Vampires (J. Carpenter, 1998)

Jack Crow è un cacciatore di vampiri ingaggiato dal Vaticano, che insegue il più crudele dei non-morti…

In due parole. Carpenter non poteva certo esimersi dal rielaborare uno dei più celebri stereotipi dell’orrore. Vampiri in salsa western, con dialoghi alla Rambo, qualche momento divertente e tantissima azione a tinte splatter-gore. Non imperdibile, ma da rivalutare.

Il film inizia con una casa apparentemente abbandonata, ed un gruppo di persone armate di tutto punto che la circondano: sembra quasi l’abitazione sperduta in cui Freddy ama tormentare gli incubi delle sue vittime. Invece si tratta di un covo di nove vampiri, che, grazie all’abilità ed ai prodigi tecnologici di quelli che si rivelano cacciatori inviati dal Vaticano, vengono sterminati uno ad uno. Poco dopo, durante un festino, il “maestro” Valek si reca sul posto e li uccide tutti per vendetta, tranne due: il cinico Jack Crow (Woods) e l’ambiguo Montoya (Baldwin). Il mostro dimostra di avere una forza disumana, il che fa sospettare intrighi e complotti che lentamente si sveleranno allo spettatore. In certi punti, curiosamente, i vampiri sembrano assumere una parvenza da veri e propri zombi iper-veloci (esempio: quando emergono dal luogo in cui sono stati sepolti), e questo nonostante Carpenter non abbia mai girato un film di questo sottogenere – magari lo facesse, per inciso.

Diversi i punti interessanti del film: la mitologia vampiresca in chiave moderna, la storia che riserva più di una sorpresa, il livello di splatter che farà la gioia degli appassionati. Affascinante poi come il personaggio di Katrina, la conturbante Sharyl Lee-Laura Palmer (che il buon John sembra inaspettatamente non perdere occasione per mostrare nuda) “veda” con gli occhi del malefico Jan Valek, che interpreta un ex prete vampirizzato, nientemeno che il primo della storia. Allucinazioni orrorifiche e spettacolari che impreziosiscono dunque Vampires, nel quale pero’ qualche licenza poetica di troppo non manca (dialoghi da b-movie d’azione di quinta categoria, problema forse anche di doppiaggio italiano, oppure la mitica carta degli avvistamenti dei vampiri che forma una “costante logaritmica” su cui è bene sopravvolare): tutto sommato nel contesto di un buon film di genere, e visto che c’è dietro il Maestro americano dell’horror indipendente, ci può stare.

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Vampires (J. Carpenter)
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