Wrong Turn – Il bosco ha fame (2003, R. Schmidt)

Il film riprende la storia scozzese (del XVI secolo), tra realtà e leggenda, di Sawney Bean, presunto capo di un gruppo di una cinquantina di banditi dediti ad aggressioni, cannibalismo ed incesto. Se si sia trattato di realtà o di storia inventata poco importa: qui ce n’è abbastanza perchè il regista ci possa inventare uno slasher molto essenziale, girato discretamente ma costellato da una serie di difetti piuttosto grossolani.

Ma partiamo dall’inizio: un giovane medico dall’aria fin troppo sicura di sè percorre una strada alternativa per evitare un blocco del traffico. Lungo la strada, distratto da un’alce morta per strada, urta violentemente contro la vettura di un gruppo di ragazzi, fermi perchè hanno forato una gomma. La circostanza è tutt’altro che occasionale, e presto i giovani nerd e le discinte scream girl ne subiranno le conseguenze: il bosco circostante è popolato da un gruppo di deformi maniaci, che usano non soltanto uccidere gli ignari che passano da lì, ma anche cibarsene e conservare in frigo gli avanzi.

Le citazioni sono talmente grossolane che non dovrei neanche nominarle in questa sede (Non aprite quella porta, again and again), e di fatto ho trovato la pellicola profondamente insulsa e troppo incentrata sul “voler mostrare” horror ad ogni costo: costi quel che costi, gnocca più, mostro meno. Qualcuno dovrebbe informare Schmidt che non basta davvero mettere due ragazze in canottiera e farle urlare a casaccio per fare uno slasher. Per non parlare del resto: trama che sta in piedi con lo sputo, sceneggiatura non classificabile e recitazione appena accettabile, e come se non bastasse non aiutano i dialoghi (per fortuna ridotti all’osso e spesso ai limiti del ridicolo). Ad esempio quando una delle ragazze, che ha appena assistito alla mattanza dei maniaci, fugge via urlando un leggendario “…ma che intenzioni avranno?” (indovina!). La trovata dei due tizi “belli e impossibili” che sono anche i “tosti” della situazione – mentre i più bruttarelli diventano comodi bersagli mobili per i cattivi – mi pare davvero fin troppo irritante e rende l’idea dell’agghiacciante e scontatissimo trend del filone.

Senza un vero perchè, inoltre, la dinamica di nascita, vita e morte degli esseri, che sono rappresentati come dei veri e propri cacciatori (lo spunto di fondo, quantomeno, è intrigante), presentano delle deformità (…le solite) ed una capacità di sopravvivere fuori dall’umano: non c’è tempo di intuirne la natura, perchè nel frattempo il film finisce e i più stanchi sono già fuori dal cinema a fumare. In definitiva una discreta idea sviluppata un po’ superficialmente, che (forse) in mano a registi più sul pezzo come Rob Zombie sarebbe stato probabilmente un buon film. Di fatto per “Wrong Turn – Il bosco ha fame” dobbiamo accontentarci dell’ennesimo ibrido nè carne nè pesce con cui, al più, passare una serata tra amici senza troppi pensieri.

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Wrong Turn - Il bosco ha fame (2003, R. Schmidt)
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