L’abominevole dottor Phibes (Robert Fuest, 1971)

Un assassino colpisce le proprie vittime, tutti medici, ispirandosi alle piaghe d’Egitto di biblica memoria: ne esce fuori uno dei più importanti horror inglesi di tutti i tempi.Capolavoro assoluto del genere, da cui molti dei migliori horror odierni hanno finito per saccheggiare o citare qualcosa: tra essi è obbligatorio menzionare The saw, Seven, Trauma di Argento e qualche suggestione di Lucio Fulci. La stessa idea di fondo è stata, del resto, sfruttatissima in varie trame cinematografiche (un uomo che vuole vendicarsi dei medici che, a suo dire, gli hanno ucciso una persona cara durante un’operazione). Phibes è un crudelissimo anti-eroe, una sorta di mad-scientist sulla falsariga de “Il fantasma dell’opera“, che ha deciso di diventare un essere malvagio poichè è convinto che lo staff di medici che hanno operato la moglie, cercando di salvarla dopo un tragico incidente, non abbiano fatto tutto quello che potevano per salvarla. L’amata donna muore, e Anton Phibes rimane completamente sfigurato, mentre gli viene diagnosticato che non potrà parlare più; così da un lato architetta un sofisticato sistema per riattivare le corde vocali, e dall’altro – memore dei propri studi in teologia – prepara una vendetta atroce ispirandosi alle piaghe d’Egitto. E cosa c’è di peggiore per lo spettatore che vedere una delle vittime vampirizzata da un gruppo di pipistrelli calati in camera da letto a notte inoltrata? Oppure preferite Phibes che libera delle locuste per far uccidere un’infermiera, sempre nel sonno, colpevole di trovarsi ad aver assistito i medici durante l’operazione?

L’abominevole dottor Phibes” è di una bellezza interpretativa e scenografica d’altri tempi, è un vero archetipo dell’horror e si guarda che è una bellezza: tra scenari nitidi e colori estremamente vivaci, che ricordano quelli che utilizzarono sia il Bava più gotico che l’Argento più horror. Vincent Price è sublime, un attore d’altri tempi, con una recitazione intensissima e teatrale, come del resto è improntato l’intero intreccio. Il bizzarro laboratorio del dottore, con tanto di orchestrina meccanizzata  (!) per il piacere del proprietario, conferisce poi un tocco surreale alla trama, che si mantiene sempre sui binari della lucida follia, anche – e forse soprattutto – nell’imprevedibile finale. Molto interessante poi il ruolo dell’assistente Vulnavia, un personaggio che aiuta attivamente la vendetta del dottore senza dire una parola per tutto il film, rimanendo così come donna misteriosa ed affascinante. Spassosi, nel frattempo, i siparietti nella stazione di polizia, con la solita coppia di agenti imbranati ed un capo scorbutico che minaccia di licenziarli di continuo. Perfetto anche il livello di paura e di quasi-splatter (vedi la piaga dei topi, dei pipistrelli o delle locuste) sempre molto english, come dicevamo, e senza dimenticare che molte scene hanno ispirato il cinema dell’orrore fino ad oggi: l’acido che viene versato su una vittima, anche se non viene mostrato, evoca molto da vicino lo sfiguramento nell’obitorio di un celebre film di Fulci, così come la chiave da recuperare dentro il corpo del figlio da parte dello stimato chirurgo non può che essere stata di ispirazione per Wan nel 2004. Assieme a: Nosferatu di Mornau, “Il gabinetto del dottor Caligari” e pochi altri film, “L’abominevole dottor Phibes” è un film dell’orrore storico che ha fornito una prova concreta dell’eleganza che un lavoro del genere può assumere, senza rinunciare nè a ironia nè a tensione.

Nove ti hanno uccisa e nove moriranno per ripagare la tua fine ingiusta. Nove volte, nove saranno le loro sofferenze. Nessuno di loro si salverà. Nove eternità per la tua