You’re the next (A. Wingard, 2011)

You’re the next, minaccioso già dal titolo e – sia detto di sfuggita – senza che risulti involontariamente comico (come tante premesse di horror di bassa lega hanno fatto), è un buon film di Adam Wingard (classe 1982: ha lavorato su V/H/S e diretto Home Sick del 2007) rientra a pieno diritto nel sottogenere horror-thriller delle “home invasion“, ovvero situazioni in cui (neanche troppo paradossalmente) si trova una famiglia insospettabile aggredita, di solito senza motivi chiari all’inizio, da sconosciuti armati di tutto punto. L’imprevisto diventa in questi casi un motivo perchè personaggi miti ed irrepresensibili possano sfoggiare il proprio spirito di sopravvivenza e, soprattutto, la propria innata – e fino ad allora repressa – ferocia (Le colline hanno gli occhi).

Un genere che è (stato) facile preda di allegorie e metafore di ogni genere – la paura del terrorismo in casa nostra, o l’evergreen dell’horror di sempre, cioè l’immortale paura del prossimo – e che qui arriva a prefigurarsi come uno dei migliori film del genere degli ultimi anni. E questo per una serie di ragioni che diventano difficili da elencare nella propria totalità, e che finirebbero per togliere il gusto della visione a chi non ha ancora avuto modo di gustarlo: “You’re next” parte da situazioni apparentemente stereotipate (la casa isolata nel bosco, la famiglia perfetta) ed introduce un elemento disturbante all’improvviso, cioè degli sconosciuti armati di balestra che aggrediscono gli inquilini. Lo scopo sembra quello di ucciderli uno per uno, per ragioni che si capiranno solo nel seguito (forse neanche impossibili da immaginare, in effetti). Quello che funziona tremendamente (l’avverbio non è casuale) è il mix tra normalità e delirio che rende un horror perfetto, o quasi: e questo si affianca ad uno studio sui personaggi, sulle proprie pulsioni e sui rispettivi scheletri nell’armadio che crea un gioco di ombre, brevi luci e piccoli frammenti di innocenza violata capaci di far sobbalzare sulla sedia più di uno spettatore.

Per quanto esistano lavori simili a You’re next – penso a The Strangers di Brian Bertino del 2008, ma forse il vero archetipo è Funny Games – questo film ha il pregio di saper dare un ordine al caos che si crea davanti ai protagonisti, e che si lascia guardare con curiosità e quel minimo di sospetto che, in questi casi, fa la differenza. Questo non soltanto perchè lo script è solido e le trovate accattivanti non mancano, o perchè l’avvenenza dei protagonisti – in particolare Wendy Flenn, nella parte di una dark lady iconica e conturbante – passa in secondo piano rispetto alla storia nel concreto (con tanto di finale a sorpresa beffardo, nichilista e crudele, degno della migliore exploitation), ma anche perchè You’re next è oggettivamente un buon horror, con tutte le carte in regola per diventare di culto.

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