Il sesso non è un diritto. Guida pratica per Redpilled, incel e chad

Apriorismo. Nel linguaggio filos., ogni metodo o ricerca che, prescindendo dai dati sperimentali, si fonda esclusivam. su principî razionali a priori. Per estens., nel linguaggio com., atteggiamento di chi ama sentenziare o giudicare senza vera cognizione di causa, e in base a pregiudizî. (treccani.it)

Redpilled, incel e chad rischiano di diventare la consacrazione dell’apriorismo su internet

Il sesso è un diritto? Il sesso potrebbe esserlo, dato che è un bisogno specifico essenziale secondo la piramide di Maslow? L’argomento è molto interessante e merita un approfondimento a tema, nel quale esprimeremo il nostro ineludibile punto di vista sulla questione. Sarà un articolo un po’ strano: tra Deleuze e Maslow, passando per Harry ti presento Sally.

In breve: Il sesso non è un diritto, e non è una cattiva notizia.

Premessa: perchè ne parliamo

Ideologizzare la sessualità è un sentimento trasversale a modi di pensare anche diversi tra loro: per una parte della sinistra, ad esempio, la sessualità libera è legata a desideri di libertà, di socialismo, di parità, mentre la sua repressione coincide con la repressione sociale. Per buona parte della destra, inoltre, la gestione della sessualità (anche qui) arriva a legarsi alla gestione stessa della società, cioè la sessualità viene vista come opportunità di controllo sociale, ed il fatto che varie istanze femministe vengano periodicamente travisate per sbeffeggiarle sembra dimostrare la paura che discuterne liberamente possa incutere loro. Non solo: una discreta parte di utenti internet, in gran parte nichilisti e/o di destra (o addirittura entrambi), arrivano a metterla sul personale, additando le femministe di aver “rovinato tutto” a livello sociale, nonchè di essere la causa della solitudine di vari individui. Sono i cosiddetti incel o redpilled, radicalizzati da letture ideologicamente di destra e dalla frequentazione di forum oscuri e privi di moderazione, che fanno riferimento al modello cosiddetto LMS (Look, Money, Status). Gli unici beneficiari della liberazione sessuale sarebbero stati i chad (gli uomini attraenti, muscolosi e/o mascolini) e le donne, nell’ottica di cui si parla.

Di <a href="//commons.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Pontid97&amp;action=edit&amp;redlink=1" class="new" title="User:Pontid97 (page does not exist)">Pontid97</a> - <span class="int-own-work" lang="it">Opera propria</span>, <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" title="Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0">CC BY-SA 4.0</a>, <a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=69760738">Collegamento</a>
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Sarebbe anche uno spunto di discussione utile a far comprendere l’assurdità dei preconcetti e aiutare le persone a capire (e capirsi) meglio, ma non è agevole parlarne e, nella nostra piccola esperienza, discutere di queste cose su internet equivale a darsi da mangiare ai piranha. Vale pero’ la pena affrontare la questione da un punto di vista anche solo numerico:

  1. il punto di vista dei vari redpill / incel è sicuramente meritevole di attenzione,ma non nei termini di accettazione passiva dei contenuti: bisognerebbe discuterne, e comprendere come una teoria del genere possa essere anzitutto semplicistica, visto che vive essenzialmente di assoluti (vedi il riferimento agli “unici” beneficiari di qualcosa, con la totale assenza di sfumature ed eccezioni)
  2. la categorizzazione di cui sopra, che viene espressa anche con un grafico dell’accoppiamento che abbiamo riportato in alto nell’articolo, commette l’errore di considerare solo la possibilità di relazioni eterosessuali, quando – ammesso che si voglia proporre un modello matematico credibile di distribuzione delle coppie e delle relazioni – esistono varie sfumature confermate da centinaia di studi di genere indipendenti: omosessualità, bisessualità, eterosessualità, transessualità, ma anche asessualità. Una persona asessuale, per intenderci, è un’istanza reale incredibilmente poco rappresentata a livello pubblico, che si pone nell’ombra probabilmente perchè poco a suo agio nel contesto. In effetti un asessuale ha un po’ tutti contro: sia chi pensa assurdamente che il sesso sia un diritto, sia chi gli vorrebbe imporre di fare per forza dei figli, sia chi si arroga di poter decidere quale sessualità sia accettabile e quale no.

