L’imperatore Tiberio sta per morire, e convoca il successore Caligola, suo nipote, dedito anch’esso ad una vita dissoluta.

In breve. La storia di Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico vista dalla regia di Tinto Brass; in verità solo sulla carta, in quanto il film ebbe una produzione travagliata, il regista fu licenziato prima della fine dei lavori e ci furono vari problemi con i tagli della censura. Sesso esplicito e violenza nella Roma decadente dell’epoca.

Quattro furono gli anni necessari per girare questo film, che in Russia fu vietato fino al 1993, in Australia fino al 1981 (bisognerà aspettare il 1984 per la versione uncut vietata ai minori, “lusso” che durò qualche anno perchè di divieti assoluti ne arrivarono altri due, nel 2005 e nel 2010),  in Brasile fu trasmesso in TV solo parzialmente per poi sparire per sempre, in seguito alle proteste degli spettatori (che non videro mai la seconda metà), in Bielorussia, infine, questo film non circola nemmeno oggi.

Basato su un’idea dello scrittore Gore Vidal e fortemente incentrato su un focus di natura omosessuale (che pero’ nella pellicola si nota solo parzialmente, come vedremo), vide un primo cambio di rotta nell’imposizione di Bob Guccione (produttore oltre regista di alcune sequenze aggiunte/manipolate in seguito), che temeva, con la scelta di mostrare rapporti omosessuali, di andare contro ai gusti del grande pubblico. In tutta risposta, Vidal non volle farsi accreditare tra gli autori, e venne comunque pagato (225.000 dollari, a quanto risulta).

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Stona inoltre la lettura che si sarebbe voluta dare al famoso imperatore romano (l’interpretazione di Malcom MCDowell è sublime, di per sè; arrivò anche ad inventarsi una scena di sana pianta, decisamente suggestiva, in cui ha una sorta di esaurimento nervoso durante una forte pioggia invocando Giove): per Gore Vidal, un uomo di natura buono corrotto dalla smania potere, per Tinto Brass – più coerentemente, forse – un “mostro nato“. Sono noti anche dissapori tra Brass e Vidal, in cui il regista italiano lamentava una scarsa filmabilità del soggetto proposto, che lo portò a rivedere il senso di molte scene. Salvo poi entrare in contrasto anche con il Guccione che, da semplice produttore, pretendeva di avere parziale controllo della regia. Tra l’altro con una differenza stilistca sostanziale: Guccione sembrava prediligere un film con attori avvenenti e scene pornografiche esplicite per “fare cassa”, Brass – per contestualizzare l’ambientazione decadente – avrebbe preferito filmare brutture anche nel sesso (la donna con tre occhi, ad esempio, è decisamente surreale in tal senso). L’idea di Brass era quella di far recitare autentici criminali con la condizionale, ed il sesso sarebbe dovuto essere più shockante che eccitante. Risultato: Guccione licenziò Brass prima della fine del film, curando arbitrariamente e senza supervisione del regista l’edit finale (che quindi potremmo considerare un “apocrifo” di Brass). A quanto pare, inoltre, la fama di “film maledetto” deriva anche dalle scelte del produttore e del tecnico al montaggio Baragli, che decisero di assemblare in modo arbitrario le sequenze e di togliere di mezzo girato che, ovviamente, non sappiamo se Brass avrebbe mantenuto.

Quando Guccione venne a mancare nel 2010, il regista si dichiarò ironicamente “dispiaciuto e contento“, proprio in riferimento alle tribolazioni di un film che sembra nato sotto una maledizione, di cui tanti (troppi?) hanno scritto e che nessuno, in effetti, sembra aver davvero visto. Questo anche per una ragione pratica: la versione italiana è stata mutilata di tutte le scene erotiche (e di qualcuna porno, presente nell’uncut e probabilmente voluta o girata da Guccione), per cui l’unico modo per vedere una versione simile a quella che si sarebbe voluta è quella di reperirlo in lingua originale su DVD.

Non si può dire, insomma, che Caligula sia nato sotto una buona stella, e questi presupposti furono solo l’inizio di una storia che vide scandali, licenziamenti, soldi investiti e mai più recuperati, critica schierata militarmente contro il film e via dicendo. Parliamo di quello che, secondo IMDB, fu uno dei film indipendenti (quando fare film indipendenti non era roba da hipster, evidentemente) più costosi della storia, che impiegò 1500 persone tra attori, tecnici, addetti ad effetti speciali e via dicendo. Eppure, paradosso dei paradossi (e motivo per cui l’ho visto, e ne parlo qui) a nessuno sembra importare della sostanza del film, che nei suoi eccessi erotici sembra esserci eccome. Caligula è significativo come film, per quanto rientri nelle grandi occasioni mancate (e non per colpa di un singolo, beninteso) perchè sarebbe potuto essere una delle migliori trasposizioni storiche sull’Imperatore Caligola.

