Guida pratica all’ibridismo
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L’ibridismo è entrato nel nostro quotidiano, ormai da tempo. Prima dall’ottico c’era una pubblicità enorme in cui si suggeriva di riuscire a vedere meglio grazie all’intelligenza artificiale. Potere delle nuove tecnologie, s’intende. D’altro canto se sono prodotti naturali sono più sani e più sicuri di quelli industriali. A meno che, ovviamente, non si tratti di cicuta, un noto veleno naturalissimo, in vendita nelle migliori erboristerie online, con tanto di avviso ai clienti che potrebbe essere letale come fu a suo tempo per il buon Socrate.

Da molti anni il trend eco-friendly o green è entrato nel dialogo socratico tra ambientalisti e industrialisti, mentre ci addentravamo nostro malgrado in quella che Silvia Milani in un articolo su LMDP ha definito “spirale di ibridazioni”. Le ibridazioni fanno paura, sono un elemento perturbante per eccellenza, ed il passaggio dal naturale al tecnologico viene spesso additato (spesso senza una specifica, effettiva ragione) come letale o spaventosa da certa politica, che spesso non fa altro che dare in pasto ai propri elettori l’ostilità pre-concettuale per cui li hanno votati.

Ibridismo, ci spiega, è una parola che deve il suo uso principale alla linguistica, che si verifica quando elementi provenienti da lingue diverse si mescolano o si fondono per creare una nuova forma linguistica. Questo può avvenire attraverso contatti culturali, migrazioni o influenze reciproche tra comunità linguistiche, come nel caso di tramvai che è un calco dall’inglese tramway, in cui way è stato reso maccheronicamente con vai. L’ibridismo può essere considerato, per altri versi, una forma di creazione, un calco per creare contenuti legati al mondo dell’immaginario dall’eventuale valore perturbante. Ibridare due animali diversi per crearne uno nuovo, ad esempio un cavallo e un gorilla. Cosa a cui certa fantascienza e parte dell’horror ci ha abituati a pensare da tempo (La mosca).

Una capacità che ha una valenza spaventosa ma che, nel caso di un peacemaker o di una protesi iper-tecnologica, può addirittura salvare la vita. La capacità di ibridazione può essere ovvia per un artista, peraltro, come esaltazione della teknè all’ennesima potenza, e può esserlo altrettanto per un’intelligenza artificiale come Midjourney (che ha realizzato per inciso l’ibrido gorilla-cavallo di cui sopra). Un’intelligenza che, al contrario dell’uomo socratico che sa di non sapere, viene programmata per non sapere di sapere, ovvero per eseguire compiti che non sapeva di poter compiere, per quanto poteva essere assurdo immaginare che un giorno avremmo scritto ad un computer “disegna una via di mezzo tra un cavallo e un gorilla, come se fosse un ibrido” e lui l’avrebbe fatto sul serio.

L’ibridismo sembra essere una vera e propria tendenza maggioritaria che, in generale, non sarà pienamente accettata da più. Forse è questione di tempo, forse di modi, difficile dirlo. Ma l’ibridismo è pervasivo da anni e non ce ne eravamo nemmeno accorti, in alcuni casi. In informatica ad esempio l’ibridismo può riferirsi a sistemi o tecnologie che combinano caratteristiche di diverse piattaforme o approcci, allo scopo di otteenre nuove soluzioni per problemi vecchi e nuovi. Ad esempio, un’applicazione potrebbe essere progettata per funzionare sia su dispositivi mobili che su desktop, mostrando elementi di design adattabili a entrambi i contesti. Nell’industria automobilistica,  per fare un ulteriore esempio, l’ibridismo può riferirsi ai veicoli ibridi che utilizzano sia un motore a combustione interna che un motore elettrico, cercando di combinare i vantaggi di entrambi i sistemi. L’ibridismo culturale, come abbiamo accennato poc’anzi, si verifica quando elementi culturali provenienti da diverse tradizioni o background si mescolano e si fondono per creare qualcosa di nuovo e unico. Questo può applicarsi a cibi, stili musicali, pratiche artistiche e altre manifestazioni culturali, come avvenuto nel campo dell’industrial metal ad esempio. E non c’è niente di male, a questo punto, nel chiedersi se a Socrate sarebbe piaciuto il sound dei Fear Factory o dei Ministry, perchè la logica ricombinatoria di concetti ed idee, per quanto possa produrre risultati assurdi quanto inutili, potrebbe prima o poi comporre domande ben più sensate.

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