Body bags (J. Carpenter, T. Hooper, 1992)

Tre episodi horror raccontati da Carpenter in persona versione zio Tibbia: attenzione, OOC (Oggetto Orrorifico di Culto)!

In breve. Film per la TV in realtà molto poco televisivo: una summa molto accattivante di un horror, quello americano anni 80, che stava inesorabilmente mutando coi tempi. Splatter, sangue e tre storie brevi con quel pizzico di nostalgica ironia di altri tempi. Per gli appassionati è un piccolo capolavoro, tutti gli altri potranno gradire ugualmente a patto di tollerare qualche scena “cruda”.

Body Bags” è stato magistralmente diretto da Carpenter e Hooper, due maestri dell’ horror americano che si ritagliano due parti: il primo interpreta il narratore che introduce gli episodi a la Zio Tibbia, il secondo fa un piccolo cameo solo nel finale, e dirige probabilmente l’ episodio più bello della serie (“Occhio”). Non che “La stazione di rifornimento” di John Carpenter sia un brutto episodio, ma bisogna riconoscere che “Capelli” (dello stesso Carpenter, quantomeno più horror) e “Occhio” sono nettamente superiori – quantomeno come trama. Il primo episodio, in effetti, è piuttosto essenziale e sembra materiale da puro grindhouse: un’impiegata presso una pompa di benzina si barrica nel proprio ufficio in attesa dell’alba, mentre un pericoloso killer sembra essere in circolazione giusto da quelle parti. Ovviamente movimentato e ben girato, sarà graditissimo ai fan del regista dato che richiama uno dei suoi film più amati, cioè Distretto 13.

Il secondo episodio, “Capelli” (che avevo attribuito erroneamente a Hooper, e che invece è di Carpenter) riflette ironicamente sul mito effimero della bellezza, e tratta di un uomo ossessionato dalla caduta dei capelli al punto di utilizzare un unguento per la ricrescita: peccato che subirà degli effetti collaterali non da poco… Certamente ben girato e molto divertente, si fa superare di una piccola spanna solo dall’episodio finale. Quest’ultimo, dal mio punto di vista il più bello di “Body Bags” nonchè uno dei miei corti horror preferiti (di Hooper), racconta di un giocatore di baseball che perde un occhio e si fa operare: tutto sembra essere andato per il meglio, se non fosse che risente dei ricordi del serial killer da cui ha ricevuto l’organo (un’idea non troppo dissimile da quella avuta da Argento in un suo celebre film, a ben vedere). Sembra roba da trash epico, ma vi garantisco che se passato sopra questa “licenza poetica” in ambito chirurgico c’è davvero da divertirsi, e alla fine l’episodio è un concentrato di tensione che coglie l’occasione per una frecciata all’integralismo fanatico-religioso (il che in un horror non guasta mai, a mio vedere). Conclude il tutto il grande narratore, con un colpo di teatro estremamente auto-ironico, destinato a passare alla storia dei film del terrore a episodi e che, forse per fortuna, oggi sarebbe impensabile realizzare. Quando si dice… cult!

“E se il tuo occhio destro ti reca offesa, strappalo e gettalo lontano da te”