La casa sperduta nel parco (R. Deodato, 1984)

Quando si parla di questo film oggi, si pensa meccanicamente ad un “revenge movie” e alla shoxploitation care a Tarantino. La scena dello stupro iniziale, in cui vittima e futuro carnefice vengono inquadrati, in auto, separatamente, è talmente ben congegnata da far credere che si trovino nella stessa vettura. Invece non è così, perchè il maniaco sta per consumare il suo atto di violenza carnale contro l’innocente donna senza alcuna pietà, intrufolandosi nel suo mondo con la facilità di un rasoio che penetra una morbida carne.

la storia si conosce: si tratta di un classico shoxploitation con molteplici richiami agli anni 70, pur essendo uscito agli inizi del decennio successivo. la firma è di Ruggero Deodato, regista del discusso “Cannibal holocaust”. a detta di molti, egli non da’ il massimo in quest’opera, dato che in effetti si basa su una serie di citazioni spudorate (per non dire scopiazzature) de “L’ultima casa a sinistra” di Wes Craven (a cominciare dallo stesso attore protagonista). A parte questo, il film può essere tranquillamente visto senza troppi “intoppi”. sicuramente la storia possiede il giusto potenziale di tensione, ma le pecche non mancano: e ce ne sono parecchie, tra cui la noia nella sceneggiatura che si respira verso la metà della pellicola. Ad essere pignoli, anche il personaggio del bravissimo protagonista (alex), è molto ben caratterizzato – eppure a volte cerca di essere penosamente sarcastico senza riuscirci (vedi battute trash come “hai mai sentito tante stronzate tutte assieme? la chiameremo miss stronzamerica”…)

Nonostante il livello quasi amatoriale di recitazione di più della metà dei protagonisti, la cosa piu significativa è probabilmente l’atteggiamento “a doppia faccia” che le giovani borghesi – per quanto odi questo genere di schematizzazioni – nutrono verso Alex. Alex è un meccanico, stupratore abituale, incapace di controllare i propri impulsi animaleschi, eppure dotato di una capacità enorme di sedurle, almeno a prima vista, sorprendente data la natura formalmente diversa dell’uno e delle altre. al tempo stesso, nell’animo di Alex aleggia una sorta di lealtà e “nobiltà” di fondo, che esce fuori nel momento in cui si accorge dell’atteggiamento provocatorio dei giovani nei confronti dell’amico menomato Ricky.

In particolare, la scintilla che fa scattare la violenza è proprio il gioco iniziale a cui è sottoposto l’amico, simbolo dello snobismo che, anche nella vita di ognuno, sembrano sottoposte le persone più fragili e sincere di fronte a quelle “belle” e prive di scrupoli. questa ostentazione di superiorità (effettivamente detestatibile) scatena una violenza pesantissima contro tutti gli inquilini della villa. una violenza che, in effetti, è davvero inquietante ma risulta fin troppo alienante e poco credibile, dato che nessuno, per quasi tre quarti di film, accenna una reazione degna di nota.  D’accordo che si tratta di una forma di coerenza con i personaggi che sono terribilmente “fighetti”, e non possono (forse un po’ per definizione) averla vinta contro un rude meccanico psicopatico. Pero’ esiste un qualcosa chiamato “istinto di sopravvivenza” che deodato sembra dimenticare, preso com’è a volere dare un messaggio provocatorio basato su immagini violente ed ostentazione di sangue e sesso.

Un aspetto sorprendente: lo stesso barlume di umanità che mostra il maniaco non viene affatto mostrata da nessuno dei giovani, i quali subiscono la situazione loro malgrado con passività, per poi infierire con la sua stessa crudeltà verso il “cattivo”. Ma questo soltanto quando sanno di averlo legato al guinzaglio. Il ritratto è negativo per tutti, eppure chi ne esce peggio non sono certo alex e ricky. Una metafora dell’ipocrisia e slealtà di alcune categorie di persone veramente spiazzante ed efficace. Il “senso di rivalsa” che dovrebbe respirarsi ad un certo punto, in realtà, ha ben poco del cosiddetto “revenge-movie”, e questo dipende probabilmente dall’interpretazione abbastanza debole di tutti gli attori. Soprattutto l’odioso (sia per il modo di recitare che per il personaggio in sè) co-protagonista giovane borghese americano,biondo e perfettissimo, vittima suo malgrado di tutti i peggiori stereotipi.

Splendido, poi, il parallelo, tra lo stupro di Cindy da parte del cinico Alex ed il sesso spontaneo e (forse) sincero tra la bella Gloria e Ricky. In effetti quest’ultimo, lungi dal possedere la cattiveria innata dell’amico Alex, lontano dal branco mostra di essere fin troppo fragile, e succube di una situazione che apparentemente dominava alla grande. Lisa è certamente il personaggio piu terribilmente ambiguo, soprattutto nel finale. Apparentemente terrorizzata dalla situazione, alterna (in una sorta di sdoppiamento di personalità) momenti in cui è schiava delle circostanze ad altri in cui vive addirittura a proprio agio la sottomissione verso i due teppisti.

inutile sottolineare che gli stessi rapporti che si instaurano tra i vari personaggi sono quasi esclusivamente di natura sessuale esplicita. Il finale, su cui si è molto discusso, appare forse poco credibile non tanto per le motivazioni quanto per il modo in cui è stato architettato il tutto. Ad ogni modo, bisogna riconoscere che si tratta di una metafora molto efficace della sete di vendetta di taluni individui, che se ne fregano di mettere in pericolo la vita dei propri amici e cari per il proprio tornaconto personale. inutile dire che dopo aver visto il film, i ruoli di “buoni” e “cattivi” risultano stravolti diverse volte e risulta difficile cantare alla “vittoria” di qualcuno. anzi, a me è dispiaciuto pure.

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