Zombi 2 (L. Fulci, 1979)

Zombi 2: un allucinante viaggio, sulla falsariga del film di George Romero, e come il buon Fulci ha saputo abituare noi amanti del trucido, nel mondo del voodoo e dei morti viventi. Preziosa in questa circostanza la collaborazione con Dardano Sacchetti, autore della sceneggiatura e – a suo stesso dire – sempre a grande agio con il regista romano.

In breve: gli zombi tornano alla loro dimensione originaria, quella stregonesca del voodoo. Manca la polemica socio-politica di Romero, ma “Zombi 2” resta un buon film orgogliosamente indipendente, pulp ed estremamente cupo. Per il resto c’è violenza, paura e sangue per uno dei manifesti del regista romano. Uno dei film che, come scritto giustamente sulla copertina del DVD, ha cambiato il volto del cinema horror per sempre.

Un battello misteriosamente vuoto sbarca a New York: proviene dall’isola di Matul, nella quale una maledizione voodoo ha iniziato a risvegliare i morti. Un gruppo di persone decide di indagare sull’accaduto, scoprendo verità inconcepibili … Certo siamo lontani dalle pretese di denuncia sociale espresse dal regista americano Romero in contesti del genere: e questo mette d’accordo critici ed appassionati, almeno per quello che è possibile sentire o leggere nelle varie webzine e testate specializzate. Eppure questo orrore fisic, presente nel film dalla prima all’ultima scena, arricchito dagli effetti speciali di Giannetto De Rossi e così poco “plastificato” (direi quasi organico: vedi i vermi che divorano lo zombi o la scheggia di legno nell’occhio di Olga Karlatos) risulta essere, di fatto, un orrore “politicamente scorretto”. Perchè nel cinema “per bene” non puoi mostrare gente squartata in primo piano: certe cose si possono al massimo accennare, e Fulci ha sempre riso in faccia, nella propria orgogliosa indipendenza, a tale ipocrita convenzione.

L’orrore di Fulci esce fuori in modo coraggioso e personalistico, in un’opera di grande intensità che un minimo passo falso avrebbe trasformato in uno dei ridicoli cloni ottantiani del capolavoro di George Romero: Fulci, inserendo nuovi elementi nella storia e girandola quasi come fosse un cannibal-movie, smantella da principio le accuse di plagio ricevute all’epoca da Romero e Argento. Questo proprio perchè si rifà alla tradizione voodoo ed haitiana dei morti viventi, un po’ come ha fatto – in modo molto più politico – Wes Craven in “Il serpente e l’arcobaleno”: una tradizione in qualche modo dimenticata, che le varie riletture che ben conosciamo avevano da qualche anno un po’ messo da parte, al fine di mostrare uno zombi modificato, alterato, spesso re-inventato e calato in contesti moderni (un esempio anticonvenzionale di questo è forse Il demone sotto la pelle di Cronenberg oppure Incubo nella città contaminata di Lenzi). Fulci riprende quindi la tradizione classica del morto vivente, filma una storia solida e la arricchisce dei suoi ben noti tocchi da maestro.

Zombi 2 è prima di qualsiasi altra cosa un film di avventura a sfondo horror, che inizia con un episodio casuale e culmina con un’apocalisse da brivido: e in questo le somiglianze con l’opera di Lenzi “Incubo sulla città contaminata” (anche se lì, risaputamente, non si trattava di zombi) sono a mio avviso interessanti. Lo sdoppiamento dell’intreccio proposto nel bellissimo film del regista-sceneggiatore sembra avere qualcosa in comune con il duplice livello città “civilizzata” / villaggio dei morti viventi mediante una poetica pessimista, crudele e molto efficace. Questo va ricordato quando si dice che gli horror italiani sanno soltanto copiare i canovacci esteri, e soprattutto quando si sostiene che il trash finisca per prevalere sempre e comunque su tutti i film di questo tipo. Si parlava di dinamiche da cannibal movie, e forse l’analisi non è del tutto fuori luogo – anche se Fulci sembra avere in mente l’aspetto apocalittico delle vicende, e non ha tempo nè voglia di sfrecciare dardi contro l’occidentalismo come aveva fatto Deodato e anche Lenzi.

Tornando a Zombi 2, si tratta di una storia sceneggiata con grande abilità e recitata sempre sopra le righe, che inizia come dicevamo con il ritrovamento di un morto vivente su una nave abbandonata nel porto di New York. Lo zombi inizierà a diffondere il contagio proprio dal primo poliziotto aggredito, mentre un giornalista sarà affiancato alla figlia di uno scienziato per indagare sulla sua scomparsa, avvenuta nell’isola tropicale (immaginaria) di Matul.

Recatisi sull’isola per scoprire cosa sia successo all’uomo, scoprono vari morti che stanno misteriosamente tornando in vita, mentre uno dei protagonisti – David – fa di tutto per cercare una spiegazione scientifica al fenomeno (e sua moglie pagherà per lui la sua ostinazione). La scoperta finale, così come la conclusione inaspettata, riescono a rimanere scolpite nella mente dello spettatore fino ad oggi, tanto che nuove generazioni riscoprono Fulci oggi, ed organizzano convegni con gli attori dei suoi film (vedi lo speciale sul DVD Nocturno).

Le musiche di Zombi 2, perfette e calzanti, sono state affidate al compositore Fabio Frizzi (il fratello del Fabrizio televisivo), il quale fu autore di svariate colonne sonore dell’epoca: in questa circostanza ci regala da un lato una lugubre composizione tastieristica degna dei migliori Goblin, dall’altra risalta il contrasto tra gli aspetti della civiltà primitiva presente nel film ed i “bianchi buoni”, mediante un reggae particolarmente azzeccato poichè stride pesantemente con la pessimistica conclusione dell’opera.

Un film ambientato parzialmente in America, con attori ed ambientazioni americane e girato da un regista italiano anarcoide che non da’ spazio nè ad eroi, nè a presunti anti-eroi, per mostrare quella cosa che in molti non sanno o non vogliono più realizzare: il Cinema Horror.