Apatico burn-out
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X era androgina, senza nome e senza volto.

Un’ombra tra le ombre.

Una vita in balia di sé stessa.

Apathetic.

Sosteneva con virulenza il negazionismo climatico e condivideva con soddisfazione elusiva meme con su scritto “siamo ad agosto, grazie al cazzo che fa caldo“. Il mondo intorno a lei si riscaldava, ma lei preferiva ignorare le minacce e vivere nella sua bolla di apatia.

Il lavoro che svolgeva non aveva senso per lei, un impiego grigio e privo di passione. Si svegliava ogni mattina, senza scopo, trascinando i piedi come se camminasse sulle braci dei residui della sua coscienza. Ma continuava imperterrita, come un automa, senza emozioni.

Mentre era seduta alla scrivania in ufficio, sentì una sensazione di bruciore provenire dall’interno di sé.

Un bruciore di stomaco fitto, insostenibile, che prima divenne nausea poi si estese fino alla punta dei piedi. Il suo corpo iniziò a tremare, come se stesse implodendo sotto il peso di una pressione invisibile. La fiamma dell’apatia si trasformò in un fuoco divorante di ansia e stress. Il burnout la stava travolgendo come un uragano, e non voleva fare più nulla. La negazione di tutto ciò che la circondava aveva finito per bloccarne ogni fluido vitale, mentre il suo corpo e la sua mente collassavano sotto il peso della realtà. Il suo essere apatico si era trasformato in un incubo bruciante. Le pareti dell’ufficio sembravano chiudersi su di lei. La luce era sempre più soffocante. Le voci dei colleghi sembravano un grido assordante. X si alzò in piedi, tremante, e poi fuggì dall’ufficio come una creatura in preda al panico. Mentre correndo cercava di liberarsi dalla prigione della sua vita senza senso, una pioggia torrenziale iniziò a cadere dal cielo scuro e minaccioso.

Le strade erano deserte, le luci delle città erano spente, e lei continuava a correre verso un destino sconosciuto. Senza accorgersene, si trovò a raggiungere un vecchio edificio in rovina ai margini della città. Era una struttura abbandonata, ricoperta di edera e mistero. Sospesa tra il dolore del burnout e l’ossessione di fuggire dalla sua stessa vita, X decise di esplorare quell’antro di decadenza. Mentre scendeva in una stanza buia e angusta, qualcosa cambiò. La sua apatia si trasformò in curiosità verso nuove forme di terrore. Davanti a lei, tra le ombre, emerse una figura spettrale. Era un essere demoniaco, con occhi lucenti e artigli affilati. X era spaventata ma apprezzò quel cambiamento rispetto alla routine, se non altro.

Senza sapere perché, il mostro sembrò riconoscerla e pronunciò il suo nome (…), un nome che aveva dimenticato. Le sussurrò di essere l’incarnazione del suo burnout, un’entità nata dalla sua negazione e dalla sua indifferenza verso il mondo circostante. Il suo passato di apatia e negazione si era trasformato in un punto di forza, dimostrando che il potere del cambiamento risiede sempre in noi stessi.

No, non divenne mai un’attivista ambientale (sarebbe stato troppo scontato, come riscatto). Si limitò a cambiare città e trovò un nuovo lavoro. (Immagine di copertina: apathetic burnout as a robot, StarryAI)

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