Tromeo & Juliet (Llyod Kaufman, 1996)

Negli Stati Uniti dei giorni nostri, Tromeo Que e Juliet Capulet si incontrano in un party e nasce subito l’amore. Ma il matrimonio è osteggiato dalle rispettive famiglie…

Tromeo & Juliet” non fa che citare vecchie opere della celebre casa di produzione (dal Vendicatore Tossico al Sergente Kabukiman), e propone una rielaborazione del classico di Shakespeare, nel quale a molte battute originali sono stati aggiunti dettagli pazzeschi (i padri delle due famiglie rivali, ad esempio, erano precedentemente soci nella produzione di film porno). Il tutto è stato ambientato negli Stati Uniti degli anni 90, riempita di freak e punk da ogni dove.

Il film ripropone la ben nota storia dei due amanti in chiave parodistica, approfittando di qualsiasi occasione per degenerare nel cazzeggio e nella violenza visiva che i fan della casa di produzione dovrebbero conoscere molto bene. Ovviamente, visto che si tratta dichiaratamente di un film “di cassetta”, non mancano scene erotiche in ogni salsa, impensabili nell’opera originale e che hanno contribuito a rendere più “rock’n roll” il risultato finale. A tal proposito, “Tromeo & Juliet” viene aperto dall’immancabile Lemmy Kilmister dei Motorhead, che introduce la storia decisamente a modo proprio.

Se ci fosse bisogno di dirlo, poi, Kaufman abolisce qualsiasi romanticismo astratto e si butta nell’umorismo più sbroccato (Romeo si masturba davanti al PC ripetendo “ti amo“, mentre Juliet ha una storia con la procace cuoca della casa). Tanto meglio, poi, se può aggiungere qualche dettaglio insanamente splatter, come il parto dei topi da parte di Juliet. Tutte cose che farebbero sussultare lo spettatore medio, e che qui ci vengono propinate – assieme ad incesti, violenze e perversioni varie – con un sano gusto non-sense, come se fossero la cosa più normale del mondo: ed è questa la grandezza di questo film, unita alla sua innata ed inguaribile follia di fondo. E, come spesso accade in questi casi, sono ben pochi a volersi sporcare le mani per ammetterlo, specie quando un film – un libero rifacimento del classico “Romeo & Giulietta” – colpisce nel segno come questo.