putrido cesso un seghetto con il quale, per liberarsi da una catena, dovrà segarsi un piede. Amanda, tossicodipendente, dovrà cercare la chiave per sbloccare una trappola mortale nelle viscere del suo compagno di cella (narcotizzato, e ancora vivo!), e così via. Il “gioco” del protagonista è, in sostanza, quello di costringere le sue vittime a ripetere gli stupidi gesti che commettevano nella propria vita, pena la morte auto-provocata.

Probabilmente uno dei pochi film del genere capace di rendersi interessante anche per chi non ama particolarmente Romero, Argento e Raimi.

“Bene Adam: prima di tutto dobbiamo capire perchè siamo qui. Chiunque sia stato avrebbe potuto ucciderci, ma non l’ha fatto…”

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Saw - L'enigmista (J. Wan, 2004)
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Originally posted 2011-11-01 16:28:40.