L’uomo che uccise il suo cadavere (Jack Pollexfen, 1956)

Charles Benton è stato condannato a morte, ma sostiene di essere stato incastrato: ha lasciato tutti i suoi averi all’amata, e c’è gente in giro pronta ad impadronirsene. La storia prenderà un risvolto inquietante…

Film dell’orrore parecchio in anticipo sui tempi: contiene almeno due futuri stereotipi del cinema di genere, che immerge l’horror classico in un’ambientazione metropolitana. Il primo è quello del poliziotto dai metodi personali che si fa dismettere dall’incarico ma continua ad occuparsene, l’altro è il tema della vendetta di un serial killer dopo la morte, argomento poi portato al grande pubblico – senza troppo successo – da Wes Craven in “Sotto shock“. Come se non fosse già abbastanza, i toni tipicamente “leggeri” da film anni Cinquanta vengono incupiti sia dal noir (la voce narrante del poliziotto) che da un revival alla Frankenstein, ovvero una coppia di biochimici che trafuga il corpo del protagonista e lo riporta in vita con l’elettricità.

Un buon film, in definitiva, che possiede l’ulteriore pregio di farsi guardare senza troppi patemi d’animo, dato che dura poco più di un’ora e venti: la durata perfetta per questo tipo di horror. Solo Mario Bava, in quegli anni, probabilmente si spingerà oltre nella rappresentazione della morte e della vendetta, con il suo celebre La maschera del demonio (ma qui siamo ancora nel 1956!). “L’uomo che uccise il suo cadavere” (in originale “The indistructible man“) merita una visione da parte dell’appassionato del genere, che vi troverà svariati spunti interessanti. Gli altri possono “osare” se sono predisposti ai film d’epoca: questo è certamente da non sottovalutare.

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L'uomo che uccise il suo cadavere (Jack Pollexfen, 1956)
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