Fuoco cammina con me (Twin Peaks, D. Lynch, 1992)

Essendo il prequel del cultI segreti di Twin Peaks“, avrebbe senso considerarlo esclusivamente in questo contesto: non sono un grandissimo fan delle serie TV, che nello specifico ho avuto occasione di vedere solo saltuariamente. Del resto, per quanto abbia sempre apprezzato le uscite più surreali e “caotiche” del regista statunitense, non sono mai stato amante delle serie TV troppo diluite, per quanto possano essere affascinanti. Del resto ho smesso di seguire varie serie sulla falsariga di Twin Peaks proprio quando mi rendevo conto che il loro dilungarsi era dettato esclusivamente da esigenze riempitive di un qualche palinsesto, e finivo inesorabilmente per disinteressarmene. A questo punto mi chiedo: è possibile allora valutare “Fuoco cammina con me” non dico come opera a se stante (sarebbe eccessivo), bensì nella sua essenza unica e per quanto possa rappresentare da solo? Se si parla di David Lynch, probabilmente si puo’ fare.

In breve: sconnesso, vagamente disturbante e pieno di richiami alla serie TV. Godibile anche come perla a sè, a patto di conoscere la storia di fondo.

La trama: Teresa Banks è una giovane donna che viene trovata uccisa in circostanze misteriose (all’inizio vediamo soltanto dei semplici flash che non fanno capire come sia avvenuto): il caso viene affidato a due detective piuttosto abili, e successivamente ad uno con capacità di medium. A confondere l’intreccio (e forse a renderlo affascinante) perviene un poliziotto scomparso (David Bowie) che riferisce, in una sorta di dimensione tra l’onirico e la realtà, di un sogno premonitore nel quale compare l’inquietante personaggio di BOB (un losco figuro dai capelli lunghi), l’Uomo da Un Altro Posto ed un bambino dal volto coperto da una maschera. Le indagini non portano a nulla, e la vicenda rimane aperta, senza che si trovi il responsabile dell’omicidio.

Successivamente l’orologio – elemento importante nel film, in quanto i minuti decisivi dell’intreccio verranno scanditi dalle sue lancette che scorrono rapidamente – segna le 14.30 e fa iniziare la storia di Laura Palmer, attraente studentessa di un college americano: contesa da almeno due amanti, molto attiva sessualmente e consumatrice di cocaina. La sua vita è condivisa con l’ amica Donna Hayward, che è per vari versi il suo opposto caratteriale (pacata ed insicura), e con cui il rapporto rimane ambiguamente sospeso tra amicizia ed amore.

Un giorno la protagonista scopre che alcune pagine del suo diario sono state strappate, ed i sospetti si concentrano sulla figura di BOB, personaggio pericoloso ed ambiguo che non si chiarisce se sia reale o un protagonista degli incubi della protagonista: a quanto risulta BOB non è che la trasfigurazione in chiave onirica e morbosa del suo stesso padre, che al di là della facciata di “famiglia normale” e puritana si rivela essere un pervertito, attratto sessualmente dalle ragazze giovani e dalla sua stessa figlia. Il “fuoco” che da’ il titolo all’opera sembra essere legato alla perdita dell’innocenza: rappresenterebbe quindi il momento in cui un giovane (o una giovane, nello specifico) sente ardere dentro di sè qualcosa che la conduce nei sentieri  pericolosi della vita reale, che la fanno cambiare inesorabilmente, che spesso la fanno travolgere dagli eventi (le storie parallele di Laura) lasciando soffrire quelli che sembrano amarla sul serio (il mite James).

Sbrigativamente bollato come sconclusionato un po’ da chiunque, quasi sempre snobbato dagli appassionati della serie televisiva, “Fuoco cammina con me” non è certamente il miglior Lynch mai visto sullo schermo, ma rimane un’opera interessante sotto vari punti di vista. Non vi è linearità nella trama, cosa che sarebbe anche accettabile se almeno si riuscisse a capire qualcosa in più sulla provenienza dei personaggi: quello che passa, come sempre, è un incostante e contraddittorio “flusso emozionale” da cui ogni spettatore puo’ prelevare ciò che preferisce (semplici suggestioni, il più delle volte). Al di là della critica – dovuta essenzialmente alla mancanza di unità della trama e all’aver lasciato troppi interrogativi aperti – si tratta di un film certamente dignitoso e con un livello di tensione portato al punto giusto, che merita di essere citato anche solo per il coraggio di aver aggiunto questo tassello ad un’opera titanica. Non certamente un thriller di pura azione, nè tantomeno un’opera puramente surreale, quanto una buona via di mezzo tra questi due estremi.

Tra gli elementi topici dell’opera durante il film compare spesso una stanza (che traspare essere una specie di aldilà), delimitata da un sipario rosso, e poggiata su un pavimento con un motivo geometrico disegnato di sopra: in essa il detective sensitivo usa recarsi spesso per avere informazioni sull’assassino, parlando con un nano davvero spaventoso. Questi fornisce indizi di natura simbolica su quello che sta succedendo parlando al contrario (particolare mantenuto anche nel doppiaggio italiano). Tra gli innumerevoli dettagli citati nella pellicola, vi è l’anello verde che sembra essere legato alla successiva vittima del killer (appunto, la Palmer).

Molti elementi di “Fuoco cammina con me” piaceranno agli appassionati di horror, perchè ne costituiscono in qualche modo consolidati ed efficaci stereotipi con cui Lynch gioca con grande abilità: la bocca insanguinata di Laura Palmer dopo la sua confessione con lo psicologo, il cadavere parlante nel suo letto, il suo ingresso nel quadro della sua stanza, l’inquietante anziana che le fa strada. Altri dettagli sono invece tipici del surrealismo lynchiano, tra cui il personaggio che rivede se stesso agire (come se vedesse un film a sua volta), il colore blu che preannuncia il senso di smarrimento della protagonista, alcuni stacchi non sequitur che delimitano ambiguamente il ricordo dalla realtà (il bambino mascherato che danza, il cavallo bianco nella stanza).

L’intreccio, come spesso accade in Lynch, si snoda attraverso una dimensione come dicevamo all’inizio onirica, irreale, spesso incomprensibile: ma in fondo il regista stesso fa dire ad uno dei suoi personaggi che la vita “era un sogno, noi viviamo all’interno di un sogno“, e questo è quanto.

Fonti: