Davvero considerevole la fan theory che è iniziata a circolare sul sito TheDailyBeast, e che propone una singola spiegazione alla capacità di Kevin – il giovane protagonista del celebre film “Mamma, ho perso l’aereo!” – di proteggere egregiamente la propria casa, proprio mentre tutta la sua famiglia è lontana da casa. In realtà, come ogni fan theory che si rispetti, nasce su qualche forum di cinema, ed è interessante parlarne in un sito di horror soprattutto per via della rilettura con plot twist che fa di una storia poco credibile nel suo insieme (per quanto di grande successo) un qualcosa di, almeno in parte, quasi sconvolgente.

Non c’è dubbio che Home alone abbia fatto parte dell’infanzia di moltissimi di noi, e che non ci voglia un critico cinematografico per capacitarsi che sia un film divertente per il target a cui a è rivolto quanto, sostanzialmente, mediocre nell’impianto.

Questa critica è stata sarcasticamente raccontata da un micro-episodio dei Griffin, del resto; ma qui si cerca di andare oltre, e di trovare significati nascosti all’interno di una storia ben nota.

Le domande a cui è più difficile rispondere in “Mamma, ho perso l’aereo“, del resto, sono le seguenti:

Ecco, la madre: punto cruciale di una fan theory che tanto per (non) cambiare ha a che fare con la morte. Secondo questa rilettura, la madre non si sarebbe mai rassegnata alla morte del figlio, e sarebbe la sola a continuare a parlarci a differenza di tutti gli altri che sostanzialmente ne hanno paura. Se ricordate più o meno a metà della storia, la madre di Kevin dall’aeroporto si procura un passaggio per tornare a casa a prendere il figlio, grazie ad una band musicale che gentilmente si offre di accompagnarla. La donna racconta al musicista Gus di aver lasciato il proprio figlio solo a casa, alchè l’uomo risponde che gli è successa una cosa simile tempo prima: ha dimenticato il proprio ragazzo in una sala mortuaria, “era terrorizzato”.

LEGGI ANCHE:  Dead Snow (T. Wirkola, 2009)

Nell’originale Kate risponde “Maybe we shouldn’t talk about this“, e l’uomo chiude la discussione con “I’m sorry I did” – ed è proprio questo scusarsi che fa scattare la scintilla: la madre sta tornando a casa perchè crede di aver dimenticato un figlio – che in realtà è morto da tempo – essendo l’unica non rassegnata alla morte di Kevin. Del resto il figlio non racconta mai apertamente di aver cacciato degli scassinatori da casa, e si tornerà (a questo punto più o meno) felicemente alla situazione di partenza. Nella versione ufficiale, lo fa perchè ciò rappresenta la sua crescita definitiva; in quella alternativa, lo farebbe perchè è lo spirito che continua a proteggere la propria casa.

Se ricordate da dove siamo partiti, ci sono altri indizi interessanti: Kate, la madre di Kevin, è la sola a reagire con vivacità alla notizia di aver dimenticato il figlio a casa, tanto che è la sola che il passivo consorte concede la possibilità di tornare a casa (assecondando così il desiderio di una donna fragile). A questo punto, quindi, nella caotica scena iniziale assisteremmo semplicemente ad un piccolo fantasma dispettoso che non vuole saperne di morire, e che realizza piccoli dispetti ai familiari. L’odio nei suoi confronti (un innocuo bimbo di 8 anni), secondo la fan theory, a quel punto sarebbe giustificata dal fatto che sarebbe un fantasma che non si decide a lasciare la casa, da cui la sua capacità innata di proteggerla.

La fan theory è certamente affascinante, sotto un certo punto di vista direi che arriverebbe a migliorare grandemente il film (se ci fosse stata la rivelazione finale che Kevin è morto non sarebbe più un film per bambini, ma sarebbe stato un mind-blown non da poco, degno di Shamalayan o Mangold), a questo punto; ovviamente è solo una suggestione che non regge sotto vari punti di vista (cambia radicalmente il senso del film che sarebbe, a questo punto, poco più di una favola nera), e tra le altre cose non giustifica apparentemente l’esistenza di un seguito.

Cosa che, in realtà, non sembra giustificata lo stesso – per cui tanto vale… (fonte)

03/01/2018