Intervista a Ivan Zuccon

Ciao Ivan e grazie della tua disponibilità. Vorrei iniziare la nostra chiacchierata virtuale partendo da una semplice constatazione: l’horror in Italia gira poco e male, e mi sembra di capire che la nostra speranza sia da relegare all’underground, visto che qualcosa pare che si stia vedendo da quelle parti. Cosa ne pensi a riguardo e, soprattutto, per quale motivo pare che non si vogliano produrre film di questo tipo a livello “mainstream” nostrano?

Vedo in nel nostro cinema underground molte idee, molta passione, molta voglia di raccontare, di osare. Mi piace tutto questo, e quello che si vede è solo la punta di un iceberg. Mi viene da ridere quando sento dire che ancora aspettiamo la rinascita del cinema horror italiano, siamo seri, il nostro cinema dell’orrore è già rinato! Certo questi piccoli film abbondano anche di difetti, anche perchè trattandosi quasi tutti di film “indie” e quindi realizzati con bassi budget è lecito aspettarsi delle imperfezioni, ma ciò non toglie nulla al loro valore intrinseco. Oltretutto bisogna osservare che, a parte rare eccezioni il nostro cinema horror è sempre stato un cinema di nicchia e credo che sempre lo sarà. Siamo troppo lontani dalle logiche “mainstream” degli americani, siamo troppo personali e difficilmente omologabili, e questo però è un grande pregio.

Come inizia la tua passione per il cinema? Il tuo primo film dovrebbe essere “L’altrove”…

Il cinema mi ha sempre affascinato, sin da bambino, e questo lo devo principalmente ai miei genitori che hanno inziato a portarmi al cinema molto presto. Il passaggio da spettatore ad autore di cinema è avvenuto quando finalmente ho scoperto il cinema horror, è stata una folgorazione. Ma veniamo al mio primo lungometraggio. “L’Altrove” ispirato agli scritti di H.P.Lovecraft nasce prima come cortometraggio, era il 1998. Il film, della durata di 32 minuti, è una specie di patchwork lovecraftiano, che riassume molte delle atmosfere dello scrittore di Providence ed è ricco di citazioni tratte dai suoi racconti, pur non essendo basato ufficialmente su nessuno di essi. Ricordo che fu in quel periodo che mi ritrovai a leggere Lovecraft e rimasi rapito dalla sua prosa così densa, dal suo maniacale studio delle atmosfere, e fu proprio questo “mood” alieno a farmi sentire in sintonia con questo scrittore. Decisi che la materia era perfetta per un film horror d’atmosfera e mi misi subito al lavoro prendendo stralci di idee un po’ da tutti i suoi scritti, in particolare quelli inerenti alla sua invenzione più celebre: il terribile Necronomicon. Terminata la realizzazione del cortometraggio lo feci vedere ad alcune case di produzione americane e la Prescription Films dell’attrice Tiffany Shepis mi commissionò l’allungamento del film per portarlo ad una durata di 80 minuti. Nel 1999 tornammo sul set per girare le scene aggintive e nel 2000 eravamo al Market di Cannes a vendere i diritti del film. Fu un momento esaltante della mia carriera. Pur nella sua non linearità e nel suo essere un po’ acerbo come spesso lo sono tutte le opere prime, il film andò molto bene. Mi sono ispirato molto anche a Clive Barker per questo film, questo scrittore-regista ha infuenzato molto l’immaginario orrorifico della fine degli anni ’90, e i suoi racconti di carne e sangue insieme al mondo cosmico di Lovecraft hanno profondamente segnato il mio modo di raccontare per immagini.

Sei uno dei pochissimi registi, assieme a Brian Yuzna , ad aver “osato” filmare soggetti tratti da Lovecraft. Personalmente ritengo (e non sono il solo, ovviamente) che la maggioranza delle riduzioni cinematografiche di storie di questo grande scrittore non siano all’altezza: come ti sei posto nei confronti della questione, visto che la maggioranza dei tuoi film è di questa derivazione?

Credo che per fare un buon adattamento a Lovecraft occorra fare studio ragionato e meticoloso sulle atmosfere, non bisogna soffermarsi solo sugli elementi cardine delle vicende raccontate per trasportarlo sullo schermo. Insomma per essere fedele a Lovecraft non bisogna prenderlo alla lettera, altrimenti si rischia di essere solo inutilmente didascalici. So che questo approccio può far storcere il naso ai puristi di questo scrittore, ma non vedo altra via. Del resto si parla di riduzioni cinematografiche, di adattamento al testo, non di trasposizioni letterali.

Dovendo elencare i tuoi tre film preferiti in ambito horror, quale indicheresti?

La verità è che i miei film preferiti non sono horror, molto spesso hanno delle contaminazioni riconducibili a questo genere ma raramente trovo nel genere horror ma completa soddisfazione come spettatore. Tra l’altro io affronto la visione di un film ancora con una certa purezza, nonostante conosca molto bene i retroscena e sappia come si realizzano i film. Riesco ancora ad emozionarmi, a meravigliarmi a trovare lo stupore e a far vibrare le corde dei miei sentimenti. Alcuni horror mi spaventano ancora e questo è affascinante, riesco a subire ancora il fascino dell’incanto davanti all’immagine in movimento. Mi sento insomma uno spettatore un po’ fanciullino, che riesce a vivere la magia del cinema ancora nella sua pienezza.

Tra i migliori horror di sempre citerei senz’altro “Shining”, poi “Fog” di Carpenter e infine “I tre volti della paura” di Mario Bava.

