Piccola divagazione, una volta tanto, per parlare di un cult degli anni 80 (anche se non si tratta di un horror, tanto per cambiare).

Film di culto per generazioni di amanti del cinema, capace di trattare il delicato tema dell’amicizia tra uomo e donna in maniera equilibrata, senza eccedere in smielato romanticismo nè in cinismo grottesco o fuori luogo. La storia, che ricorda in parte quella di un film che uscì diversi anni dopo – Serendipity, il film sul fato nell’amore su cui generazioni di isterici hanno consolidato la propria fama – è quella di Sally ed Harry, rispettivamente Meg Ryan (dolce a tratti, nevrastenica quanto basta oltre che sex symbol ottantiano per eccellenza) e Billy Cristal (ruvido ma tenero, e con una parvenza perenne da stand up comedian).

Se il secondo per tutto il film interpreta la figura dell'”uomo medio”, cinico, sensibile a convenienza e contraddittoriamente meritevole di affetto, ed ovviamente pronto a darsela a gambe quando la faccenda diventa troppo impegnativa, Sally è, di contro, è la “donna media” che sogna un matrimonio con il principe azzurro che non troverà mai, principalmente perchè occupata ad idealizzare i partner senza conoscerli realmente. Due archetipi di personaggi semplicemente da antologia. Presupposti che qualsiasi commedia sentimentale recente ha saputo rivoltare, riconiugare e reinterpretare in migliaia di volti e modi differenti, ma mai – a mio avviso – arrivando a questi livelli. Sì, perchè il film di Rob Reiner – che giusto l’anno dopo girò “Misery non deve morire“, ed al di là dei premi e dei riconoscimenti ricevuti – si candida ad essere una delle pellicole più importanti di un intero genere, e riesce – diversamente dai troppi omologhi sbucati fuori come funghi in seguito -ad insistere sull’aspetto legato al sesso fisico, non solo all’amore platonico, e soprattutto a farlo quel tanto che basta a non appesantire il film.

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Unico motivo di disappunto, per quanto mi riguarda, interessa la famosa conclusione che tutti conoscono: dopo un tira e molla durato anni, nei quali sia Harry che Sally hanno avuto storie parallele, ed avuto il tempo di metabolizzare il proprio rapporto di potenziali scopa-amici, i due arrivano obviously a mettersi insieme. E questo finale forzatamente happy, roba che neanche alla Disney sotto camomilla avrebbero potuto immaginare, riesce a rovinare un po’ tanto ciò che Reiner (e la sceneggiatrice Nora Ephron) avevano concepito come conclusione. Un finale grottesco e completamente irrealistico rispetto al divertente intreccio steso fino a quel punto, che poteva avere decine di conclusioni differenti e che, alla fine, fa optare per la scelta più vuotamente rassicurante per il pubblico. Ad maiora. Poco altro da aggiungere, Wikipedia racconta tutto il resto: pare che la famosa scena dell’orgasmo simulato fu suggerita dalla stessa Meg Ryan, mentre fu Billy Crystal a proporre la geniale battuta pronunciata dalla donna – la madre del regista, nella realtà – che, subito dopo, ordina lo stesso piatto di Sally.

Titolo
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Harry, ti presento Sally (R. Reiner, 1989)
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01/09/2018