Fumo nei film: un dettaglio che fa ancora discutere


Film famosi: o per usare un gioco di parole forse banalotto, film fumosi. Secondo l’OMS la metà dei film holywoodiani presenta scene in cui un personaggio fuma come minimo una sigaretta, e per questa ragione dovrebbe essere vietato ai minorenni. Problem solved? Non proprio, o quantomeno: perchè si da’ tutto questo potere al cinema, quando effettivamente sembra sempre più chiaro il suo ruolo prevalente di sostanziale intrattenimento? Si sopravvaluta anche il potere della censura, probabilmente, partendo da buonissime intenzioni – questo senza dubbio – ma rischiando di addentrarsi in un “campo minato” in cui i film vietati, forse a maggior ragione, verrebbero comunque visti dai minorenni. E, molte volte, tanti film osanni nella storia vengono ricordati più per l’eco mediatica che suscitano pochi fotogrammi in cui qualche personaggio inala del fumo, che per il film o per il suo valore storico.

Banalmente, ad esempio, in Casablanca si fumavano Chesterfield senza filtro. Senza ovviamente mettere in discussione la qualità del film per questo, proprio per quello che abbiamo premesso, la polemica riecheggia periodicamente, anche in un periodo come quello che viviamo, in cui le news in tempo reale sicuramente non mancano. Anche in una pellicola leggera come Grease, del resto, erano parte integrante di un giovane adulto, che scopre e si fa affascinare dalle relazioni sentimentali, interpretato da John Travolta (che, nonostante tutto verrebbe da dire, riusciva a ballare divinamente senza avere il fiatone, nonostante il fumo). Il Wolverine di Hugh Jackman era sempre con un immancabile sigaro, cosa del resto coerente con il personaggio fumettistico da cui è tratto. Il Joker di Phillips, per citare un altro esempio molto popolare negli ultimi tempi, tanto discusso quanto amato dal pubblico, esprime le proprie nevrosi con una sigaretta spesso inquadrata in primo piano. Certo, forse sono tramontati i tempi dei personaggi “fumatori incalliti” come quelli interpretati da Humphrey Bogart, ed oggi sicuramente questa cosa si vede molto meno che in passato: e quando si vede, è quasi sempre associata (almeno lato Holywood) a personaggi malvagi o veri e propri villain. Un esempio ulteriore per tutti: “l’uomo che fuma” era il cattivo senza volto, inafferabile ed infido, protagonista della primissima serie di X-Files. Non aveva nemmeno un nome: era semplicemente il cattivo assoluto della storia, una sorta di Innominato Tabagista.

Possiamo identificare almeno due filoni di film che coinvolgano tabagismo e derivati, inclusa la possibilità ulteriore di riscontrare, a momenti, pellicole sui semi di canapa online: una prima scia, in pratica, che cita apertamente il riferimento nel titolo (pensiamo ad esempio al cult anni ’90 Smoke) ed una seconda che invece non lo fa, e nonostante questo il fumo assume una valenza simbolica, incidentale o addirittura sensuale in alcuni casi (la travolgente Sharon Stone di Basic Instinct, con il suo epico Need I say more? durante l’interrogatorio). In parallelo, poi, possiamo identificare un secondo filone cinematografico (prevalentemente si tratta di commedie) che arriva ad ironizzare sul problema (e la cosa probabilmente non farà ridere l’OMS neanche un po’), come i vari film con personaggi che usano la marijuana ma anche altri per cui, come nel caso di Phillips, il fumo non è il clou dell’intreccio ma fa un po’ parte della caratterizzazione fortemente nevrotica del personaggio.

E allora come risolvere la questione? Perchè una questione c’è, ed urta le sensibilità di tantissime persone ancora oggi. Vorremmo cavarcela con uno stereotipo classico di questi casi, partendo dal semplice presupposto che impedire ai personaggi dei film di fumare troppo esplicitamente rende, nella medesima ottica, altrettanto discutibile un film come Il serpente di fuoco o Easy Rider (gli anti-eroici biker di quel film non erano sicuramente dei santi, in tal senso: privarli delle sigarette li renderebbe forse meno efficaci come personaggi) quasi non presentabile, da mettere addirittura al bando. Vogliamo davvero questo? Ed ammesso che lo volessimo, risolveremmo così facendo qualche problema sanitario reale? Pensare che il pubblico sia portato a farsi condizionare in modo indiscriminato da qualsiasi cosa veda sullo schermo è una cosa che mi spaventa da sempre, e spero vivamente che non sia davvero così.

Confondere il personaggio con l’interprete, del resto, è uno degli equivoci più diffusi alla base di molte sterili polemiche che mi è capitato di sentire. Il cinema – un po’ come il teatro e l’arte più in generale – è un universo di fantasia che può discutere e ribaltare il senso del reale (esempi banali e noti ai più: Matrix e Inception), e che, al netto di sacrosante considerazioni sui pericoli indotti dal fumo, andrebbe lasciato intatto, proprio perchè non è censurando o occultando i dettagli che si risolve alcun problema reale. Certo, molti personaggi sono emblematici e, per questo, rischiano di diventare un esempio negativo: ma applicando la stessa logica, a questo punto varrebbe pure non trasmettere più CSI Scena del crimine per evitare emulazione di delitti? È un piccolo, innocente paradosso ma probabilmente meno strumentale di quello che potrebbe sembrare a prima vista.


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