Amedeo è un emigrato italiano senza troppe prospettive lavorative, oltre che affetto da crisi epilettiche. Deciso a trovare moglie, prova a cercarne una per corrispondenza: nel farlo, si finge un suo amico, in modo da avere più possibilità che la futura sposa possa dirgli di sì.

Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata è senza dubbio uno dei film più popolari di Luigi Zampa (che dirige tra gli altri Il vigile e Il medico della mutua), ma è anche uno di quelli che vanta uno dei personaggi più memorabili interpretati da Alberto Sordi: un emigrato nostrano dall’Italia di metà millennio scorso, in cerca di fortuna non solo sul lavoro ma anche in amore. Girato tra Roma e Brisbane (Australia), oltre che nell’isola di Coonanglebah (Dunk Island) nel Mar dei Coralli, è un film italiano del 1971.

La rappresentazione scelta da Zampa, che scrive la sceneggiatura a quattro mani assieme a Rodolfo Sonego, possiede tratti quasi neorealisti: le riprese sono tutt’altro che idilliache e anzi, al contrario, mostrano le brutture e le ipocrisie dell’epoca. In altri termini è l’italiano medio dell’epoca, in particolare quello stereotipato del sud, che invita inutilmente a ballare decine di donne (che quasi mai accetteranno), oltre ad essere dominato da una forma di grottesco matriarcato (le promesse spose, in questa scena memorabile di inizio film, sono sorvegliate a vista dallo sguardo vigile delle rispettive madri). Parte del film è recitato in un mix di dialetti meridionali, tra cui pugliese e siciliano.

Signorina, mi permette una danza?
No, cun te nun possu ballare, a casa mia nun vonno. Thank you!

La donna assume una forma di sacralità inviolabile, in questa veste, e ciò contribuisce in prima istanza all’effetto comico: soprattutto da parte del personaggio interpretato da Sordi, Amedeo Battipaglia, emigrato convenzionale e vittima dei propri stessi pregiudizi. Se da un lato vorrebbe una brava donna illibata (e naturalmente vergine al matrimonio),dall’altro il suo sguardo è precluso dal guardare la realtà delle cose – e nessuno si azzarderà, naturalmente, a dirgli le cose come stanno. Un personaggio irrequieto e imprevedibile, dalla mimica inequivocabile, quasi da slapstick puro, tanto che un critico come Giovanni Grazzini ne paragonò l’interpretazione ad quella di Stan Laurel. Le convulsioni o crisi epilettiche di cui sarà vittima, peraltro, si inquadrano sia in un contesto di ulteriore caratterizzazione del personaggio (dato che sembra avere degli attacchi ogni volta che si trova a dover fronteggiare la dura realtà) sia assumono, probabilmente, un tratto tipico della commedia all’italiana e sembrano, per certi versi, un espediente comico per spezzare l’eventuale monotonia della storia.

D’altro canto, se al rivale in amore di Amedeo viene relegato un ruolo quasi marginale (Riccardo Garrone compare solo a sprazzi, e non è certamente un personaggio così rilevante come potrebbe sembrare), giganteggia Claudia Cardinale (che per questo film vinse anche un David di Donatello nel 1972) nel ruolo di Carmela, abile a rappresentare una donna forte, determinata a sfuggire ai tentacoli del proprio pappone romano, al tempo stesso anch’essa vittima di pregiudizi e perennemente sulla difensiva (il coltello che porta in borsetta ricorda molto l’arma con cui Monica Vitti partiva nel film, relativamente più recente, La ragazza con la pistola). Sia Carmela che Assunta si ribellano ad una società arcaica, dai tratti quasi primitivi, e nel tentativo di uscirne sono disposte all’uso delle armi, aspetto che oggi fa sorridere ma che (quasi certamente, verrebbe da pensare) non deve essere passato indifferente a certa critica rivoluzionaria dell’epoca. Al tempo stesso, Carmela ha un passato da prostituta, di cui non si vergogna senza pero’ riuscire a raccontarlo ad Amedeo, uomo d’altri tempi quanto fragile emotivamente, simbolo di una società dai tratti ingenui e puritani che, a ben vedere, non è ancora scomparsa del tutto fino ai giorni nostri.

Di suo Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata rientra nella tradizione dei film italiani (di genere vario) dal titolo chilometrico, e per quanto la regia di Zampa sia impeccabile il film, visto oggi, possiede momenti di stanca e sembra, soprattutto, vittima di una narrazione leggermente prolissa e autoreferenziale. Al netto di questo, è un film tenuto in piedi dalla grandezza dei suoi interpreti, Cardinale e Sordi in primis, artefici di uno schema narrativo archetipico, basato su fuga e sostituzione del personaggio, che tante altre volte avremmo incontrato nel cinema degli anni successivi. Inevitabile che si formi una relazione sulla base della vicinanza tra i due personaggi, in effetti, catapultati in un mondo pre-moderno che oggi non esiste più, che è quasi difficile da credere e che, certamente, può essere riscoperto dalla visione di questo lavoro.

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