Snake people (Gli adoratori della morte, 1971, J. Ibáñez & J. Hill)

Snake people (Gli adoratori della morte, 1971, J. Ibáñez & J. Hill)

Il capitano Labesch si reca sull’isola di Coibai: sulla base di varie testimonianze, sarebbero praticati riti voodoo che culminerebbero in sacrifici umani. Deciso a risolvere la situazione, cercherà di infiltrarsi in uno dei rituali…

In breve. Discreto horror americano-messicano low budget, in cui si provò a marketizzare l’evento con la presenza di Boris Karloff, il quale – per la verità, e per motivi di salute – si vede pochissimo nel film. Film interessante per l’esplorazione della dimensione voodoo e morti viventi nella rispettiva essenza originaria, con vari richiami ai classici sui morti viventi, sulla falsariga di ciò che avrebbero prodotto Craven con Il serpente e l’arcobaleno e Fulci con Zombi 2.

Parte di un pacchetto di quattro film coprodotti da Columbia Pictures e Mexico’s Azteca Films, Gli adoratori della morte è un horror poco conosciuto quanto, a mio parere, vagamente stimolante da alcuni punti di vista. Distribuito in Inghilterra come film per la sola TV, è un film dall’impianto artigianale incentrato sulla religione esoterica del voodoo: una delle ispirazioni massime di qualsiasi horror, da Craven a Romero passando per Fulci, Avati e moltissimi altri. Alla base di tutto, un’isola tropicale sperduta in cui si recano un capitano ed una donna, decisi ad estirpare le macabre tradizioni locali che li inorridiscono e che, al tempo stesso, conosceranno in prima persona.

Se la trasformazione in zombi delle vittime dei rituali potrebbe suonare già vista (del resto questo sotto-genere non si presta a variazioni troppo fantasiose e che non sembrino risibili), ci sono bei personaggi e spunti narrativi originali. La figura dell’antagonista, ad esempio, è accennata quanto atipica: Van Molder è un militare trapiantato nel luogo, che tecnicamente dovrebbe servire Labesch, uomo rude e deciso a instaurare un clima di terrore nell’isola pur di riportare l’ordine. Al tempo stesso è proprio Van Molder l’unico ad opporsi a quelle modalità, perchè ritiene che i riti dell’isola non debbano essere ostacolati; nella tradizione più nichilista del genere, i fatti finiranno per dargli ragione. La contrapposizione tra i due personaggi viene spezzata dalla sinistra ed affascinante figura di Kalea, una donna misticheggiante che partecipa ai vari riti (danzando con un serpente, qui non simbolo del peccato bensì, più acutamente, della conoscenza nascosta) assieme ad un inquietantissimo nano (Santanòn, interpretato da Rafael Muñoz Aldrete).

È quasi impossibile non ripensare ad un Il serpente e l’arcobaleno ante litteram, anche perchè a livello di atmosfera Craven si gioca, con più mezzi (e più o meno consciamente) quasi le stesse carte: militari brutali, zombi e rituali che sfuggono di mano inclusi. Gli scenari de Gli adoratori della morte sono forse elementari, quanto autenticamente sinistri e mai casuali, ed il tutto confluisce in un lugubre e ossessivo simbolismo; la regia è anche di discreto livello, al netto di qualche camera traballante (che finisce per rendere un bizzarro effetto proto-mockumentary o quasi-snuff).

La muerte vivente (questo il titolo originale) tributa tutto sommato onestamente il genere horror voodoo nella sua bellezza, con qualche discreto momento gore – e quasi non sembra risentire dell’età che ha. Piccola nota su Karloff: all’epoca stava già piuttosto male, e fu costretto a limitare le riprese per via di un’operazione al polmone appena subita. La sua presenza si fa abbastanza attendere, ma è un piccolo tributo a tutti i fan (sia pur nella sua ristrettezza visiva, perchè non lo vedremo troppo) nonchè la sua penultima apparizione sullo schermo. Esiste un po’ di confusione tra questo ed un altro film con gli stessi registi ed il medesimo cast, che ho cercato di ricostruire di seguito.

Su Amazon Video, ad esempio, questo film si trova con il titolo Snake people; che è pero’ anche il titolo inglese del film degli stessi registi (e con molti attori in comune) noto come Settore tortura. In definitiva quindi abbiamo:

  1. Settore tortura (1968) noto anche come Fear Chamber
  2. Gli adoratori della morte (1971)

Sulla colossale piattaforma di streaming video, peraltro, i registi sono accreditati con un misterioso “Benny Ito“. Titoli alternativi per i vari stati, all’epoca dell’uscita, furono: La muerte viviente, A Serpente do Terror, Cult of the Dead (Todeskult), Люди-змеи, Isla de los muertos, Isle of the Snake People, Isle of the Living Dead e naturalmente Snake People. Uno dei due registi, Jack Hill, è noto per aver diretto Coffy, uno dei blaxpoitation più amati e citati da Quentin Tarantino.

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