I sopravvissuti della città morta (A. Margheriti, 1984)

Film “di cassetta” probabilmente poco riuscito nell’insieme, ma tutto sommato divertente a confronto di molte altre opere di avventura che potevano girare all’epoca.Margheriti, regista di film di culto come “Apocalypse Domani” oltre che “terrorista dei generi” di sci-fi, western, horror e avventura (un po’ come il suo omologo Fulci, insomma),  scrittura per “I sopravvissuti della città morta” uno dei suoi attori preferiti, ovvero il David Warbeck ben noto ai fan de “E tu vivrai nel terrore… l’aldilà!. A dispetto del titolo evocativo, comunque, non si tratta di un horror post-apocalittico: l’elemento orrorifico è minimanente confinato, tanto che potremmo dire che si tratti di un film avventuroso a tutti gli effetti, ricco di trovate divertenti, incalzante e dalla azzeccatissima “metrica”. Questo ovviamente non per sminuire l’efficacia del risultato finale, quanto per rendere l’idea di come si possa fare un discreto film con pochissimi mezzi, e senza che – alla fine – si possa rimproverare chissà cosa al regista.

Nel film Warbeck è un ladro gentiluomo che viene incaricato da un lord inglese semi-paralizzato di recuperare lo scettro d’oro di Gilgamesh: il protagonista dovrà affrontare una serie di inevitabili peripezie, dovute principalmente ad un gruppo di fanatici al soldo di uno sceicco locale che vorrebbe raggiungere lo stesso obiettivo. La somiglianza con la saga di un certo archeologo americano a caccia di straordinarie avventure avrà, nel frattempo, fatto alzare più di un sopracciglio: del resto lo stesso anno era uscito “Indiana Jones ed il tempio maledetto“, tre anni prima “I predatori dell’arca perduta“, dunque l’ispirazione di Margheriti sembra essere fin troppo evidente. Il lato fumettistico della vicenda, per così dire, ha la meglio su qualsiasi ispirazione morbosa tanto di moda in quegli anni, nei quali si schiaffava l’horror un po’ ovunque per fare presa sul pubblico, e prendendo così nettamente le distanze da film di culto horror-avventurosi come Ultimo mondo cannibale ai quali si potrebbe essere tentati di pensare.

Le citazioni e le somiglianze si sprecano, sia nella sceneggiatura che nei personaggi, e probabilmente è proprio questo paragone continuo con Indiana Jones a rendere “bruttino”  il risultato finale. La maggioranza del pubblico sarà infatti portata a focalizzare null’altro che un pessimo clone dell’opera di Lucas, ma al tempo stesso sarà incredibile notare quanto possa risultare divertente, tutto sommato, un’opera del genere. In fondo il cinema di genere è così, spesso rielabora, ricopia e ricrea, si distanzia per sua natura dalla maggioranza e si riserva da sempre il gusto di divertire piccole nicchie di appassionati, con tutti gli ovvi limiti del caso.

Margheriti è stato recentemente citato nel recente “Bastardi senza gloria” (2009), in particolare quando il sergente Donnie Donowitz si introduce tra i nazisti con lo pseudonimo di Antonio Margheriti.

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