“Jennifer’s Body”: Karyn Kusama restituisce l’horror al pubblico femminile

Dietro ogni film c’è una storia, anzi più di una. Ogni comparto tecnico infatti ne ha una totalmente personale e a se stante; diverse narrazioni che legate strettamente insieme formano quella principale, il film fatto e finito. Succede però a volte che alcune di queste micro-storie prendano un percorso diverso da quello immaginato in origine, e che quando si leghino alle altre il prodotto originale non ottenga il risultato previsto. Oggi parliamo proprio di questo, di una micro-storia che avrebbe potuto rendere giustizia a un film e che invece, nei primi anni che seguirono la sua uscita, lo affossò completamente per quasi un decennio. È la storia di una produzione in cui tutto sembrava filare liscio, ma che al momento della distribuzione incontrò ignoranza e superficialità. Questa è la storia di Jennifer’s Body, film horror del 2009 diretto dalla regista Karyn Kusama e con protagoniste due giovani Megan Fox e Amanda Seyfried. Se avete storto il naso nel leggere il nome del film, confermate ciò che sto per raccontarvi. Ecco perché vi invito a non abbandonare la lettura e a conoscere la vera storia di questo film.

Quello di Jennifer’s Body è infatti una sorta di nome maledetto, un titolo che ogni volta che viene letto o sentito scatena subito le polemiche da parte di un gruppo ben nutrito di detrattori. È stato definito un film trash e insulso; allora per quale motivo è stato riscoperto recentemente, e adesso viene considerato uno dei film horror contemporanei più importanti per la causa femminista? Il motivo è semplice e presto detto: in fase di distribuzione, venne indirizzato al target sbagliato. Sorvoleremo in questa sede sull’importanza del ruolo di una figura esperta nelle dinamiche di marketing, necessarie anche in ambito cinematografico visto che i film non si vendono semplicemente per la loro natura di bellissime sequenze di immagini in movimento. Ma tant’è: Jennifer’s Body, con una bellissima Megan Fox come protagonista, all’epoca all’apice della sua carriera grazie alla straordinaria bellezza che faceva facilmente leva sugli uomini, venne destinato a un pubblico maschile. Mai errore fu più fatale per decretare la morte di un film.

L’opera di Kusama, infatti, può essere considerata uno dei primi esempi di quella che successivamente verrà definita la new wave horror contemporanea, in quanto utilizza alcuni degli elementi principali della tradizione dell’orrore (e del cinema in generale) per ribaltarli a suo favore. Megan Fox è Jennifer, un’adolescente bellissima e popolare totalmente inarrivabile. Talmente inarrivabile che, al contrario di ciò che si può pensare vedendo la sua bellezza provocante ed esplosiva, è vergine. Al suo fianco c’è l’amica Needy, interpretata da Amanda Seyfried, la classica ragazza timida e un po’ nerd che passa inosservata accanto all’amica ben più piacente. Ma Needy non sembra soffrirne: lei e Jennifer, nonostante completamente diverse nell’aspetto e nel carattere, sono migliori amiche da tantissimo tempo. E, come due perfette metà, riescono a completarsi. Ognuna si preoccupa del benessere dell’altra; laddove Needy non riesce ad arrivare, ci pensa Jennifer per entrambe; se Jennifer si spinge troppo in là, è Needy a riportarla a uno stato di equilibrio. Si guardano le spalle a vicenda, proprio come farebbero due buone amiche.

Il primo momento di terrore si riscontra nel film quando questo equilibrio comincia a traballare: le due amiche partecipano infatti a un concerto e Jennifer decide di passare il resto della serata con la band. I musicisti, ritenendo la ragazza una facile, intendono approfittarsi di lei, credendo che non sia vergine, per sacrificarla a Satana e ottenere il successo perpetuo. Jennifer riesce a sopravvivere al rituale, ma non è più la stessa: si trascina a casa di Needy, ricoperta di sangue, alterata e con una fame insaziabile, come se fosse effettivamente posseduta dal quel diavolo a cui la band voleva sacrificarla. L’idillio femminile viene quindi sconvolto proprio a causa della presenza del maschile.

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Mentre la band ottiene il successo tanto agognato, le due amiche devono fare i conti con la “nuova” Jennifer, che alterna momenti di forza ed euforia ad altri in cui è così sciupata da sembrare per la prima volta nella propria vita brutta. Ben presto le due amiche si renderanno conto che Jennifer riesce a essere la massima espressione di sé grazie a un gesto brutale: l’omicidio. Come la stessa protagonista tiene però a precisare a Needy, non uccide delle persone qualsiasi, ma uccide dei ragazzi. Siamo al punto di svolta effettivo della tradizione horror come la conosciamo, con l’assassino traumatizzato e represso vendicatore letale dei costumi licenziosi: Jennifer è una creatura mostruosa arrabbiata con chi l’ha ingannata per approfittarsi di lei sulla base di vergognosi pregiudizi, e ora desidera mietere vendetta sterminando tutti i rappresentanti del genere maschile, in qualche modo responsabile della sua sofferenza.

Il compito di placare l’ira di una donna abusata dagli uomini spetta a un’altra donna: sarà Needy a dover trovare il modo, ed è a quel punto che si troverà davanti a una grande prova che, necessariamente, la cambierà per sempre: far sì che la migliore amica smetta di uccidere, a qualsiasi costo. Killer e final girl, in Jennifer’s Body, si uniscono e diventano tutt’uno, soprattutto perché legate in principio da un rapporto profondissimo di amore. 

Il film oltre a riflettere sulla condizione femminile in rapporto con quella maschile è anche analizzabile come un racconto di formazione: Needy, messa davanti a una difficilissima prova, deve necessariamente saper prendere una decisione, anche se questa la allontanerà per sempre dalla vita normale che aveva condotto fino a quel momento. La parabola di Needy si traduce quindi nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con la perdita di affetti, certezze e illusioni che fino a quel momento aveva gelosamente custodito e che credeva fossero realtà. Sia lei che Jennifer si immolano per un bene superiore, quello della protezione del genere femminile, ognuna a modo suo, insegnandoci che non esiste un modo giusto o sbagliato per essere donna, ma semplicemente percorsi di formazione diversi per diventarlo.

In Jennifer’s Body Karyn Kusama riscrive la tradizione horror in chiave femminista, riuscendo finalmente nell’impresa di categorizzare il genere come qualcosa di non più destinato esclusivamente al pubblico maschile, ma anche a quello femminile, capace allo stesso modo – e forse più – di rivederci le proprie esistenze fatte di paura e resistenza.

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