Digressioni

Archive 81 non avrà una seconda serie

La notizia fa rumore da diversi giorni, e sembra confermata da diverse fonti interpellate sul tema: la fortunata serie sull’archivista di VHS Archive 81 non continuerà più, come molte altre serie TV cancellate definitivamente per volontà di Netflix.

La serie, composta ad oggi di otto episodi, aveva debuttato su Netflix qualche mese fa, raggiungendo un discreto successo di pubblico e critica, tesa ad interrogarsi soprattutto su quel finale enigmatico. Un finale che rimarrà aperto alle fantasie degli spettatori o alla loro curiosità, salvo essere sepolta tra le serie che avrebbero potuto essere qualcosa di differente. Stesso destino riservato, ad esempio, ad un classicone degli anni ’80 come Il mio amico Arnold, cancellato senza preavviso in una circostanza anch’essa curiosa: vennero trasmessi solo 19 episodi sui 22 previsti dalla emittente ABC, sulla falsariga dell’idea che la serie avesse già fatto il suo tempo, senza contare che Gary Coleman aveva ormai 17 anni e non restituiva più, per varie ragioni (tra cui una situazione economica poco rosea e qualche contrasto familiare), l’idea di quel personaggio così amato dal pubblico. Nulla che abbia davvero a che vedere con la terminazione di Archive 81, serie longeva e ricca di spunti horror originali quanto coinvolgenti, ma il parallelismo ci è venuto in mente per via dell’incompiutezza che caratterizza entrambi.

Archive 81 racconta la storia dell’archivista Dan Turner (Mamoudou Athie), che decide di iniziare a lavorare al restauro di una misteriosa collezione di videocassette danneggiate molti anni prima, in  circostanze poco chiare. Entrerà così a contatto con Melody Pendras (Dina Shihabi), un personaggio che sembra voler comunicare con lui mediante i nastri delle VHS da lui visionate. Il cast comprende Evan Jonigkeit, Julia Chan, Ariana Neal, Matt McGorry e Martin Donovan, mentre la seire è stata liberamente ispirata da un podcast omonimo. Si spera vivamente che Netflix, un giorno, possa cambiare idea in merito, o che si tratti di una cinica manovra pubblicitaria per provare, al limite, riavvicinare e convogliare nuovo pubblico.


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