Abbiamo normalizzato gli incel (ed è un errore)


In principio il termine incel era di nicchia: incel significa involuntary celibate (celibe involontario) ed era un modo, per lo più denigratorio, in uso su alcuni forum online e su Reddit/4chan per indicare gli uomini sessualmente inattivi loro malgrado. Un giro di parole sarcastico e pungente per sottolineare il celibato contro la propria volontà, il vorrei-ma-non-posso di evidente matrice maschio predatore frustrato.

La definizione di Urban Dictionary è come al solito caustica e spietata:  il “celibe involontario” è un individuo che non riesce a trovare un partner romantico e/o sessuale nonostante lo desideri ardentemente. Convinti di non essere abbastanza atletici o attraenti, gli incel sono paragonati a degli anonimi moderatori di server Discord (Often built like a discord mod), hanno avuto sporadiche esperienze di contatto con donne (a parte la mamma), sono prigionieri di una vita sedentaria e da geek stereotipato, amano Reddit. Poi naturalmente get no bitches, riprendono indebitamente un certo mood da minoranza oppressa, si lavano poco, giocano molto ai videogame e sono tendenzialmente sessuofobi.

Incel, dicevamo. Un po’ simile a neologismi analoghi che vengono molto usati in rete, come ad esempio gigachad, woke, redpilled e via dicendo. Ce ne sarebbero anche di più specialistici: “Looksmaxxing” è un termine che deriva dall’inglese ed è composto da due parole: “looks”, che significa “aspetto”, e “maxxing”, una forma abbreviata di “maximizing”, che significa “massimizzare”. Ciò si riferisce al processo attraverso il quale un individuo cerca di ottimizzare il proprio aspetto fisico, anche attraverso interventi chirurgici estetici, cambiamenti nel regime alimentare, esercizio fisico o l’uso di prodotti di bellezza. E poi ci sono i termini ancora più ideologici: trad wife ad esempio è un riferimento all’essere favorevoli ad un ruolo della donna tradizionalmente anni Cinquanta (pre Sessantotto, casa, figli e chiesa). Ma c’è pure la terrificante nice guy syndrome, la sindrome del bravo ragazzo che reagisce malamente a vari problemi di autostima, incolpando le donne della propria scarsità di esperienze sessuali. L’incel è un loop dal quale non si esce facilmente, in molti casi.

Sono quasi tutti termini maschio-centrici, riferiti quasi tutti alla potenza / impotenza, e tanto basta. Non ci sono dubbi, a questo punto, che – al netto di qualsiasi altra analisi rigorosa – il termine sia diventato (o stia per diventare) simile al politicamente corretto, ovvero un termine popolare quanto sfruttato abusivamente come manovella per forzare nel dibattito idee politico-sociali estremiste.

È arrivato quello woke, scrivono nelle discussioni gli utenti di destra (specie quelli più gigachad che redpilled), cambia pochissimo per incel: un’attribuzione che ho sempre trovato discriminatoria (in ambito sociale dare dell’incel all’amico single è tutt’altro che inclusivo) o al limite auto-discriminatoria (colpevolizzarsi e darsi da soli dell’incel può valere la pena di un’approfondimento in terapia). Di fatto questi termini fanno parte di un inventario sintattico che nasce su internet e viene preso in larga parte dalla parte più conservatrice degli utenti. Oppure, nella migliore delle ipotesi, è l’ennesima forma di diagonalismo ideologico che attraversa anche alcuni utenti di sinistra, denotando il classico proselitismo del caso (pensiamo al meme “not all men” diffuso come risposta semplicistica alle accuse di machismo e maschilismo rivolte a troppi uomini).

Ma poi cosa vuol dire incel? Il termine vorrebbe fare riferimento a chi (uomo) non ha una (donna) partner con cui fare sesso. A parte non tenere conto di sfumature di cui dovremmo discutere (la possibilità di essere appagati da rapporti di vario tipo: esistono redpilled transessuali, ad esempio, o è una prerogativa etero?), fin da subito l’ideologia incel tende ad iper-semplificare il mondo della sessualità: l’inattività sessuale, per intenderci include la masturbazione? Se sì, in che misura? Un uomo single che si masturba non è un incel, mentre uno che non lo fa lo è? Sono domande senza risposta che non trovano, di fatto, riscontro nè interesse nelle discussioni di questo tipo. Discussioni che in alcuni casi arrivano a citare a sproposito la piramide dei bisogni di Maslow, che viene forzosamente adeguata a rappresentare il sesso come un diritto (no, il sesso non è un diritto). Alla base dell’ideologia incel, a pensarci, c’è una tecnica di trollaggio direi psicologica, che consuma le certezze dai margini, che attecchisce sulle mentalità più fragili e che prova goffamente a illudere e dare certezze in un campo in cui – direi – non ce ne sono mai state nella storia.

Su social come X del resto ci sono account che si pongono a capi-popolo del movimento, e mentre rimango regolarmente allibito da quelle argomentazioni, che passano senza preavviso dalla misoginia a una confusa idea di sesso-suprematismo, come se il sesso fosse una questione di predominio, di conquista territoriale, di geo-politica sociale, di mostrarsi quello che non si è o di promulgare libri e corsi di seduzione. In tutta sincerità faccio molta fatica ad interloquire con questi soggetti, finisco per sentirmi in colpa se commento le screenshot che molti – a volte incautamente – fanno loro, e ognuno rimane nella propria bolla ideologica a darsi ragione da solo. Non ci sono dubbi che si tratti di una cultura tossica, la quale può essere estirpata con la psicologia, la filosofia e con il supporto di un dibattito serio sulla sessualità, scevro da ipocrisie del caso. E c’è anche da sdoganare l’idea che – quando tutto manca, e con le dovute precauzioni – si possa lecitamente pagare per avere del sesso, senza per questo essere ghettizzati o bersagliati, nel bene o nel male, dalla propria community di riferimento. Se viviamo in una società capitalista  orgogliosa di esserlo, fare sesso a pagamento è perfettamente logico o coerente per risolvere il problema a qualsiasi incel. A meno che, ovviamente, lamentarsi delle presunte disparità non serve semplicemente a fare proselitismo. Fermo restando i dubbi etimologici e i dilemmi morali su ciò che davvero un incel possa o non possa fare, in effetti, viene in mente che non si possa trattare dell’ennesimo mercato online (dai corsi per non essere più incel in poi).

C’è poi un aspetto ulteriore da prendere in considerazione: all’inizio si aveva la sensazione che incel fosse un insulto al pari di imbecille, col tempo invece sembra che (in nome del singolare revisionismo tipico delle community) che gli incel tendano ad aggregarsi in gruppi di vario tipo, in modo per lo più spontaneo e senza considerarsi affatto stupidi, anzi il contrario. L’unione la fa forza, si dice spesso, ma per carità non fate unite gli incel di tutto il mondo: è ancora molto meglio che siano i proletari, al limite, a farlo.

In terzo luogo e ultimo luogo, non meno importante, c’è l’aspetto legato naturalmente al “patriarcato in piccolo” che l’ideologia incel evoca, ovvero che un soggetto maschile sia moralmente obbligato a predare la donna, la quale dovrà docilmente prestarsi a farsi catturare, prima o poi. Come se si dovesse per forza, come se questo non esasperasse il disagio, come se (tragicamente) non creasse un’anticamera perfetta per farci comunicare ancora meno di quanto facciamo.

Come se fosse antani, come se fosse incel con triplice scappellamento a destra (non a sinistra, senza dubbio). Ma il problema, prima o poi, dovrà essere preso molto sul serio.

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