Recensione

Elogio della scoreggia: “Kentut” (Aria Kusumadewa, 2011)

Kentut è un film indonesiano di Aria Kusumadewa, satira politica molto esplicita che rappresenta due candidati contrapposti – beffardamente definiti N.1 e N. 2 – che se ne dicono di tutti i colori in TV come durante dei comizi, fin quando quella apparentemente più ragionevole viene ferita in un attentato. Ricoverata in ospedale, i medici dicono che riuscirà a salvarsi solo trattenendo i peti; sarà dunque un affannarsi di politici e religiosi che le andranno a fare visita al solo scopo di mercanteggiare voti e nuovi adepti, nell’attesa di una scoreggia liberatoria che porterà la vicenda alla conclusione.

Tra corporalità a volte un po’ insensate e macchiette corrosive per quanto un po’ qualunquistiche – in particolare colpisce quella del candidato edonista, amante del lusso e delle donne e decisamente populista – il film si sviluppa sul non-sense e sulla corporalità pura, toccando seppur timidamente i lidi toccati spesso dal comico Borat. Ovviamente il paragone regge solo in parte, in quanto il lavoro non è probabilmente perfetto per quanto rimanga sostanzialmente apprezzabile. L’originalità pronunciata della trama, di fatto, lo rende un potenziale oggetto di culto anche dalle nostre parti, ammesso che venga un giorno – come si spera – doppiato in italiano.


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