Tra gli attori che non vollero farsi coinvolgere nel progetto troviamo sia Orson Welles, il quale indicò addirittura motivi morali per questi diniego, e Maria Schneider, che aveva iniziato a girare le prime scene – ma che venne sostituita perchè in imbarazzo nel girare le scene di incesto (l’imperatore Caligola aveva una relazione incestuosa con la sorella Drusilia, per inciso). Del resto le scene grevi nel film non mancano: al di là di nudi più o meno artistici o necessari cosparsi in tutto il film, molte sequenze finiscono per evocare una lettura da cinema pasoliniano (l’obiettivo è sempre il solito: esorcizzare gli abusi del Potere mediante la rappresentazione di sesso e decadenza). Brass non si risparmia nulla, e mostra scene di sesso di gruppo, omosessuale quanto eterosessuale, inasprendo le stesse in modo imprevedibile (c’è anche una castrazione punitiva, ad esempio, ed una brutale sodomia) e rendendo gli atti stessi quasi indispensabili al mantenimento di un impero che, con Caligola, sembrava avviarsi alla rovina.

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Una delle scene più note, del resto (lo stupro di Proculo e della sua promessa sposa) è una chiara metafora modello A Serbian Film, in cui si mostra l’arbitrio e la prepotenza del potere (Caligola) nei confronti di chi, come viene detto apertamente, ha come paradossale colpa quella di aver servito fedelmente Roma. Se il principio a cui si ispira l’Imperatore è degradato, pertanto, è chiaro che qualsiasi personaggio retto sarà inesorabilmente condannato. Ed in quest’ottica la sodomizzazione di Proculo (che McDowell rifiutò di girare, e che Brass trasformò in un brutale fisting non inquadrato), probabilmente diventa ancora più traumatizzante per lo spettatore. Per inciso, durante la scena in questione, più volte l’Imperatore invita la vittima ad assistere ad occhi aperti, omaggiando apertamente la cura Ludovico di kubrickiana memoria.

Se la Mirren (nel film interpretava Cesonia) commentò sobriamente dopo le riprese di “un mix irresistibile di arte e genitali“, Rogert Ebert parlò di “vergognosa spazzatura“, stigmatizzandone la partecipazione di attori di grosso calibro. Il Malcom McDowell di Arancia Meccanica qui interpreta proprio Caligola, e la scelta sembra essere felicissima – fa sorridere che qualche movenza dell’imperatore decadente per eccellenza ricordi quella di Alex, soprattutto quando cerca falsamente di convincere chi teme (autorità o rivali al potere che siano) che la situazione sia sotto controllo. Non valgono a molto, poi, le autorevoli critiche che vennero mosse a Caligula, anzi lette oggi piuttosto fini a se stesse e (come spesso accade nel caso di film banditi assurdamente dal genere umano per scelta di uno o più censori: penso anche a Morituris) scritte o espresse in modo più brutale della violenza, esplicita quanto puramente catartica e kubrickiana, rappresentata nel film stesso.

Sarebbe quindi il caso di riprendere in mano l’uncut del film, che sono circa due ore e mezza di girato, e vederlo (possibilmente non in presenza di minori ed impressionabili vari) prima di emettere un giudizio. Tra le ulteriori curiosità, una sequenza pornografica girata da Guccione dovrebbe coinvolgere Anneka Di Lorenzo (modella mora di Penthouse ed indimenticabile infermiera in Vestito per uccidere); a quanto pare, la donna fece causa al produttore per molestie sessuali e per avergli rovinato la carriera. La conclusione della storia fu piuttosto beffarda, perchè la donna vinse la causa, ma non riuscì mai a recuperare i soldi del risarcimento (se non, racconta IMDB, per la quota simbolica di 4 dollari e 6 centesimi).

Sulle versioni di Caligula, poi, bisogna fare una breve digressione: sono numerosissime le versioni che circolano di questa pellicola. Wikipedia italiana ne conta sette, di cui quella di 156 min (uncut o integrale, del 1979, di cui pero’ circa 6 minuti sono stati girati da Guccione), ed una da 133 min (versione italiana, del 1984). Esistono almeno due versioni in cui le scene hardcore non sono presenti (che sono ovviamente più brevi), anche se in questo caso è improprio parlare di Director’s cut, visto che è il produttore ad aver preso il controllo della situazione (in modo anche piuttosto improprio, verrebbe da dire). Nel Regno Unito, poi, circolerebbe (secondo IMBD) una versione da 2 ore e 39 minuti con le scene hardcore sostituite da altre, che poi sarebbe diventata misteriosamente più corta nell’edizione successiva (1 ora e 42 minuti).

Contrariamente a varie voci circolanti sul web, poi, non esiste alcuna versione da più di tre ore: l’equivoco deriva da una durata indicata erroneamente nel programma del Cannes Trade Festival (da non confondersi con il Festival di Cannes che finisce ogni anno sotto i riflettori).

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09/03/2019