Il centipede umano (First sequence) (T. Six, 2009)

Il centipede umano” è un disgusting-horror olandese del 2009: possiede una sorta di genialità originale di fondo, e questo è già un merito visto che tutti noi sappiamo solo lamentarci che Argento non è più lui, che Saw riprende gli stilemi di Argento, che Cronenberg non fa più horror, che Romero non è ancora stato capito e via dicendo. Body-horror, se vogliamo, ma senza alcuna vena tecnologica come avviene nei vari cult del regista canadese: Six riporta la carne alla carne, riduce dei corpi nudi a semplice bestiame da macello ma senza, per questo, voler intendere alcun sottotesto sociale (almeno in apparenza, come invece ha fatto in modo eccellente ed altrettanto disgustoso “A serbian film”).

In breve: difficile dare una valutazione sintetica assoluta. A quanto si sente in giro per metà degli spettatori risulterà indigesto ed inguardabile, per l’altra metà sarà un’esperienza “insolita”.

Genalità che mostra un po’ di limiti più che altro concettuali: va bene il disgusto, l’orrore esplicito, la perversione feticista come metafora di sopraffazione, ma serve dell’altro altrimenti ci si annoia, si attende la fine del film come una liberazione e nient’altro. Tom Six non è il regista canadese, s’intende, nè credo che aspiri a diventarlo, ma quando si scomodano certi stilemi a mio avviso bisogna avere le idee fin troppo chiare, delinare storie, scrivere sceneggiatura che spieghino la storia dei personaggi. Questo, come detto, viene fatto solo in parte, ma intendiamoci: “Il centipede umano” non credo sia un pessimo film.

Ovvio, è un film da scansare nei dopo cena con la fidanzata che al massimo ha visto “La macchina infernale“, non è un film per famiglie (e ci mancherebbe altro), è disgustoso nella sua maniacale e dettagliata descrizione medico-chirurgica (il regista ha avuto un vero chirurgo come consulente!), non è neanche un film da cineforum: basta leggere l’intervista al regista che afferma candidamente “but it’s for fun per capire cosa intendo. Intrattenimento che scomoda pure un minimo di sociologia – visibile vagamente con le due vittime americane, la vittima giapponese e l’aguzzino tedesco. Ma stop: piazzare dei fondali bianchi, risaltare il camice del medico in un’atmosfera “chirurgica” e piazzare un’aquila nazista nella sua casa è un po’ pochino per urlare al capolavoro metaforico. Eppure non è affatto un film da scansare, ammesso che abbiate lo stomaco di ferro e siate sufficentemente amanti dell’horror più estremo. Uno dei tanti film che, come avviene nella tradizione consolidata nei decenni, dice tutto senza, alla fine, dire nulla, confinandosi in un limbo comunicativo che ti fa chiedere: “…cosa diavolo ho visto“?

La storia, sfruttando i più comuni ed abusati stereotipi del genere, si sviluppa nel momento in cui due ragazze americane si perdono in un bosco della Germania (oddio: bastava saper cambiare una gomma o, al limite, lasciare le mollichine sul percorso…) ed incontrano casualmente, invece del principe azzurro il proprietario (nero) di una villa, un vecchio chirurgo misantropo di nome Josef (!). Questi narcotizza le due ragazze e le assicura a dei lettini da ospedale allo scopo di tentare un incredibile esperimento: realizzare un centipede umano, una specie di gigantesco insetto-umano che coinvolge anche un terzo ragazzo. Non è difficile immaginare come abbia intenzione di collegare i tre sventurati, visto che il suo “sogno” è che la creature disponga di un’unico apparato digerente… L’operazione viene dettagliatamente descritta mediante appositi lucidi (!) alle tre vittime, che tentano ripetutamente la fuga ma dovranno alla fine sottoporsi a questo crudelissima tortura, di cui il lato strettamente chirurgico, descritto con dovizia di particolare, è espressione grottesca e delirante di un destino peggiore della morte.

Josef – il medico folle, richiamo al tristemente noto Mengele – non è esattamente sano di mente, ma –  a differenza di altri crudeli personaggi del cinema – non spiega perchè fa ciò che fa; sappiamo che è affetto da varie forme di perversioni, di cui quella sadico-feticistica gioca un ruolo da padrone, ma il discorso finisce lì. Il suo insettone-giocattolo, il centipede umano, viene realizzato collegando la bocca dell’uno col retto dell’altro, con le conseguenze che si possono immaginare: nessuna spiegazione ulteriore, nessun flashback o approfondimento. Il centipede spiazza, nella sua semplice e diretta brutalità, e pure parecchio. Il film procede con un’insistenza – direi quasi compiaciuta, un po’ come avviene ne “L’ultima casa a sinistra” – nel mostrare la continua ed interminabile sofferenza delle tre vittime, senza  neanche provare delineare lo spessore dei personaggi coinvolti. Cosa stanno espiando le vittime? Dentro l’eccellente saga di “Saw” abbiamo il piacere (?) di saperlo, qui invece no.

Il tutto fino all’incredibile riscatto finale, con la “testa” del centipede il quale, dopo aver subito le peggiori umiliazioni, strappa con un morso un bel po’ di carne dal collo del medico: il senso di liberazione provato in quel momento credo che sia qualcosa di universale, e da solo vale il prezzo del DVD. E non è ancora finita (…così non potete dire che faccio spoiler, eheh) Così, mentre lo spettatore più sensibile si ritrova con lo stomaco rivoltato e magari neanche riuscirà a finire di vederlo, quello più propenso all’intellettualismo non troverà pane per i suoi denti: nessun estremo di sceneggiatura per poter pensare ad una qualche metafora, come avviene ad esempio in “Salò” di Pasolini – da cui si eredita, anche se in modo del tutto involontario, l’idea della coprofagia come espressione di sopraffazione del Potere sui “poveri cristi”. Senso di indefinito, quindi, che poi si materializza nel fatto che siamo lontanissimi dai canoni della black-comedy: c’è poco o nulla da ridere, insomma, a confronto Funny Games di Haneke è un film demenziale (lo dico solo per il gusto del paradosso, ovviamente), e l’unico richiamo che possa venirmi in mente, a parte le citazioni da horror di cassetta anni 70/80, è quello del genere nazi-sexploitation che ha fatto scalpore fino ad oggi.

Il centipede umano” è orrore puro, “divertimento” diretto e crudele, che emana sadicamente la cattiveria del protagonista: perfetto, inumano, detestabile dal pubblico fin dal primo istante proprio perchè praticamente privo di debolezze. Al tempo stesso rimane in una sorta di purgatorio per indecisi, per cui non si riesce a capire chi si abbia di fronte, e se si debba ridere, vomitare, urlare al capolavoro, scappare o piangere. Da guardare, se siete appassionati, ma con estrema cautela e molto, molto lontano dai pasti, come suggerito in un’altra intervista a Six.

Nota: nella serie satirica South Park il film è stato parodiato come HUMANCENTiPAD. Nel loro caso la colpa da pagare è quella di aver cliccato “Accetto” sulle rinnovate condizioni d’uso di Apple. South Park si è superato ancora una volta, anche in questo.

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