Piramide di Maslow (quella con il “sesso” alla base… forse)

La chiave per capire se il sesso sia o meno un diritto passa proprio da qui, a questo punto: la piramide di Maslow viene abitualmente citata in questo contesto come supporto della teoria redpill. Se ricordate il grafico esiste una gerarchia dei bisogni che può essere rappresentata come una piramide, e alla base di questa piramide vi sono bisogni fisiologici tra cui figurerebbe anche il sesso. Anche solo il fatto che al posto del sesso figuri, in alcune rappresentazioni, il bisogno di riprodursi (che è un qualcosa di diverso dal desiderio del sesso) dovrebbe far sospettare che la schematizzazione originale ha subito delle variazioni arbitrarie e, come ribadiremo tra un attimo, è diventata più un meme che altro.

La gerarchia dei bisogni di Maslow tratta dal blog specialistico https://www.simplypsychology.org/maslow.html
La gerarchia dei bisogni di Maslow tratta dal blog specialistico https://www.simplypsychology.org/maslow.html

 

I sostenitori del “diritto violato al sesso” sostengono che Maslow avesse già modellato il problema ai suoi tempi, ma anche qui ci sono delle puntualizzazioni inevitabili da fare:

  • Alla base della piramide compare il bisogno fisiologico di riprodursi, non quello di fare sesso. Il presunto diritto alla sessualità non è costante o univocamente individuabile  per ogni individuo (anche perchè, ad esempio, esistono da sempre persone asessuali).
  • Ammesso che si voglia accettare la presenza di un desiderio sessuale represso o non soddisfatto uniformemente, andrebbe contestualizzato in un ambito eterogeneo, che non caratterizza tutti gli esseri umani allo stesso modo, e che può trovare soluzione più o meno definitiva su molti altri canali (la castità o la masturbazione, per citare due estremi)
  • Uno studio del 2018 è andato ad indagare su come sia nata la piramide di Maslow, che non è stata disegnata dallo psicologo e che peraltro si presenta con diciture differenti sul web, tanto da diventare un meme modificabile a piacere – è un dato di fatto, ad esempio, che venga utilizzata nei blog di marketing e nei corsi di management per parlare dei bisogni del consumatore. In questo articolo viene ribadito che Maslow NON ha mai disegnato una piramide dei bisogno, che la sua teoria era argomentata in modo più elaborato e che probabilmente la schematizzazione deriva da stilizzazioni e manipolazioni successive, sostanzialmente arbitrarie, di un paper del 1960 (“How money motivates men”, C. D. McDermid). Questo articolo citava genericamente di “bisogni fisiologici” alla base di tutti gli altri bisogni nella piramide (incolumità, sociali, stima e autorealizzazione).
  • La teoria motivazionale di Abraham Maslow parte dal presupposto che i bisogni umani si possano gerarchizzare, e questo approccio viene usato ad esempio anche per ottimizzare l’organizzazione dei posti di lavoro. È stato anche criticato per certi frangenti, come a volte accade nell’ambito scientifico, senza pero’ mai decadere del tutto, ed in genere non si può dare per scontato che possa funzionare a livello pratico come approccio, tanto più che pratiche come la psicoterapia sono prettamente individuali e non generalizzabili.
  • Maslow resta comunque uno scienziato innovatore e tra i più citati di sempre, ma è pur sempre del primo novecento: le sue teorie sono state sviluppate, riviste, criticate, ricalcate e rielaborate da vari colleghi negli anni successivi. Nessuno oggi citerebbe Maslow in astratto, oggi, senza considerare gli sviluppi successivi della psicologia in ogni ambito, per lo stesso motivo per cui nessuno lo farebbe con Simon le Bon o anche con Sigmund Freud, alla luce degli studi moderni sul funzionamento del cervello e dei passi da gigante fatti in ambito sociologico. Del resto viene in mente l’antipsichiatria di Deleuze e Guattari, una lettura complessa che è servita alla psicoanalisi per evitare il riduzionismo edipico, per fare in modo che non finisse per auto-ghettizzarsi o diventare un mondo chiuso nello studio di un analista, senza considerare che ogni paziente che soffre è a contatto con un mondo, un contesto, una percezione di ciò che lo circonda da cui non riuscirà mai a prescindere. Quello che ogni sostenitore della teoria incel e redpill, ad oggi, non dovrebbe mai fare è quello di ghettizzare il proprio pensiero ed insistere ad oltranza nel darsi ragione da solo, rigettando il soggettivismo ad oltranza e l’apriorismo che è un po’ l’oggetto nascosto dietro questo nostro articolo..

