Le streghe di Salem (Rob Zombie, 2013)

Una DJ della cittadina di Salem riceve il disco de “I signori”, un inquietante vinile che presto la porterà al delirio… In breve. Dichiaratemente ispirato all’horror settantiano incentrato sul sovrannaturale, “The lords of Salem” è un film riuscito solo in parte: riesce a tenere viva l’attenzione dello spettatore (specialmente nelle deliranti scene allucinatorio-oniriche), ma possiede una trama davvero troppo scarna. Prevalentemente per i fan del regista e per pochissimi altri.

le-streghe-di-salem_coverDuole dover per forza elencare difetti di un lavoro di Rob Zombi, musicista di livello già in tempi non sospetti (vale la pena ascoltare almeno “La Sexorcisto Devil Music” e “Astro Creep 2000” dei suoi White Zombi per rendersene conto) oltre che regista di classe (La casa dei 1000 corpi) nonchè grande conoscitore del genere horror: eppure questo film non riesce, nonostante non mi sia proprio dispiaciuto, a convincermi del tutto. La storia, di per sè piuttosto promettente – una DJ che conduce un programma radiofonico su rock e metal, un disco “satanico”, un passato da tossicodipendente che possa giustificarne, almeno in parte, le visioni allucinatorie – poneva tutti i presupposti per un sano horror modello Tarantino-Rodriguez: eppure Zombi, con un budget ridotto all’osso ed un cast neanche malaccio (c’è anche Patricia Quinn, ovvero l’indimendicabile Magenta del Rocky Horror Picture Show), non fa decollare la storia. Cosa che ho osservato, peraltro, dimentica completamente l’ironia che caratterizzava parte delle sue precedenti opere, e lascia solo una enorme dose di grottesco, che pero’ assume una forma più di simbolismo incomprensibile oltre che, a dirla tutta, piuttosto gratuito e fuori bersaglio.

Zombi insomma mantiene toni seriosi da horror onirico settantiano (qualcuno ha citato Polanski in merito) e mostra una Heidi sola, sofferente e sensibile: proprio per questo, dunque, facilmente soggetta alla setta di witches-revival che la prenderà di mira. Una storia completamente a tinte fosche che, a ben vedere, possiede solo qualche minuto realmente intenso, per poi farsi consumare dagli stereotipi del genere senza entusiasmare più di tanto. Difficile quindi che possa rimanere impressa negli annali del b-movie, nonostante sia focalizzata su una storia ben radicata e nota negli Stati Uniti: forse anche per questo, da queste parti, non sarà facile coglierne determinati aspetti. Non voglio dire che si tratta di un pessimo film perchè sarebbe davvero ingiusto, ma è come se a “Le streghe di Salem“, neanche a dirlo, mancasse l’anima: provocano qualche sensazione positiva le citazioni (ad esempio i Velvet Underground usati per sottolineare certi momenti), l’industrial malato ed inquientante del disco dei Signori, l’interpretazione di buon livello della signora Moon-Zombie e qualche effetto artistico davvero notevole, ma manca innegabilmente qualcosa a livello di trama. Il film diluisce per questa unica ragione l’effetto ipnotico che dovrebbe invece sortire: magari è solo un fatto relativo, e in effetti non mi stupirebbe sapere che negli USA sia stato adorato e qui da noi (per non parlare dell’Italia, che davanti a opere del genere si riscopre intollerante e “il vero cinema era quello di una volta“) relativamente snobbato. Il vero problema non sono quindi, a mio avviso, le accuse alla chiesa (sai che novità), i caproni, i sabba, il nome satana ripetuto circa 900 volte oppure i cardinali-zombi (quel trucco è davvero inquientante, bisogna riconoscerlo), quanto la mancanza di unità narrativa, ovvero una storia che si racconta, al netto, in meno di venti secondi ed in cui, forse soprattutto, le visioni dell’ancora affascinante Sheri naufragano miseramente in una storia troppo essenziale e poco intrigante. Fossimo stati negli anni 70…

Rob Zombie sembra aver voluto realizzare questo low-budget essenziale – per quanto non privo di qualche interessante tocco artistico e art-house – con la finalità esclusiva di soddisfare se stesso e scandalizzare i noiosissimi “benpensanti”: e, in effetti, sembra esserci anche riuscito piuttosto bene. Un coro alla “macheccefrega“, pero’, resta in agguato, più cinico del vuoto nichilismo che sottende l’intero film: non bastano tre streghe, qualche visione sgradevole e/o “demoniaca” e qualche blasfema allucinazione (anche se quella finale, con la Moon versione “beatificata”, probabilmente non è troppo male) a fare un buon horror. Post scriptum: perchè “The lords of Salem” è diventato “LE STREGHE” di Salem  nella versione italiana? Ad maiora.