South Park – Il film: Più grosso, più lungo & tutto intero (T. Parker, 1999)

South Park – Il film: Più grosso, più lungo & tutto intero (T. Parker, 1999)

A South Park è appena uscito il volgarissimo z-movie di Trombino e Pompadour, attori canadesi dal dubbio talento: tutto questo diventerà causa di una guerra dalle proporzioni inimmaginabili.

In breve. Una sintesi efficace e spassosa della famosa serie che sopravvive fino ad oggi: da non perdere per nessuno motivo.

Prima di essere il film entrato nel Guinness dei primati per il maggior numero di parolacce mai utilizzate in un cartone animato (199 parole o gesti offensivi e 221 atti violenti), South Park – The movie è una satira feroce, miratissima e senza pietà verso la MPAA e la censura che, ancora oggi, frena e filtra qualsiasi cosa possa finire filmata su uno schermo. Se la storia è piuttosto essenziale ( l’uscita al cinema del film di Trombino & Pompadour, attori trash immaginari autori di un lavoro pieno di scoregge e volgarità, il che arriverà a scatenare una guerra apocalittica tra USA e Canada), sfrutta meccanismi ben collaudati della serie omonima da un lato, e li dipana in decine di sottotrame differenti: il rapporto tra i personaggi, la qualità scadente dell’educazione pubblica nelle scuole, la storia d’amore frustrata di Stan, il bullismo tra ragazzini, l’ipocrisia contro la volgarità nel cinema e nell’arte in genere, l’organizzazione della scuola e, naturalmente, l’ambiente ipocrita che si respira nelle cittadine di provincia. Cosa che in molti dovrebbero ricordare, peraltro, a differenza della serie gran parte parte del film si svolge come un musical, genere a cui Parker è devoto (regista nonchè doppiatore della maggiorparte delle voci), in cui la parte musicale è quella classica, familiare al pubblico, ma il contenuto è quasi sempre politicamente scorretto.

Raccontando una storia tutto sommato semplicissima nel suo concepimento, Parker e Stone sono abilissimi a non renderla mai noiosa o banale, sviluppando vari sotto-intrecci ed arricchendola di elementi satirici (come la storia d’amore tra Saddam Hussein e Satana in persona, motivo per cui la produzione mai pensò di distribuirlo in Iraq, dove il politico e milirare rimase in carica fino al 2003). Vengono presi di mira, ovviamente, vari personaggi pop e VIP noti in tutto il mondo, tra cui Brian Adams (canadese), Winona Ryder (accusata di essere pro-war, nonostante un passato da hippie), Bill Clinton, Conan O’Brien, Andy Richter, Max Weinberg, Brooke Shields, i fratelli Baldwin (Alec, Daniel, Stephen e William), Bill Gates (lo sketch su Windows 98 è diventato epico tra gli informatici), Brian Boitano, Brian Dennehy, Wayne Gacy and James Stewart, George Burns, Adolf Hitler, il comico George Burns, Gandhi ed il pattinatore Brian Anthony Boitano – tutti (o quasi) messi sullo stesso piano: alla satira di Stone e Parker, semplicemente, non si sfugge in nessun caso, perchè nessuno è realmente immune da critiche (inclusi liberal americani e gay).

Paradossale, poi, come la maggioranza del pubblico del film nei cinema USA fosse composto giusto da minorenni, almeno secondo una diffusa urban legend (mai confermata, ed oggetto di un episodio successivo della serie) riuscissero ad entrare al cinema di straforo – acquistando i biglietti del flop al botteghino Wild Wild West, uscito nello stesso periodo. Di sicuro fu uno dei film più visti da quella fetta di pubblico, rivaleggiando con American Pie che uscì lo stesso anno. Chiaramente, al netto delle apparenze, si tratta di meta-cinema (ad esempio l’osservazione di Cartman sul film che ha appena visto è semplicemente magistrale: “sì, ma i disegni fanno cagare“), ed è incredibile come la coppia di autori sia riuscita a non appesantire nè rendere insostenibile il tutto nel suo insieme. Perchè la bellezza di quando si riescono a fondere equilibrio e sintesi, per quanto estremi o volgari possano essere, è proprio nel fatto che il film è sostanzialmente indirizzato a tutti, ovviamente ad eccezione dei tromboni oggetto dei maggiori sberleffi nel film stesso. Con l’arricchimento di vari contributi musicali considerevoli: quelli di Marc Shaiman, che è autore dei pezzi da musical, mentre il brano che accompagna la discesa all’inferno di Kenny, per la cronaca, è cantato da James Hetfield dei Metallica e si intitola “Hell Isn’t Good“.

Il dilemma posto da Parker e Stone è quello, mai risolto, della censura: la società è pronta ad accogliere qualsiasi forma di arte (o presunta tale)? Sembrerebbe di no: da un lato, infatti, un gruppo di bifolchi (insensibili alla violenza, quanto sensibilissimi alle parolacce) farebbe qualsiasi cosa per fermarli, dall’altro l’alternativa sembrerebbe quella atteggiarsi a radical chic ed ignorare superbamente il cinema trash in toto (Wendy ed il suo compagno secchione). Entrambe le alternative sono sbeffeggiate allo stesso modo, seguendo uno schema collaudato in cui, alla fine, non emerge altro se non lo spirito anarchico e libertario della serie. Tante sono le perle, poi, nascoste nel film: a cominciare dal fatto che Kenny, il ragazzino povero che muore ad ogni puntata, si rende perfettamente visibile (è biondo, per la cronaca), a finire su concept magistrali e grotteschi come la ricerca di Dio (e, naturalmente, quella del clitoride).

Un film, quindi, molto divertente da gustare ancora oggi, soprattutto sulla base di una certa aneddotica paradossale che la dice lunga: ad esempio la MPAA che vietò la rappresentazione esplicita di una scena di sesso tra un uomo ed un cavallo (horse fucker, secondo la canzoncina di Trombino & Pompadour, che comunque si vede come immagine), ma accettò pacificamente una di coprofilia tra un tedesco e la mamma di Cartman (che non si vede esplicitamente). La stessa MPAA che, a quanto pare, obbligò a cambiare il titolo perchè conteneva la parola “inferno” – il titolo originale doveva essere South Park: All Hell Breaks Loose, poi distribuito come South Park: Bigger, Longer & Uncut – anche se in questo caso un portavoce dell’associazione negò di aver mai ricevuto una richiesta del genere dagli autori. Che sia vero o meno, del resto, che lo stesso Saddam, una volta catturato dai militari USA, fosse stato costretto a vedere più volte questo film, rimane senza dubbio uno dei migliori film di animazione per adulti mai realizzati: sintesi perfetta dello stile, delle intenzioni e del mood della serie (lo stesso molto spesso travisato e malinteso, soprattutto dal pubblico più conservatore).

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