Fatichiamo a credere che il sesso possa essere davvero un diritto, a questo punto, ma se non dovesse bastarvi abbiamo anche un ulteriore aspetto da prendere in considerazione. Anzi, due. 

Se il sesso fosse un diritto, saremmo soggetti al dovere di farlo anche con chi non ci piace

Se veramente il sesso fosse un diritto per tutti, ci troveremmo in una situazione paradossale, che ben pochi vorrebbero per se stessi: trovarci a soddisfare il desiderio di chiunque ci capita sottomano che abbia delle brame nei nostri confronti. Può farci sorridere se pensiamo ad attori di Hollywood che desiderano questo, un po’ meno se pensiamo a quelli che ci squadrano quando entriamo nei bar di paese. È un’argomentazione incredibilmente sottovalutata che vale la pena soffermarsi un po’ a rifletterci, ovviamente si tratta di un paradosso o di un esercizio mentale che ripartiamo per amor di completezza.

Crediamo davvero che sia così, che si debba lavorare sulle logiche di accettazione e di flessibilizzazione del proprio pensiero. Il diritto degli altri a dire di NO va tenuto stretto, preservato (anche quando ci fa incazzare), perchè altrimenti rischieremmo di perderlo tutti, creando società ancora più nichiliste di quelle in cui viviamo.

Ecco perchè non è una cattiva notizia.

Harry playboy e Sally principessa la sapeva lunga

Harry ti presento Sally è una delle commedie più iconiche degli anni 80: per quanto il film sia estremamente divertente nonchè uno dei prodotti pop di migliore qualità del periodo, propone una sfilza di stereotipi. Rappresenta una relazione tra uomo e donna che non vuole decidersi cosa e se essere sentimentale, sessuale o amicale, e lo fa sfruttando le interpretazioni di due personaggi caratterizzati come da copione: lei è la donna media nevrotica che cerca il principe azzurro, lui è l’uomo pragmatico dalla parlantina sciolta che penso esclusivamente al sesso e alle relazioni occasionali.

Il dialogo che viene riportato di seguito mostra esattamente questo.

La sequenza è divertente nella parte dei due personaggi in macchina, ma anche per la conclusione che se ne può trarre: si discute dell’impossibilità dell’amicizia tra uomo e donna e alla fine, senza giri di parole, i due concordano sul fatto che non potranno mai essere amici, proprio perchè il sesso si mette sempre in mezzo: il che diventa l’anticamera il fatto che desiderano entrambi andare a letto assieme.

