Terror Firmer (Llyod Kaufman, 1999)

La Troma è una delle mitiche case di produzione cinematografiche indipendenti americane, che ha sfornato cult movie del calibro de “Il vendicatore tossico” (il giustiziere radioattivo armato di mocio-vileda), del sergente Kabukiman, senza contare Tromeo & Giuliet, i surfisti nazisti e molto altro.

terrorfirmerRegolarmente stroncati dalla critica americana, salvo essere riesumati a convenienza, i film Troma sono un cult assoluto quantomeno perchè codificano un nuovo standard (?) nel fare cinema: grezzo, sbroccato, con un’ estetica da film porno amatoriale, pieno di volgarità, dettagli vomitevoli, storie demenziali, dialoghi surreali e sesso rigorosamente non plastificato. Il politicamente corretto va quindi a farsi friggere, perchè la satira demenziale che caratterizza quasi tutti i film Troma bersaglia il puritanesimo perbenista dell’american family, mostrandone i vizi e la corruzione (a partire dalla polizia, resa ridicola in particolare in “Toxic Avenger”).

Ci sarebbe da discutere sull’opportunità di esplicitare gratuitamente masturbazione e coprofagia, oltre al ridicolizzare i freak-ermafroditi (meraviglioso, a riguardo, il siparietto condotto nel finale da Lemmy Klimster, Trey Parker e Matt Stone): in fondo questo film basta a se stesso e – verrebbe da dire – “questo è un film della Troma!” e non si possono per definizione salvaguardare “i valori della famiglia“. Il tutto molto – ma molto – lontano dalle plastificazioni hollywoodiane che ben conosciamo, e che per molti sono diventate uno stereotipo esse stesse.

“Terror Firmer” è una produzione indipendente a tinte splatter-demenziale firmata dal grande Llyod Kaufman, ricco di  dettagli autobiografici perchè descrive un set cinematografico nel quale avvengono una serie di misteriosi omicidi ad opera di una “stangona” (Sheri Wenden, che – come tradizione Toxic Avenger-iana vuole – mosterà il suo volto solo alla fine). Nel frattempo si caratterizzano i vari personaggi che lavorano sul set, quasi tutti sbroccati, strampalati e divisi in variegati gusti sessuali oltre che musicali (la maglietta dei Motorhead capeggia un po’ ovunque nella pellicola). La stessa protagonista del film (l’assistente di regia Alycia Latourelle versione “acqua e sapone”) sprigiona semplicità e sensualità, e rimane lontana dai canoni buonisti della “donna vuotamente sensibile” da telenovela (anche perchè si divide tra due uomini esattamente come un qualsiasi “macho” al maschile farebbe).Dopo un assortimento di citazioni cinematografiche (tra cui “Antropophagus” di D’Amato all’inizio e “Phenomena” di Argento, quest’ultimo nella straordinaria somiglianza del padre dell’assassino con il figlio deforme dell’horror italiano) ed una catena di omicidi in stile slasher-horror, intervallate da sedute di sesso individuale e accoppiato in salsa omo ed etero – neanche fosse un porno puro – si scopre che il responsabile degli omicidi è il tecnico del suono, un ermafrodita diventato pazzoide perchè molestato da piccolo dal padre. La sua passione per i sottaceti (in particolare per i cetrioli che diventano uno strumento di piacere sessuale per la sua donna) si estende alla collezione di parti di corpo umane. Così la sua affermazione “ho gli occhi di mio padre” fa letteralmente rivoltare dal ridere sulla poltrona proprio per la sua semplicità da “barzelletta di Pierino”.

La trama in questo contesto conta davvero poco, perchè scene come il ciccione bendato che si mette a correre nudo per le strade di New York, il bagno chimico rovesciato con conseguente “smerdamento”, le donne elette a protagoniste attive e ciniche della storia (alla Tarantino), la scena di necro-coprofagia ed il conseguente vomito valgono da soli come caratteristiche peculiari del film. Spassoso il modo in cui vengono rappresentati i vari omicidi (con modalità che ricordano quanto fatto da Peter Jackson nei suoi primi film) e la costante auto-ironia del cast e del regista cieco (!) co-protagonista, interpretato dallo stesso Kaufman.

Non si puo’ a mio avviso parlare banalmente di “film low-budget”: Kaufman ha il merito di dare una dignità immensa alle opere che realizza, ed in particolare “Terror Firmer” è una riuscitissima “summa” di tutto quello che ha fatto in precedenza. L’estetizzazione della volgarità sbroccata tocca volutamente allo stomaco perchè (come ha da dire il co-protagonista truccatore di scena) è l’unico modo per spingere le persone ad una qualche reazione e, estendendo il discorso, “le cause perse sono spesso le uniche per cui valga la pena battersi.Per cui questo film, seppur nei suoi limiti di insensatezza e “cattivo gusto” (le virgolette sono d’obbligo), riesce davvero a demolire il cinema patinato e le sue storie – quelle sì – autenticamente disgustose. “Terror Firmer” non perde occasione per criticare il mondo patinato delle produzioni hollywoodiane e dare un coraggioso contributo a quello indipendente, seppur con modalità da porno-horror che non piaceranno certo a tutto il pubblico. Per molti, ma non per tutti.