Il tunnel dell’orrore (T. Hooper, 1981)

Un gruppo di ragazzi passa la serata dentro ad un luna park, senza sapere che i gestori nascondono un orribile segreto…

In breve. Classicone anni ottanta, dimenticato ingiustamente dai più e ricco di stilemi tipici del periodo: probabilmente uno dei tanti film da riscoprire e rivedere oggi. Dinamiche da slasher puro, e omaggi al cinema che conta fin dall’inizio (Halloween, Psycho).

Certamente non è il film più celebre di Hooper, ma ha il suo perchè: anche solo per l’interpretazione di Elizabeth Berridge, archetipo di bellezza da horror ottantiano messa un po’ in secondo piano negli anni, che si mostra in modo cangiante: la scelta ricadde su di lei, probabilmente, per il suo aspetto da ragazzina (all’epoca non aveva più di venti anni, anche se in certe inquadrature ne dimostra addirittura cinque o sei di meno), e per rimarcare il suo disobbedire ai genitori che segna in qualche modo il suo ingresso nell’età adulta, ovviamente in modalità “incubo ad occhi aperti“. Impossibile trascurare, poi, la figura del crudele protagonista (Gunther), che agisce con una maschera di Frankenstein ed il cui carattere viene delineato con maestria dal “pennello” del regista. Vive assieme a consaguinei psicopatici, è insicuro verso le donne (ed affronta in modo conflittuale la sessualità) e finisce per rivoltarsi contro degli innocenti per sfogare il proprio odio: elementi che non fanno che proseguire quanto stabilito da Hooper in “Non aprite quella porta”, mostrando in parte certe degenerazioni del buonismo da “american-family“.

Divertente, infine, come il regista abbia maneggiato gli archetipi dell’orrore, riducendoli ironicamente ad un fenomeno da baraccone nel quale, neanche a dirlo, qualcuno finirà per morire davvero. I vari siparietti orrorifici – tipo quello del prestigiatore, ad esempio, sono semplicemente imperdibili, ed innalzano di parecchio il livello della pellicola, che scorre priva di sbavature per tutta la sua durata. Per nostalgici della paura di trenta anni fa, e per chi volesse vedere un horror di quelli che difficilmente si vedono oggi, se non per tentativi di riciclaggio.