La commedia naturalmente ragiona su uno schema semplificato, rimanendo rigidamente sul binario uomo vs donna, anticipando parte di tematiche che non sono da studio di genere ma che in qualche modo ci si potrebbero avvicinare. Visto oggi il personaggio di Henry è mono-dimensionale e insulso quanto quello di Sally: si rappresenta un maschio medio che pensa solo a scopare, come stereotipo dispregiativo da donna etero delusa esigerebbe. Al tempo stesso Sally è l’archetipo di donna repressa, ha difficoltà ad esprimere la propria sessualità, appare inizialmente inorridita dai discorsi di Harry (che sarebbero machisti o sessisti, secondo i parametri di oggi), e viene rappresentata come la principessa candida che cerca l’uomo ideale di cui innamorarsi, con venature vagamente femministe.

In questo senso, la scena del suo orgasmo è dissacrante o profondamente liberatoria: avviene in maniera imprevedibile e davanti a tutti, in una delle sequenze più famose di questo film che assume quasi una potenziale (e inaspettata) valenza sociologica. Il suo celebre e pluri-citato finto orgasmo ha una valenza di riappropriazione della sessualità femminile, tanto più che avviene in un contesto pubblico – e tanto più che ricorda, a suo modo, che si può anche fare sesso da soli e  che non è sesso di serie B (è impossibile non pensare alla masturbazione, nel vedere la scena, e oggi abbiamo il surplus che gli “orgasmi al ristorante” sono uno specifico sottogenere pornografico amatoriale).

Tutto questo per sottolineare che, alla fine, il sesso non va mai generalizzato, nè andrebbe mai omologato alla necessità di uno solo dei due contendenti. È sempre uno scambio, solo eventualmente reciproco, di piacere, che ci concediamo come libera parte delle nostre funzioni fisiologiche. Abbiamo il diritto di praticarlo quando e con chi vogliamo, ammesso di riuscire nella effettivamente tortuosa (per alcuni di noi) ricerca di un partner decente che desideri lo stesso, alle stesse condizioni (o quasi).

Categorizzare è pericoloso e disfunzionale

Ogni individuo diverso dagli altri e si fatica a categorizzare secondo uno schema rigido: questo sembra valere per ogni persona in modo trasversale, a prescindere dall’occupazione, dall’orientamento sessuale, dai gusti o dall’aspetto fisico. Riconoscere e mettere sullo stesso piano il sesso come se fosse il diritto a sopravvivere o a cibarsi significa avere una visione abbastanza ingenua o vagamente egoista del mondo,facendo lo stesso errore che commette che confonde le stanze femministe con una persecuzione personalizzata al mondo dei maschi.

Ci sono vari modi per lavorare e migliorare su questo aspetto e non mi sento di suggerirne uno in particolare, però quello che vorrei che passasse e che si può cambiare questo modo di ragionare. Anche perché il problema che viene sollevato effettivamente c’è: esistono migliaia di individui che hanno difficoltà a relazionarsi per i motivi più vari, E forse un punto di partenza potrebbe essere che potrebbero accoppiarsi tra loro (ovviamente è un’esagerazione retorica, la mia, ma serve a ribadire che nulla è mai veramente perduto, e che ritenere – mi rivolgo a chi si considera incel o magari è stato assurdamente etichettato così da qualche imbecille di passaggio – che tutto è ormai perduto è solo ed esclusivamente l’anticamera perché il Potere, il Super Io, e via dicendo possano fare di noi quello che gli pare. Davvero vogliamo lasciarglielo fare in nome del nostro apriorismo soggettivizzato, per via di due parole buttate da una tastiera a caso dentro ad un forum o ad un social network?

Secondo l’efficace sintesi che potete leggere nell’articolo di LeGauche.org, il sesso è pura contingenza, eventualità, possibilità da non escludere a priori, da accogliere quando ne abbiamo voglia e quando l’altra persona, soprattutto, lo desidera pure. Da qualche anno suggerisco ironicamente l’unica tecnica di seduzione che a mio umile funziona davvero: andare a letto con la persona che vuole venirci.

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