Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972, S. Martino)

Soggetto abbastanza originale di Sergio Martino, trattasi di delirio cinematografico thriller-erotico in cui la componente sessuale gioca un ruolo preponderante ma assai trascurabile rispetto allo svolgersi della trama. Tra i protagonisti, una giovane Edwige Fenech che mostra un personaggio spocchioso assai efficace anche nella sua valenza drammatica (diversa dai ruoli di fatalona ultra-sexy relegati alla stessi negli anni successivi). I soliti radical-chic non potranno fare a meno di notare che è un film un po’ “datato” : in fondo merita di essere visto.

Curioso che la storia sia considerata da molti un adattamento di un racconto di E. A. Poe, quando in realtà è molto più di questo. Il racconto “Il gatto nero” viene certamente citato a piene mani ma non è quello il vero punto della trama, in fondo. Nella villa di uno scrittore decadente succedono fatti assai strani; nel frattempo iniziano a consumarsi una serie di omicidi che fanno puntare i riflettori contro lo stesso. Ma come spesso accade nulla è come sembra, le apparenze creano un gioco di torbide e morbose riflessioni (sul sesso come sul senso di ogni comportamento) e la verità sarà scoperta soltanto alla fine.

Notevole poi che questo horror italiano “profetizzi” alcune delle trovate che hanno reso celebri film come “Shining” di S. Kubrick (siamo ancora nel 1972!): faccio riferimento, ovviamente, alla follìa dello scrittore che batte, nel vuoto di uno studio, con la macchina da scrivere, i propri folli propositi. Bisognerebbe chiedere a Stephen King…

Le scene di sesso si consumano rapidamente (e forse un po’ gratuitamente), e diventa difficile anche per lo spettatore più allenato riuscire a cogliere il senso di ogni singolo passaggio. Tant’è che la spiegazione finale dei fatti appare fin troppo contorta per essere pienamente ragionevole. Un film certamente da vedere e riscoprire, nonostante gli immancabili “buchi” nella trama che lo rendono un po’ debole dal punto di vista del soggetto ma molto forte per la violenza visiva delle immagini.

Da segnalare infine la splendida colonna sonora affidata a Bruno Nicolai.