Backdoor xz è il nostro segreto oscuro


La backdoor xz rappresenta il nostro segreto oscuro, una falla insidiosa nel cuore del nostro sistema informatico. Nascondendosi dietro un velo di normalità, questa vulnerabilità minacciosa mina la sicurezza delle nostre infrastrutture digitali, agendo come un’ombra che si insinua silenziosamente nell’integrità del nostro ambiente virtuale.

Questa backdoor, nascosta all’interno del software XZ, si è rivelata essere un cavallo di Troia nel nostro arsenale tecnologico. Se lasciata inosservata, avrebbe potuto aprire le porte a un attacco informatico devastante, mettendo a rischio la stabilità e la sicurezza dei nostri sistemi informatici su scala mondiale.

La sua scoperta ha rivelato una verità inquietante: anche dietro la facciata delle tecnologie più affidabili e consolidate, possono nascondersi minacce latenti pronte a emergere e a minare le fondamenta del nostro mondo digitale.

La backdoor xz è il nostro segreto oscuro, una lezione che ci ricorda l’importanza della vigilanza costante e della prontezza nell’affrontare le minacce informatiche emergenti. La sua esistenza ci spinge a riconsiderare le nostre pratiche di sicurezza e a impegnarci nella protezione dei nostri sistemi digitali da future incursioni maligne.

Si parla di Andrés Freund: un ingegnere informatico di 38 anni, residente a San Francisco, attualmente impiegato presso Microsoft. Abitualmente, si occupa di database, concentrandosi principalmente su PostgreSQL, e solo di tanto in tanto interviene nel terminale di comando Linux tramite SSH.

Forse il suo nome non risuonerà familiare per molti di noi, tuttavia merita di essere menzionato – se non addirittura di essere ricordato nella storia dell’informatica – grazie a una scoperta insolita avvenuta solo pochi giorni fa. Durante il corso delle sue mansioni, ha casualmente individuato una backdoor nascosta all’interno di un software, xz, componente del sistema operativo Linux. Se non fosse stata scoperta, questa backdoor avrebbe potuto essere il preludio a un grave attacco informatico, in grado, secondo gli esperti, di infliggere seri danni alle infrastrutture informatiche a livello mondiale.

Lavorando su un’installazione Debian, una distribuzione Linux ampiamente utilizzata sia nei server di hosting che nei sistemi cloud, ha notato un aumento di latenza sospetto, di 500 ms, subito dopo l’installazione di un aggiornamento del sistema operativo.

Inoltre, XZ utils, la libreria open source per la compressione dei file, è diventata oggetto di interesse dopo la scoperta di una backdoor nascosta. Questa vulnerabilità, risalente alla versione 5.6.0 di XZ, è stata scoperta grazie a un attacco informatico orchestrato due anni prima.

Un utilizzo malintenzionato delle funzioni di basso livello o di quelle root potrebbe permettere a un utente non autorizzato di acquisire i massimi privilegi di sistema. L’importanza di questa scoperta risiede nel fatto che la backdoor potrebbe essere stata attivata da un daemon che gestisce SSH sulla macchina attaccata, consentendo l’esecuzione di codice arbitrario. Questo rende potenzialmente vulnerabili tutte le macchine che utilizzano il pacchetto XZ vulnerabile e che espongono SSH a Internet.

Diverse distribuzioni Linux sono state coinvolte nell’attacco, tra cui Kali Linux, openSUSE Tumbleweed, openSUSE MicroOS e alcune versioni di Debian. Si consiglia agli utenti di effettuare il downgrade alla versione 5.4 di XZ Utils per garantire la sicurezza.

In conclusione, la scoperta di Andrés Freund ha evitato un potenziale disastro informatico su scala globale, dimostrando ancora una volta l’importanza della vigilanza e della competenza nel campo della sicurezza informatica.

Infografica che descrive la falla di xz tecnicamente (credits: thomas roccia, arstechnica)
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