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Whistleblowing!

Nel groviglio della sicurezza informatica e della sorveglianza planetaria, Edward Snowden emerge come una figura cardinale, scuotendo le basi di privacy e sicurezza. La sua storia è – in qualche modo – il whistleblowing puro, concreto, primordiale, in grado già all’epoca di mettere in primo piano il sottile equilibrio tra sicurezza di stato e privacy.

Due mondi che sono progressivamente emersi negli ultimi anni, per cui da un lato si è avverato quanto premesso da Glenn Greenwald nel suo libro No place to hide (ovvero che le pratiche di sorveglianza si sono evolute effettivamente a pari passo con le nuove tecnologie). Dall’altro è successo qualcosa di più inquietante, a nostro avviso: le istanze dei libertari e dei tecnici politicizzati (o quantomeno di quelli “fan” della privacy e custodi dell’arte crittografica, delle password sicure e dell’autenticazione a due fattori) si sono diluite in miriadi di sconclusionati complottismi, delineando un quadro in cui c’è sempre un gombloddo tragicomico, da qualche parte.

E questo naturalmente ha finito per vanificare parte della lotta politica di cui Snowden si è reso, a suo modo, protagonista, mentre assistevamo quasi inermi al prevalere la tecnocrazia dei grandi e piccoli stati. In fondo uno stato, per quanto autoritario, sarà sempre e comunque più rassicurante dell’ennesimmo utente che cercherà di portare tutto alla ragionevolezza, ormai facile da zittire tacciandolo semplicemente di complottismo.

Ho deciso di sacrificarmi perché la mia coscienza non può più accettare che il governo statunitense violi la privacy, la libertà di Internet e i diritti basilari della gente in tutto il mondo, tramite un immenso meccanismo di sorveglianza costruito in segreto (E. Snowden, 2013)

Chi è Edward Snowden e perchè è un whistleblower

Per capire come ci siamo arrivati è bene fare un passo indietro e provare a rileggere i primi istanti. Edward Snowden nasce nel 1983 e ha un passato da esperto di informatica. Non è esattamente un antagonista, in termini politici: al contrario, ha deciso di arruolarsi nelle Forze Speciali per combattere in Iraq, cosa che non potrà mai avvenire a causa di un incidente in addestramento. Nel 2013, dopo varie esperienze lavorative presso aziende come la Dell e addirittura nella CIA, Snowden viene assunto dalla Booz Allen Hamilton, società consulente di tecnologia informatica per la NSA (l’agenzia per la sicurezza nazionale).

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Qui succede qualcosa dentro di lui: inizia a dubitare dell’etica e della correttezza del proprio lavoro, sembra dubitare di vari aspetti legati alla legalità di quanto gli fanno fare, così qualche tempo dopo contatta i giornalisti Glenn Greenwald, Laura Poitras e Ewen MacAskill con una email crittografata. Ha intenzione di desecretare i documenti riservati che provano l’esistenza di programmi di sorveglianza statunitense, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti e Unione Europea (a livello di metadati, ovvero di conoscenza globale di quando e tra chi fosse avvenuta qualsiasi telefonata), e programmi ancora più oscuri come il PRISM, finalizzati alla sorveglianza globale su email, chat e internet in generale. Cosa che farà qualche settimana dopo, evidenziando a livello mondiale gli abusi commessi dalla NSA che si appoggiavano, per inciso, all’emergenza terroristica all’epoca particolarmente sentita. La scelta politica era stata, in altri termini, quella di sfruttare software di spionaggio e malware di stato al fine di controllare qualsiasi comunicazione, anche se non direttamente coinvolta in questioni terroristiche ed espansa viralmente come il virus Covid-19 che avrebbe colpito il pianeta qualche anno dopo i fatti. Ricercato per anni dalla polizia USA, Snowden ha sempre operato per motivazioni ideologiche, che sono risaputamente difficili da scardinare, e non è mai stato processato. Dal 2022, per inciso, ha cittadinanza russa.

Il whistleblower, la “gola profonda” (si sarebbe scritto anni fa), è colui che espone o rivela, sia pubblicamente che in segreto, pratiche illecite o fraudolente all’interno di un governo, di un’istituzione pubblica o di un’organizzazione privata. Si tratta di individui che segnalano direttamente all’organizzazione o alle autorità competenti comportamenti illegali o rischi di cui sono a conoscenza, o che portano alla luce tali informazioni attraverso media, associazioni o istituzioni dedite a trattare tali problematiche. Le figure del whistleblower sono normalmente tutelate in vari stati e a vari livelli, ad esempio in Italia con la Legge Severino (al momento in cui scriviamo, quantomeno).

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