Secondo la Wachowski, Matrix è un’allegoria transgender


Stando a quelli che la sanno lunga, l’allegoria è una simpaticissima figura retorica per mezzo della quale, in un libro o in un film ad esempio, l’autore esprime un significato riposto, diverso da quello letterale, all’interno di ciò che si vede. Per esempio il crollo del muro all’interno del concept album The Wall di Rogers Waters (1979) stava ad indicare, di fatto, l’eliminazione delle barriere e dei blocchi sociali imposti dall’isolamento dell’individuo, in una società sempre più alienante.

Secondo la regista Lilly Wachowski, ad esempio, la sua allegoria preferita è quella contenuta nella trilogia di Matrix, e riguarda quella relativa alle persone transgender: molte fan theory sono incentrate su questa singolare teoria, che (per una volta) è stata confermata ufficialmente:

“Questa era l’intenzione originale (nell’anno di uscita del film 1997, ndr), ma il mondo non era ancora pronto.

e poi ha aggiunto:

Sono contenta che sia uscita fuori questa cosa.

Matrix è apparso per la prima volta sugli schermi nel 1999, quando la regista afferma dice che “il mondo non era pronto” per un’allegoria – una storia che può essere interpretata per rivelare un significato nascosto – sulle persone transgender.

Per anni non ho potuto nemmeno pronunciare le parole ‘transgender’ o ‘transessuale. Quando ho iniziato ad ammetterlo a me stesso, sapevo che alla fine avrei dovuto dirlo ai miei genitori, a mio fratello e alle mie sorelle. Avevo il terrore, dentro di me, che non avrei dormito per giorni. Ho pertanto sviluppato un piano che ho elaborato con il mio terapeuta. Ci sarebbero voluti tre anni. Forse cinque.

A quanto sappiamo, Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss torneranno a recitare assieme per il quarto film della saga di Matrix solo nel 2022.


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