La maschera del demonio (M. Bava, 1960)

Il gotico italiano, per molti, nasce con questo film: si tratta di una rivisitazione del classico tema del vampiro basata su un racconto di Nikolaj Gogol (Il Vij). Oscuro, avvolgente e, molto semplicemente, una vera pietra miliare imitatissima nel seguito. Non mancano alcuni autentici colpi di genio per l’epoca, come la soggettiva sulla strega nel momento in cui viene uccisa: un espediente che registi come Argento e Carpenter utilizzeranno ampiamente negli anni successivi.

Il film, ambientato in Moldavia, è incentrato su tonalità molto oscure, esaltate pesantemente anche solo dal fatto che il film sia in bianco e nero: due individui che entrano casualmente a contatto con la strega, resuscitandola con il sangue – un altro tipico escamotage utilizzato anche dai “vampiri” moderni di Hellraiser – per via della propria insana curiosità. Il tema del doppio, così come l’ambiguità di personaggi e la fotografia molto suggestiva, la fanno da padrone in questa opera prima di Mario Bava. La maschera del demonio del titolo, per la cronaca, è quella riempita di chiodi che viene forzatamente inserita alla protagonista Asa, accusata di stregoneria e fatta uccidere dall’inquisitore di turno. Un ottimo film che, nonostante l’età avanzata, riesce a farsi guardare ancora oggi con discreto interesse, oltre ad essere semplicemente imprescindibile per ogni amante dell’horror.

“La Morte… io ho visto la Morte!”

Davvero incredibili alcuni effetti speciali, tra cui la rinascita di Asa, con tanto di formazione dei bulbi oculari, decisamente inconsueti (per non dire inediti) per l’epoca di uscita del film (siamo ancora nel 1960). Tanti piccoli dettagli, insomma, che formano un autentico cult del genere, codificato nel seguito come gotico (unione di elementi romantici ed orrorifici) che possiede forse come unica pecca – a volerla trovare ad ogni costo – un finale forse poco incisivo. Ottima l’interpretazione da parte dei protagonisti, con picchi di grandiosità nella doppia parte – di Asa e della sua discendente – da parte di Barbara Steele. Un capolavoro senza tempo che ogni appassionato di horror dovrebbe aver visto almeno una volta nella vita.