Ho visto tua figlia in un film porno: “Hardcore di Schrader”

Ho visto tua figlia in un film porno: “Hardcore di Schrader”

La giovanissima figlia di un composto e devoto imprenditore americano scompare: durante le ricerche si scopre che è stata coinvolta in una serie di porno low-budget girati in California. L’uomo abbandona la gestione dell’azienda per mettersi alla sua ricerca.

In breve. Una considerevole prova di Schrader sul tema, controverso, del porno anni 70, girato in condizioni borderline e simbolo, tra l’altro, del distacco generazionale di quegli anni.

Scritto e sceneggiato da Paul Schrader, si basa sul classico Sentieri selvaggi (di John Ford del 1956, anch’esso basato sulla ricerca di una ragazza scomparsa) che viene riletto, in qualche modo, in chiave moderna e suburbana. Hardcore si fonda, peraltro, su una trama degna di una urban legend: una ragazza scompare, un padre si mette alla sua ricerca e scopre, suo malgrado, che è diventata protagonista di un filmato porno amatoriale. L’industria del porno, del resto, proprio negli anni di uscita del film finì per consolidarsi e diventare quasi illegale, bandita da molti stati secondo una scia di indignazione collettiva inagurata da Gola profonda (1972) e Behind the Green Door (entrambi usciti nel 1972). Film di culto che solleticarono parecchio gli istinti degli americani così come del seguito di moralisti che, a torto o a ragione, provarono a contrastarne la diffusione. Il mondo del porno viene accuratamente descritto dalla sceneggiatura come degradato e omertoso, con provini effettuati in motel semi-nascosti ed in cui nessuno, in generale, sembra sapere nulla degli altri.

Hardcore viene ambientato in una famiglia particolarmente devota e puritana, calvinista e dominata dalla figura di Jake Van Dorn, un imprenditore nel settore dei mobili. Partita per un convegno religioso, la mite figlia dell’uomo scompare nel nulla, e successivamente il padre scopre aver partecipato ad un film pornografico in 8mm. La reazione del protagonista è un climax di perplessità, imbarazzo, non accettazione, disperazione e rabbia: per cui, uomo casto per cui un porno è un film in cui “si vede proprio tutto”, scoprire che ne esiste uno in cui la figlia è protagonista lo distrugge psicologicamente. Il punto è critico: Jake sembra non sapere nulla dell’amata figlia, che ha fatto una scelta (o è stata costretta, non è chiarito da subito), e questa scoperta lo traumatizza. È il distacco generazionale traumatico tra i figli del ’68, ribelli ed anti-autoritari, contrapposti al mondo casto e perbenista che non accetta, non sa accettare una cosa del genere praticamente per definizione (sono le porte che non volete aprire a cui si riferisce l’investigatore privato, il Peter Boyle che tutti ricordano pure per Frankstein Junior e Taxi Driver, che presenza anch’esso, tra l’altro, un personaggio legato alla prostituzione minorile).

Peraltro il film si basa su un fatto di cronaca: una ragazzina scomparsa nel Michingan che, a quanto pare, si era rivista dopo qualche tempo in un film pornografico (nell’ambientazione quei film erano già legali, quindi la polizia, pur volendo, non potrebbe fare nulla). Il regista, poi, rimase molto colpito dalla frequentazione di vari sexy shop dell’epoca, che visitava per raccogliere materiale utile al film, spesso ricevendo risposte evasive o aggressive. Le stesse che vengono trasposte nella storia: dopo aver scaricato l’investigatore, Jake si mette a fare le indagini per conto proprio, girando vari sexy shop, venendo maltrattato da tutti e arrivando ad un regista di film porno (con velleità artistiche, ovviamente), senza pero’ riuscire a cavarne granchè. Ha il colpo di genio, a quel punto, di travestirsi da produttore, con tanto di maglietta psichedelica e baffoni, per arrivare finalmente ad incrociare l’attore maschile che si vede nel “suo” film .Gran parte della storia si sviluppa in seguito sulla coppia improbabile Jake-Niki, quest’ultima pornostar disinibita che conosce bene l’ambiente, la quale si offrirà di fare da guida all’uomo, oscillando tra la speranza di redimersi ed il terrore di essere scaricata per l’ennesima volta.

Hardcore è un film spiazzante, molto ben recitato (il protagonista è semplicemente sublime), con un finale che sorprende e lascia il segno ancora oggi. Se quel tipo di porno, oggi, sarebbe considerato vintage, rimangono intatte la sostanza e gli interrogativi posti allo spettatore.

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