Benvenuti nell’era del diagonalismo


Che cos’è una diagonale? Stando alla definizione classica della geometria, consiste in un qualsiasi segmento che congiunge due vertici non consecutivi di un poligono. Se pensiamo ad un quadrato e numeriamo i vertici da 1 a 4, le diagonali congiugeranno ogni vertice – sia pari che dispari – con il corrispondente opposto. Se si tratta di un esagono ogni diagonale i connetterà tutti i vertici diversi da i+1 e i-1. Provando ad estendere il discorso al mondo in cui viviamo, la cui immagine riflessa è ovviamente quella fornita un tempo dalla blogosfera e oggi soprattutto dai social, diremmo che per diagonalismo si può intendere una dottrina che si richiama al trasversalismo. Già nel 2019, del resto, in Italia viene fondato Vox, il partito di Diego Fusaro il cui motto si richiamava a “valori di destra e idee di sinistra proprio per sparigliare le carte“, il che richiama esattamente l’idea di cui discutiamo in questo sede.

Diagonalismo è specializzabile in mille motti e idee differenze, accomunate da un desiderio di rottura degli schemi, dal non voler essere mainstream, dal voler sostenere opinioni “scomode” e farne bandiera, dal voler accogliere i delusi (e i qualunquisti, in alcuni casi) di ogni schieramento. Ma alla base del pensiero diagonalista c’è una evidente e ostentata voglia di esibirsi come portatori di ideologia senza compromessi. No-vax, anarco-capitalisti, no QR Code, no POS, persone contrarie all’uso del casco in monopattino, sovranisti ma anche popolari, rosso-bruni di ogni ordine e grado sono accomunabili nell’universo diagonalista, che rifiuta qualsiasi idea si sia già sentita in precedenza per pura esasperazione. Un movimento che ha dalla sua, da un lato, una flessibilità notevole a livello di formazione ideologica, ma che poi tende quasi sempre a cristallizzarsi a sostenere ideali post-moderni o, alla peggio, beceramente individualistici. Un tornado di idee in conflitto che si muovono all’unisono senza rendersene conto, nel quale si spostano le nostre singolarità vorticose, i flussi di caos incontrollabili di cui (forse) parlavano Deleuze e Guattari. O forse il diagonalismo è il frutto della profezia di Margaret Thatcher che si è auto-avverata: non esiste la società, esistono solo gli individui. E ogni individuo è libero di unirsi a qualsiasi altro, anche se non ci va nemmeno d’accordo, perchè anzi il collante che li tiene insieme è giusto la divergenza.

La parola diagonalismo – di suo, ad oggi, desueta – compare per la prima volta sul web in un articolo della rivista Politica Exterior: anno 2021, siamo in piena pandemia, e nel caos generale un nuovo movimento auto-organizzato prende piede in Germania. Si chiamano Querdenken, che significa letteralmente “pensiero laterale“: è un movimento privo di un partito precostituito, protesta contro le misure restrittive e di distanziamento dell’epoca, sembra tanto anti-ideologico quanto anti-politico, almeno sulle prime, fin quando non vengono attenzionati dalle autorità per via di slogan antisemiti durante le prime manifestazioni. È una pura espressione di diagonalismo, ad esempio, anche il fatto che si possa accusare la sinistra di essere più antisemita della destra, o che si accusi la destra di favorire le classi più abbienti in un momento in cui, di fatto, migliaia di utenti con mille difficoltà personali si riducono ad osannare (invece di proporre una sana critica) specie sui social imprenditori ben più agiati di loro, aumentando hype e visibilità di questi ultimi. Imprenditori camuffati da politici, politici camuffati da imprenditori, quando i due mondi dovrebbero essere in contrasto per definizione: ed è ancora una ennesima espressione di diagonalismo, ennesimi vertici non consecutivi che si uniscono tra loro nei modi più imprevedibili.

Del resto il movimento diagonalista non ha un sito ufficiale (per ora) e non segue un’ideologia dai contorni chiari, anche se il precedente ideologico potrebbe esssere Anonymous (il collettivo hacker che non è nè di destra nè di sinistra, e che emerge con idee discordanti a secoda del momento storico e della contingenza). Al contrario il diagonalismo tende implicitamente (perchè vive di impliciti, in effetti) ad unire persone che la pensano diversamente in tema economico e sociale, quasi sempre per scopo di protesta aggressiva o addirittura violenta: in Italia si scagliavano, anni fa, contro la vituperata “dittatura sanitaria“. Non erano semplicemente persone di destra, ma ne raccoglievano moltissime anche di sinistra.

Una delle prime proteste del Querdenken porta un nome simbolico evocativo e dal sapore distopico (Hygienedemos), il quale afferma di lottare per la difesa dei diritti della persona per dire no alla “dittatura”. Sembrava una posizione interessante da un punto di vista progressista, in effetti, ma lo diventa molto meno quando si scopre che si richiama più alle teorie libertarie e anarco-capitaliste, da Von Hayek a Walter Block. Idee che sono considerate controverse da tempo e che, tanto per cambiare, si inerpicano su discussioni dal sapore non sense, in cui si finisce a discutere seriamente di contratti di schiavitù, negazione dei diritti delle donne e via dicendo. In tutto questo i social sono profondamente diagonalisti, soprattutto X per volontà di Musk e per il suo continuo richiamo ideala: “dite quello che vi pare, non abbiate filtri perchè credo alla libertà di espressione“. Vale anche la pena ricordare, a questo punto, che le idee anarco-capitaliste intaccano il mondo degli hacker da tempi non sospetti, soprattutto per quello che riguarda le criptovalute e la loro diffusione nel mercato. Questo implica, in qualche modo, che i semi di certe discussioni ormai normalizzate sui social partono da lontano, erano (forse) già sedimentate da tempo in rete. E vale anche la pena ribadire che la libertà di espressione non può, per definizione, contenere o promuovere idee violente o prevaricatrici, pena la decadenza della definizione stessa. Anche se poi, a conti fatti, ai diagonalisti le contraddizioni non interessano, anzi li auto-esaltano.

Querdenken potrebbe essere stato di uno dei primi movimenti diagonalisti della storia, in quanto accomunava idee tra loro discordanti e, di fatto, non fosse chiaro come avrebbero voluto rimodellare la società i suoi partecipanti. Mettere sullo stesso piano libertà individuale e libertà di commercio (le proteste dei commercianti fisici che non potevano esercitare il proprio lavoro è nota, unita ad uno spirito anti-tecnologico che li rendeva repulsivi verso qualsiasi e-commerce) scatenò ovviamente una coacervo di contraddizioni sostanziali. Il punto è che questo cocktail di criticità – che ricordano i complottisti dell’11 settembre che davano la colpa degli attentati agli alieni o a Satana in persona – non ha alcun effetto demolitore sul movimento. Anzi: più numerose sono le contraddizioni più il movimento sembra rinforzarsi ideologicamente. Più si fanno notare le incongruenze (ad esempio scientifiche) a questi sostenitori più si rifugge il dibattito e si polarizzano i pareri. Motivo per cui sono dell’idea che certe uscite diagonaliste non vadano affatto contraddette o discusse, vadano ignorate e “punite” idealmente dagli stessi algoritmi che le mettono bene in vista con i nostri comportamenti.

Forse siamo già nell’era diagonalista, e non ne siamo del tutto consapevoli. Forse il tutto dipende dalla diagonale stessa, che è in grado di sfuggire in qualsiasi altra direzione per definizione.

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