Dead Snow (T. Wirkola, 2009)

Un gruppo di studenti di medicina si reca in un cottage in montagna per una vacanza a base di motoslitte, birra, sesso e giochi imbecilli. Presto degli zombi nazisti verranno a reclamare l’oro di cui i giovincelli si sono appropriati…

In breve. Splatter in alta definizione per questo film in bilico tra serio, demenziale e luoghi comuni di almeno trent’anni fa. Non annoia, diverte ed intrattiene, pur rimanendo sostanzialmente inferiore alle aspettative.

Tommy Wirkola, classe 1979, ottima annata – anche perchè è la mia. Ironia a parte, un regista con le idee abbastanza chiare ed i mezzi idonei per girare questa indegna accozzaglia di splatter e “cose” già viste, con qualche piccola sorpresa che rende il film sostanzialmente godibile. Amputazioni, seghe elettriche, martellate in faccia, sbudellamenti e momenti che in molti hanno definito ironici, ma non credo che tutti coglieranno appieno l’ironia: anche perchè, non ho bencapito per quale motivo, il film non è serio ma nemmeno da piegarsi in due dal ridere. Non che “Dead Snow” sia un brutto film, tutt’altro, ma soffre di quei difetti che ogni bravo b-movie possiede quasi per deformazione professionale: recitazione approssimativa, citazionismo esasperato, situazioni stereotipate, momenti poco incisivi ed altri carichi di tensione nei quali ogni appassionato riuscirà – seduto in poltrona, e con un sorriso sarcastico – a prevedere quello che sta per accadere. Gli zombi di Wirkola, seguendo la tradizione recente (in realtà inventata da Fragasso, a cui bisogna darne credito), corrono all’impazzata, sono velocissimi e soprattutto dotati di forza disumana.

Dead snow“, parlando senza peli sulla lingua, è molto vicino ad una stronzata. Ma è una stronzata ben riuscita: non mancano momenti fuori dalle righe, ma la definizione “demenziale” esce fuori soltanto perchè parliamo di zombi nazisti. Da un lato non vedo perchè l’idea, considerata un po’ ridicola ai tempi de “L’occhio del triangolo”, possa diventare improvvisamente geniale: a mio parere è come se il regista sia rimasto indeciso fino alla fine se 1) mantenere un tono da horror serioso, 2) buttarla sullo slasher classico e chi s’è visto… o 3) inventarsi il modo più originale per far morire i personaggi senza badare minimamente alla trama. Dico questo non per denigrare la pellicola di Wirkola in sè, quanto per far capire a qualche curioso che volesse farsi un’idea a cosa sta andando incontro vedendo questo film. A me è piaciuto, quindi, anche se non mi ha convinto del tutto.

In molti hanno parlato di demenzialità alla Jackson, scomodando paragoni con “La casa” di Raimi: pero’ una maglietta di “Braindead”, una citazione esplicita da “La casa 2” e qualche sprazzo che ricorda qualcos’altro non riescono da soli ad alzare di molto la mia valutazione. Bravo, ma basta insomma: e direi pure che se fosse uscito coi mezzi degli anni 70 ne parleremmo come di una schifezza senza appello. Il fatto è che c’è il digitale, ci sono effetti speciali di livello e la fotografia nitida, che riescono a salvare il tutto e a renderlo cult. Ci sono altri film simili che, per inciso, ho trovato decisamente superiori, ma di certo non trattavano l’argomento zombi: qui è come se Machete avesse fatto un’improbabile comunella con il Postal Dude, mettendo in mezzo un’invasione di morti viventi per dare un motivo alle persone per difendersi da qualcosa. Ergo se conoscete i riferimenti esterni e sapete coglierli, divertimento assicurato: altrimenti… Semplicemente da Oscar del trash, al di là delle violentissime scene splatter (i soliti occhi strappati dalle orbite, i cervelli che schizzano via) la sequenza in cui Chris fa sesso con il nerd Erlend (appassionato di horror, o meglio “il più grande film geek“): e specifichiamo, lo acchiappa direttamente dentro al cesso, in una scena che più improbabile non si può. Per quanto riguarda le musiche, direi che la scelta è azzeccata in certi punti (specialmente nelle scene più movimentate) e meno in altri, ma il risultato complessivo non sfigura affatto.

In conclusione se pensate che sia logico che gli zombi possano sanguinare, che un gatto delle nevi possa diventare un’arma impropria, che si possa sopravvivere ad una caduta da un burrone e che uno studente in medicina possa cucirsi le ferite sul collo come il miglior Rambo, accomodatevi: Wirkola ha realizzato un film che non potete perdere per nessuna ragione. In caso contrario, sarebbe il caso di dare un occhio a qualche altro zombi-movie un po’ più classico, e riservare “Dead snow” a qualche maratona horror in cui non si vada troppo per il sottile.

“Presumo che voi viziate teste di cazzo, non vi siate presi la briga di
controllare la storia locale, prima di venire a gironzolare col vostro
maledetto spazzaneve”