Parliamo di “Colour from the Dark”: da quel che ho letto nelle varie recensioni, mi pare interessante notare che tu abbia ambientato la vicenda in Italia. C’è un motivo particolare per questa scelta? Come descriveresti questo tuo lavoro?

Ho deciso di ambientare Colour in Italia perché inesorabilmente la trasposizione è stata in qualche modo contaminata dalle mie ossessioni, dalle tematiche a me care e che da sempre sono riscontrabili nei miei lavori, almeno a partire dal 2003, ovvero dal film “La Casa Sfuggita”, non a caso un’altra trasposizione lovecraftiana. In qualche modo ho cercato di interpretare Lovecraft passando anche attraverso quella che è la mia sensibilità, il mio punto di vista, la mia visione delle cose e la mia idea di cinema.

Cosa puoi anticipare sul prossimo “Wrath of the Crows”, che dovrebbe essere in post-produzione e in uscita quest’anno (almeno stando a IMDB)?

Wrath of the crows sarà pronto a fine anno, ed è un film molto diverso dai miei precedenti, ma al contempo contiene tutte le caratteristiche e le tematiche che caratterizzano il mio lavoro.

Il film è ambientato in una strana prigione dove tra regole assurde, punizioni ed esecuzioni, lentamente ci immergiamo nel passato dei prigionieri e dei carnefici per scoprire che la realtà non è quella che ci eravamo immaginata e che la verità è una realtà complessa e ricca di sfaccettature, anche sgradevoli.

Il film ha un cast internazionale interessantissimo, a partire dalla due scream queens americane Tiffany Shepis e Debbie Rochon, attrici dallo sconfinato talento e che in questo film (dove recitano per la prima volta nella loro carriera faccia a faccia) mostrano ancor di più quanto siano grandi le loro doti attoriali e umane.

Il film verrà presentato a Los Angeles a fine 2012. Recentemente è stato rilasciato un teaser/trailer di 1 minuto che sul web ha spopolato e proprio per questa ragione è stata organizzata una anteprima speciale di questo minuto di film a Los Angeles presso la hollywoodiana Villa Francesca in occasione dell’evento Film4Meeting, una iniziativa per promuovere gli autori italiani a Hollywood.

Come spesso accade in questi casi, i tuoi film sono in vendita a prezzi molto più bassi rispetto alle mega-produzioni che spesso, anche nell’horror, tendono a raddoppiare o triplicare i prezzi in modo del tutto arbitrario. Internet può aiutare il cinema indipendente o rischia solo di complicargli la vita, secondo te?

Non è certo il prezzo dei dvd in vendita su internet il problema. Il problema è la pirateria, il file sharing illegale che è totalmente privo di regole. Lo so che scaricarsi i film dalla rete è comodo, gratis e magari anche divertente, però così si mettono in ginocchio più che altro i piccoli produttori indipendenti. Alla fine le major hollywoodiane riescono sempre a stare in piedi anche se i loro film vengono scaricati in modo illecito, perché hanno ampi margini di guadagno, ma i piccoli produttori no, per loro ogni download illegale è una emorragia potenzialmente letale. Non credo si possa fare molto, nessuno può bloccare la rete, è più un discorso educativo, è una questione di civiltà e di rispetto, per questo sono assai pessimista, non credo che la nostra civiltà sia abbastanza matura per auto-regolamentarsi, per auto-imporsi un certo comportamento etico. Alla fine vince sempre l’opportunismo.

Chiudo su un mio personale dilemma: da quanto sto vedendo, ogni regista horror italiano (a meno che non sia Dario Argento, per intenderci) tende a ricorrere al “do it yourself”, e questo si ripercuote soprattutto a livello distributivo. Della maggioranza di questi film, infatti, se non fosse per internet e per un’ottima rivista specializzata (Nocturno), non sapremmo neanche della loro esistenza. Come si può migliorare la diffusione di questi prodotti, visto che il pubblico sembra essere ancora molto interessato?

La situazione la si può migliorare grazie a realtà distributive nuove portate avanti da giovani coraggiosi come i ragazzi di Distribuzione Indipendente. Grazie a loro ad esempio, film finora sconosciuti possono trovare uno spazio tutto loro e autori interessanti e ignorati riescono a far sentire la loro voce. La nascita di realtà distributive nuove e fresche in Italia è un toccasana, è una opportunità importante per gli autori ma anche per il pubblico. Ora però devono svegliarsi anche i produttori italiani e investire risorse nei generi “minori” che minori non sono e farli uscire in modo definitivo dall’underground.

Grazie di tutto, se vuoi aggiungere qualcosa ti lascio la parola…

Visto che il film Colour From the Dark, dopo 4 anni approda finalmente nelle sale italiane, volevo ringraziare anticipatamente gli italiani che andranno a vederlo, sono certo che lo troveranno quantomeno interessante. Sono aperto a discussioni e a condivisioni di opinioni, per cui chiunque voglia può contattarmi su facebook e, nel rispetto anche delle divergenze di vedute, può scrivermi un suo parere o un commento.

Per gli amanti del download faccio presente che il film lo si può scaricare legalmente su OwnAir.it. Consiglio a tutti di scaricare i film in modo legale usando questi canali ufficiali, costa pochissimo, la qualità è ottima in full HD, e in questo modo si sostiene anche il cinema indipendente italiano che ha bisogno dell’aiuto di tutti.

Nota: questa intervista è stata da me realizzata & pubblicata su Recensionihc.info, sito attualmente dismesso.